deep house, trance dance. Il terzo album di Caribou, per gli appassionati noto precedentemente come Manitoba, per parenti e amici più cari semplicemente Dan Snaith, si chiama Swim ed esce in questi giorni per la City Slan, la stessa etichetta che aveva curato la pubblicazione del pop psichedelico di Andorra, il precedente lavoro datato 2007. Proprio da quelle sensazioni colorate si riparte, per tornare fino a Start Breaking My Heart, primo frutto di un percorso artistico in cui la commistione fra electronica e gusto pop è stata davvero il motivo dominante. Ecco allora che la psichedelia si fa danza alternativa con effetto trance e mutant, tanto che ti trovi a nuotare nel flusso ipnagogico con o senza il tuo stesso consenso, magari immaginando di esserti scatenato sul dancefloor di un club sulle sponde del Mar Nero ("Odessa"), oppure nel metropolitano Fabric di Londra, appena prima che cominci un set di Juan MacLean ("Leave House") o di quel flippato di Weatherall, sempre punto di riferimento quando ci si corrompe con ritmi del genere. Quando poi compaiono l'arcade industrial di "Found Out" e l'electronica ipnotica di "Hannibal" - che pezzo stratosferico! - il quadro si fa più colorato di un Braque o di un Marc. Nelle idee di Caribou diventa fondamentale lasciarsi andare: non importa chi ti osserva e al bando anche la buona reputazione. Qui si balla sul serio, si scende in pista mentre magari fai tutt'altro, girovagando con la mente, come una terapia in risposta ad una giornata da bravi professionisti inseriti nel sistema. L'errore più grave sarebbe dunque considerare questo un disco da ascoltare avendo l'accortezza di spalmarsi prima una crema solare, o settato al punto giusto per lo sballo e poco più. Intendiamoci, in Swim le pasticche ci sono, i francobolli pure: Snaith non ne fa mistero. Ma l'impressione è quella di una collezione di motivetti pop ben pensati e ben arrangiati in chiave house (e non solo), capaci di raccogliere sia il consenso di chi pur cresciuto non si arrende all'amara coscienza, sia di chi ancor lontano dalle responsabilità, ha imparato a campare - suo malgrado e beneficio - prima dei coetanei. Non resta che scuotere la testa al ritmo dei rintocchi di "Bowls", per svegliarsi, o forse per riuscire a non capirci più niente per un po', finalmente.