psychelectronica. I Chemical Brothers ci riprovano a 3 anni di distanza da We Are The Night, che nonostante la presenza di qualche ottimo pezzo si è col tempo rivelato un altro punto basso nella carriera del duo, anche agli occhi dei fan più fedeli. Con Further, invece, il binomio di Manchester fa nuovamente centro, consegnandoci un disco degno del loro migliore passato e allo stesso tempo di svolta stilistica, in direzione psichedelia. Apre le danze “Snow”: inizio in sordina, aria rarefatta, il brano prende corpo dopo qualche minuto tra il sapore di indietronica e con una leggera influenza shoegaze. Ed è già ora di allacciare le cinture: “Escape Velocity” è un viaggio di 12 minuti, tra reminiscenze
krautrock e dei primi Kraftwerk; ma qui, piuttosto che procedere comodi sull’
autobahn osservando un piacevole paesaggio, ci sembra di trovarci su di un treno futuristico, con propulsione costante e sostenuta, dal quale osserviamo, con la coscienza un po’ confusa, scenari dai colori elettrici. Seguono la coinvolgente “Another World” (che pare quasi una versione 2010 di “Star Guitar”) e “Dissolve”, dallo spiccato gusto rock, che i
Bros. hanno più volte dimostrato di avere. "Horse Power" è più che un semplice sguardo indietro verso il periodo
big beat: il ritmo è serrato, i synth irresistibili come solo loro te li sanno dare, e un nitrito identifica fin dai primi secondi l’unico brano squisitamente tamarro dell’album. Impossibile, ovunque vi troviate, non avere l’impulso di alzarsi e ballare. Con “Swoon” ritorna quell’atmosfera che sa lontanamente di shoegaze: un semplice riff, l’atmosfera solare, ed una melodia di cui ci si innamora facilmente. Passato l’
electrorock rilassante e vagamente estivo di “K+D+B”, l’album si chiude con “Wonders of the Deep”. Dopo una lunga introduzione, si sfocia in una sorta di
stargazing, che riporta alla memoria brani come “The Private Psychedelic Reel” e “The Sunshine Underground”. Further è un lavoro al passo coi tempi, che restituisce ai Chemical Brothers tutta l’autorevolezza guadagnata nei Novanta nel panorama electro/dance, oltre a confermarne l'assoluta supremazia nella qualità di produzione; probabilmente, siamo di fronte al loro miglior lavoro dai tempi di Surrender. Perciò, preparatevi ad alzare il volume e a ballare: i
fratellini chimici sono tornati.
80/100