Scritto da F.dV.
Titolo: A Sufi and a Killer Autore: Gonjasufi Anno: 2010 Elemento:

electronica-pop-psychedelia. Gonjasufi si piace, molto. In particolare adora la propria voce, tanto da costruire su questa tutto il suo disco d’esordio. I diciannove brani di A Sufi and a Killer, escluso il pezzo strumentale introduttivo, sono dei magnifici e rapidissimi cambi d’abito improntati all’esaltazione dell’eclettismo e del carattere marcato della voce dell’autore. Dai divertissement dal gusto retrò di “Sheep” alle sperimentazioni pop di “Holydays”, il disco presenta una sequenza esaltante di quadri in cui sono raccolte idee, invenzioni e trucchi che basterebbero per farne tre di dischi. Un lavoro tanto forzatamente frammentato da sembrare omogeneo, una volta riconosciuto il volto nascosto dietro ogni diversa interpretazione. In Gonjasufi è facile riconoscere l’approccio di casa Warp, sua attuale etichetta. Il dare illimitato spazio alla sperimentazione, la ricerca del raffinato e del controcorrente, del diverso. Si può ad esempio riconoscere in A Sufi and A Killer l’euforia compositiva dei Gang Gang Dance, la cultura del suono del Focus Group, l’approccio avanguardista di Flying Lotus. È proprio a quest’ultimo ad essere più facilmente accostabile alla figura di Gonja Sufi. “Ancestors”, frutto della collaborazione fra i due, è un'autentica gemma, un piccolo assaggio di cosa Flying Lotus ci offrirà più avanti quest’anno e ripetizione del miracolo simbiotico già avvenuto in "Testament", uno dei migliori brani di Los Angeles. Gonjasufi si piace molto si diceva. E fa molto molto bene.

70/100
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