Scritto da Gi.C.
Titolo: Unbalance Autore: 2562 Anno: 2009 Elemento:

Dopo l'ottimo esordio dell'anno scorso, Aerial, ancora una volta su Tectonic, Dave Huismans torna con il suo mostro sonoro 2562. E lo fa con grande stile. Facendo maturare il lavoro già svolto sul disco precedente, dando più valore alla cura dei particolari, ascoltando più attentamente la profondità dei bassi e spingendo ancora di più sul groove, Unbalance si presenta sulle scene come una delle opere elettroniche più interessanti dell'anno. Tuttavia sarà importante chiarirsi subito e dire che l'ascolto non sarà impresa facile per tutti, perché comunque parlato in una lingua digitale che non permette un accesso confortevole ad ogni ascoltatore, ma, piuttosto, a quei fruitori che riescono ad apprezzare il momento dell'ascolto in cuffia come proiezione intima di una danza che si svolge all'esterno, sulle note stesse che vengono riprodotte. Proprio fin dall'apertura, con la doppietta "Flashback"-"Lost", si capisce la direzione artistica del produttore olandese, che in questa release spinge più sull'aspetto dustep del suono elettronico, forse suonando leggermente più inglese rispetto al disco d'esordio: una traccia (enorme) come "Dinosaur" sembra proprio confermare questa apertura più marcata alla dubstep, con la centralità della ritmica rotta e di certi bassi che difficilmente vi faranno stare fermi durante l'ascolto; a seguire, la titletrack perde quell'uniformità appena plasmata per spalmarsi su coordinate più ibride, all'incrocio fra techno ed elettronica più statica. Le lunghe tracce procedono lasciando la loro orma con le loro istanze spesso più technoidi che dub, almeno fino a "Narita", dove ad un uso più inglese del basso risponde quasi una testardaggine musicale più americana, non soltanto nei suoni ma anche a livello strutturale. "Love in Outer Space", che vive di vita propria anche in un 12" introduttivo all'album, risuona veramente lo spazio, ma in modo intelligente, rendendolo più umano, senza aspirazioni orbitali al di là dell'atmosfera di una danza soffusa e senza gli eccessi dovuti ad un horror vacui già assaggiati, per esempio, nell'ultimo Boxcutter.
"Escape Velocity" chiude un disco che veloce non fugge, ma che dura nella bellezza di un ascolto sincero, mentre una pioggia di bassi ricopre l'ascoltatore e, magari, lo spinge verso quel passo non bilanciato che questo Unbalance ancora una volta sembra prendere come metro, di misura e del suo successo.

80/100

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