Scritto da D.S.
Titolo: 5: Five Years of Hyperdub Autori: Vari Anno: 2009 Elemento: alt

altIn attesa dello speciale dedicato alla dubstep in preparazione in questi giorni dalla redazione, ecco un modo intelligente per continuare a curiosare in questo mondo notturno e metropolitano, di cui ormai alcuni dei protagonisti dovreste aver imparato a conoscere. L'occasione è il festeggiamento del primo lustro della Hyperdub, l'etichetta di riferimento per tutto il genere, che pubblica i dischi di molti di quelli che di fatto sono i maggiori nomi della scena, vale a dire Kode9, Burial, Martyn, Flying Lotus, Zomby, Darkstar. Alcune delle tracce sono assolutamente inedite, altre sono già comparse in precedenti pubblicazioni firmate dalla label, come nel caso di due dei tre pezzi dell'ormai classico contemporaneo Burial. La terza, "Fostercare", è una delle canzoni più belle di questo ricchissimo 2009, ça va sans dire. Fra i 32 brani c'è l'anima della Londra di oggi, vero meltin' pot di razze e culture, e quindi di voci e suoni: è da questo spirito che è nato uno stile simile e una raccolta come 5: Five Years of Hyperdub non sorprende più di tanto se si pensa all'elevato standard qualitativo delle produzioni della specie, non ancora troppo sovraffollata da risultare anonimo cliché. Semplice eppur sempre godibile a tratti (si pensi a "Dance Balls" di Flying Lotus), destrutturata e irriconoscibile in altri, la dubstep sembra essere sottoposta ad un esperimento storico-scientifico da parte degli artisti della Hyperdub, che ne raccontano i primi passi, il presente e i possibili sviluppi futuri. Non c'è alcun pezzo firmato Dusk + Blackdown per ovvie ragioni, ma in tracce dal sentore orientaleggiante come quelle di Black Chow che propongono "Purple Smoke", o in “Bleeps from Outer Space” di Quarta330, c'è davvero molto del concetto dietro al capolavoro Margins Music. Splendido poi il gioco in "You Don't Know What Love Is" da parte di 2000F & JKamata, sicuramente nella top3 di questa compilation che non propone soltanto musica rigidamente dubstep, ma anzi circumnaviga il genere colpendolo ripetutamente, facendolo a pezzi e ricomponendolo a piacimento, come fosse uno specchio infranto di cui si vogliono rimettere insieme i cocci per riottenere l'immagine che esso rifletteva inizialmente, a mo' di cubismo analitico quindi. Dopo la recente celebrazione di Fred Perry, tocca a Kode9 e The Spaceape omaggiare gli Specials di Terry Hall, per una cover stravoltissima della celeberrima "Ghost Town" della band di Coventry. Anche quando volontariamente sconclusionata, la dubstep non cessa di essere tale, e anzi ingloba esperienze pregresse per farle proprie, come per esempio in "Weekend Fly" di Cooly G, che riporta alla luce frammenti di jungle dalla seconda metà degli ormai lontanissimi Novanta. Difficile far rientrare nel genere una "Tarantula" di Zomby, ma nello scorrere della musica ci sta benissimo e non ce la sentiamo davvero di fare la parte degli integralisti. In definitiva ci troviamo di fronte ad una collezione di tracce che ben fotografa lo status attuale della scena che l'etichetta si propone di rappresentare, ricordando con fedeltà quanto avvenuto sin dagli esordi, con uno sguardo fiero rivolto al futuro. Irrinunciabile per gli amanti del genere, forse fuorviante per chi invece ci si sta avvicinando solo ora. A questi ultimi, mentre succede tutto questo, lasciamo ancora sperare nei Massive Attack. Buonanotte.


82/100

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