Titolo: A Mutual Antipathy
Autore: Scuba
Anno: 2008
Elemento:

Spesso per capire un album è importante vederlo con gli occhi del futuro, ovvero attraverso le note di ciò che lo segue. Ed è proprio ciò che accade per A Mutual Antipathy, gioiello di Paul Rose, aka Scuba, dopo l'uscita del 12" Klinik / Hundreds & Thousands per la sua Hotflush, un'uscita che ritrae con grande sintesi il percorso musicale intrapreso dal produttore inglese con e dopo l'exploit mediatico, comunque underground, del suo primo LP. Le linee guida sono quelle di una dubstep contaminata e aperta ad influenze vaste, dalla techno all'elettronica meno agitata, d'angolo e d'atmosfera, anche se le venature e certi crescendo rivelano un gusto a volte anche più progressive del lecito, se di lecito si può parlare in un mondo in costante mutazione. Canzoni come "Hard Boiled" esprimono tutto il compromesso fra una ritmica dub e una sequenza di synth più classicamente electro, per non dire ai limiti con certe soluzioni più mainstream e popolari; "Tell Her", invece, nasce scura, metropolitana come la vera dubstep, per poi salire senza scoppiare mai in una bolla senza identità, sempre in bilico fra tensioni dark e richiami ad un'idea più Warp di spazio musicale. "Ruptured" arriva a spezzare l'incedere monolitico dell'album con il suo basso più deciso e diritto, senza che l'ascoltatore subisca, tuttavia, uno shock che questo disco pare rifuggire nascondendosi fra le braccia salde di un tappeto di synth sempre e comunque presente e leader indiscusso. Le tracce proseguono fino a "Stolen", anch'essa con un incedere compatto ed alienante, come le canzoni che la precedono, mentre "Poppies" già saltella maggiormente, con degli sbalzi d'umore sonori che danno aria al disco nel momento giusto, ad un passo dal soffocamento. In chiusura, "From Within" ci consegna a "Suck", un epilogo più aperto e variato che conduce l'ascolto al termine della notte. La progressione ci fa uscire all'aria aperta, dopo un viaggio soffocante nei miasmi dell'oscuro, forse non diversi, ma senza dubbio colmi di qualcosa, una reciproca antipatia, che altro non è che un prodromo d'amore.