
Tra i primi ripescaggi del lungo 2009, ecco sopraggiungere i Neon Indian di Alan Palomo, figlio d'arte (se così si può dire) e già protagonista (no, così non si può dire) con il progetto Vega. Più che firmata Kandinskij, la copertina sembre essere a metà tra l'altro
blaue reiter Franz Marc e il raggismo di casa Larionov, per un impasto di colori che tutto sommato risulta icastico della musica contenuta in Psychic Chasms, il miglior disco di glitch pop degli ultimi tempi. Unito alla videografa americana Alicia Scardetta, Palomo riesce a creare un immaginario sonoro in cui il protagonista assoluto è il colore, in costante trasformazione a seconda dei suoni tirati fuori da sintetizzatori ormai vintage, eppure sempre capaci di architettare buone melodie dance-pop. Non è certo la prima opera ad esprimere una simmetria fra colori e note musicali. Si pensi al Prometeo di Aleksandr Skrjabin che riusciva a combinare sinesteticamente le diverse arti mediante l’utilizzo di un
clavier à lumiere, un embrionale strumento multimediale attraverso il quale, digitando un tasto ed emettendo un determinato suono ad esso relativo, veniva contemporaneamente proiettata una luce colorata. Allo stesso modo però, quello di Psychic Chasms pare come un altro esperimento di
udito colorato, dominato da un'atmosfera che solo vagamente dovrebbe ricordare la neo-psichedelia di Animal Collective e compagnia bella e meno bella: una non-rivoluzione concepita nel nome dell'astrattismo, o una gran farsa messa in scena per stupire con finta nostalgia il sempre più
abboccone pubblico indie? Forse nessuna delle due cose. Si può scegliere di rimanere impassibili al retroguardismo che punta dritto agli Eighties, o di lasciarsi trasportare dagli fx da Sega Master System II di pezzi come "Should Have Taken an Acid With You", disdegnare o perdersi tra le forme che via via queste canzoncine lo-fi portano alla ribalta, in un flusso sempre in evoluzione, il cui significato pare dipendere dalla tonalità e dall'accostamento dell'ultimo suono a quello precedente, per una presunta rinascita della canzone con il solo mezzo delle sue leggi esclusive. Allora provi a ballare "Ephemeral Artery" e "6669 (I Don't Know If You Know)", fischietti al ritmo della
titletrack, ordini un caiprioska in "Deadbeat Summer", mentre continui a fare cenno di
sì con il capo. Ma alla fine, cos'è che ha combinato questo Palomo? Niente, al mercatino dell'usato ha trovato un paio di vecchi sintetizzatori, ci ha rovesciato sopra un arcobaleno in vernice liquida e ha iniziato a suonarci, imbrattandosi, mentre la compare riprendeva il tutto, spargendo per la sala prove tante bolle di sapone. Loro si sono divertiti, voi potete fare lo stesso.