Scritto da Gi.C.

Titolo: Yesterday & Today Autore: The Field Anno: 2009 Elemento:


A
xel Willner, conosciuto dai più come The Field (anche se poi non da così tanti...), ritorna sulle scene con Yesterday & Today, dopo due anni di silenzio dal precedente capolavoro From here we go Sublime, due anni passati a suonare nei clubs, a remixare Thom Yorke e altre amenità svedesi. In un'annata come questa, va subito detto e sottolineato, far uscire un nuovo disco è una vera e propria arma a doppio taglio vista la portata qualitativa di parecchie uscite, elettroniche o meno, di questa fine di Millennio. Avendo come target un pubblico musicalmente intellettuale, a metà fra i minimalomani e gli ascoltatori più o meno occasionali di elettronica di qualità (gli stessi che possono avere apprezzato o no l'ultimo dei Royksopp, ma anche Harmonic 313 o, un passo più distante, le evoluzioni degli Animal Collective targate 2009), per il dj-produttore nordico la sfida non è affatto facile.

Cerchiamo ora di capire se è stata vinta o meno.
Figlio di quella scena elettronica marcatamente nordica (Trentemoller, per fare un nome), The Field si presenta al suo secondo disco con una pesante eredità: il suo disco d'esordio.Celebrato come uno dei dischi elettronici più significativi del 2007, e giustamente, l'opera prima dell'artista svedese aveva mostrato tutte le caratteristiche peculiari e, come direbbe Gadda, "le immediate reazioni psichiche e fisiognomiche" del proprio autore e del proprio fruitore-tipo, esprimendo in un disco tanto un nuovo modus operandi quanto la sua massima realizzazione, in una sintesi di elementi (nuovo approccio/disponibilità di ascoltatori) che sembrava quasi non lasciare altro spazio ad un´ulteriore sviluppo della stessa caratura. La pars destruens (la frammentazione di canzoni di vario tipo, fra le quali spicca, per stravaganza, un brano di Lionel Ritchie) e la pars construens (l'isolamento di un sample e la ciclica ripresa/loop di quegli stessi frammenti a creare, per combinazione, nuove entitá sonore), insomma, e il processo sintetico che li esprimeva in FHWGS, sembravano realmente avere detto tutto a bocca appena aperta.
Invece, anno 2009, Alex Willner torna e si reinventa, pur non tradendo la primaria ispirazione, ma, piuttosto, arricchendola con elementi di variazione e alleggerimento, sempre che si possa parlare di leggerezza in un contesto che forse solo sul livello della scelta dei suoni applica il criterio della levitas; la collaborazione con John Stanier, batterista dei Battles, per esempio, porta una nuova freschezza all'idea compositiva originaria, generando un organismo sonoro che acquista una dinamica umana pur entro i limiti severi di una regolaritá elettronica forte; parimenti, "Everybody's Got to Learn Sometime", cover della band british pop The Korgis, ripresa vent'anni dopo anche da Beck per la colonna sonora di Eternal Sunshine of a Spotless Mind di Gondry, seconda canzone del disco, ci mostra un approccio distruttivo-ricombinativo che sembra rilassarsi e ammorbidire il vortice dinamico per raggiungere un'espressività diversa, particolarmenete elegante e aerea, dove, nella parte finale del brano, suoni velati e fiacchi congiungono perfettamente la seconda traccia alla terza, "Leave It", tipicamente fieldiana, diremmo, nel suo incedere diritto e progressive.
Le altre canzoni, per un totale di 6 composizioni, mediamente di consistente durata, sviluppano il discorso del dj-produttore svedese entro i limiti di una naturale evoluzione compositiva, dove ad elementi di conservazione si mischiano, come nella title-track, campionamenti vocali brevi e ipnotici, simili, fra l'altro, ai vocalizzi di Elif Biçer sul LP di Ben Klock, sempre targato 2009, One.
La lunga canzone conclusiva, con i suoi quindici minuti di durata, chiude un disco che ci consegna un artista ormai ben saldo sulle proprie coordinate espressive, ben conscio del suo trademark artistico e, ancor più importante, aperto ad una crescita evolutiva che, benché non su un orizzonte di rottura netta, sembra leggitimarci a sperare in una lunga strada musicale per questo nuovo fenomeno scandinavo, nell'anno in cui i Royksopp, per lo meno con Junior, hanno fatto il mezzo passo falso e nell´attesa che quel maestro vicino di casa di Trentemoller si risvegli da un letargo che sta iniziando a diventare fin troppo lungo.
Non fatevi scappare, quindi, Yesterday & Today, un disco che sicuramente rimarrà nella cronistoria musicale di questo epilogo di Millennio.


75/100

 

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