Concerti, ristampe e contest. L'enorme occasione di Warp20.
G
uardare indietro e pensare per bene a ciò che si è fatto è una delle inevitabili costanti di ogni compleanno, la dolceamara tradizione di tutte le cerimonie. Ci si autocelebra o ci si affossa, ma prima o poi, anche inconsciamente, si rende il bilancio della propria esistenza.

Warp20, il ventesimo anno di vita della storica etichetta inglese, è senza dubbio l’occasione migliore per rivedere i passaggi che ne hanno fatto uno dei punti di riferimento per quasi ogni tipo di musica elettronica e non solo, un modo per completare il quadro di un ambiente costruito con enorme gusto, capace di spaziare fra scene definibili di nicchia ma allo stesso tempo distinguibili in quanto dotate di una matrice sincera e splendidamente pensata.
Quella che potrebbe essere freddamente chiamata la “fetta di mercato” scelta dall’etichetta, è una delle più pericolose, spesso molto vicina all’utopia artistica della musica puramente concettuale. Questo è stata la Warp ai suoi inizi. La produzione techno, IDM e ambient dei primi anni, LFO, Aphex Twin, Richie Hawtin e la serie dell’Artificial Intelligence è senza dubbio un passaggio fondante di tutta la produzione successiva del settore; è così che la Warp da orpello isolato del genere elettronica è divenuta la sorta di fratello maggiore di chiunque da li in poi si fosse arrischiato ad affacciarsi in quell’ambiente. Pezzo per pezzo l’etichetta di Sheffield ha guadagnato l’enorme credibilità che oggi, a venti anni dalla sua fondazione, ancora conserva. Pezzi come lo splendido Incunabula, uno dei primissimi successi della casa inglese, pietra miliare del genere ambient sempre vicino all’IDM, disco coraggioso ma al tempo stesso pensato e realizzato da Autechre con una classe che tutt’ora stupisce e ridimensiona uscite più recenti, un solenne e solidissimo manifesto, il tappeto sonoro e concettuale su cui in molti hanno ricamato negli anni successivi.

L’aver scoperto singole personalità capaci di incantare per talento e inventiva è senza dubbio il merito maggiore della Warp, penso a Richard D. James, straordinario interprete, presumibilmente genio, di ormai ampiamente dimostrate capacità camaleontiche, perfettamente a suo agio alle prese con la techno acida o l’ambient più soffusa, fino ad arrivare alla semplice elettronica improntata sul suono e l’estrosità, lato che chi scrive ammira più di ogni altro. Per citarne i lavori più significativi non si può non menzionare Selected Ambient Works Volume II e drukqs, due autentici sussidiari della musica elettronica.
Fra gli artisti che con gli anni hanno preso parte al progetto della Warp, Prefuse 73 è senza dubbio uno dei più interessanti; da sempre alle prese con invenzioni pop costruite a partire da frenetiche campionature. Strutture difficili, contorte ma sempre brillanti, sensate in quanto sostenute dal senso melodico di Herren, ormai infallibile marchio di fabbrica di ogni sua produzione. Con gli anni il tocco di Prefuse 73 si è però progressivamente annacquato, ha perso la brillantezza che in One World Extinguisher è perfettamente fotografata. Molto vicino a questo stile e sicuramente degno di menzione è Jackson & His Computer Band, il cui ultimo ed unico lavoro, Smash (2005) è da considerare fra le uscite più interessanti degli ultimi anni.
Senza dubbio fra le migliori scoperte della nella seconda metà degli anni Novanta, quelle di Squarepusher sono quelle che più di ogni altra hanno attratto nuovamente l’attenzione sull’etichetta; il suo personalissimo modo di fondere le sue enormi capacità tecniche di bassista con giochi elettronici perfettamente arrangiati sulle trame intricate con cui ha costruito il suo singolarissimo suono, ha fatto di Feed Me Weird Things e Go! Plastic altri due rilevantissimi tasselli nella storia della Warp. Il suo essere volutamente scaduto nel manierismo fine a se stesso, ha raffreddato però di molto negli ultimi anni le aspettative nei suoi confronti.
Altra firma di cui l’etichetta inglese può andare sicuramente fiera sono i Battles, vulcanico supergruppo che si avvale della partecipazione di Johm Stainer, Ian Williams e Tyonday Braxton, impegnato a reinventare in chiave elettronica uno dei generi più complessi, ostici e affascinanti fra quelli esistenti, il rock matematico. L'EP B/C del 2006 è sicuramente il pezzo pregiato della loro discografia, misto di istinto, tecnica e inventiva sbalorditivi. Altrettanto purtroppo non si può dire dell'esordio in LP, Mirrored infatti delude in quanto introduce nuovi e troppo invadenti ingredienti alla già ricca ricetta saggiata l'anno precedente.
Warp oggi non è solo elettronica; in particolare sono due le formazioni presenti fra gli artisti ivi accasati che rompono con la tradizione; parlo di Grizzly Bear e Gravenhurst. I primi in particolare meritano l'enorme attenzione che d'altra parte hanno ampiamente conquistato. La band americana ha all'attivo due ottimi dischi, Yellow House e Veckatimest e sono senza dubbio fra i migliori intepreti dell'indie-folk americano, imperniato in primis su melodie studiatissime e arrangiamenti che guardano al passato senza mai scivolare nel revival banale.
L'ennesima evoluzione e rinascita della Warp è del 2008. Grazie alle scoperte di Flying Lotus e Gang Gang Dance infatti, è riuscita a riscrivere come in passato le regole di un certo tipo di approccio alla musica elettronica, coniugando anche questa volta coraggio e ottimo riscontro di pubblico e critica; Los Angeles e Saint Dymphna pur essendo innegabilmente opere difficili, a tratti stravaganti e sregolate, sono presenti infatti in buona parte delle temutissime classifiche di fine anno delle maggiori riviste del settore e non solo. Sempre dello scorso anno è l'esordio dei Pivot, interessante miscela di math e ruvidezze elettroniche.
Se si volesse trovare un filo conduttore che definisca fini e peculiarità dalle uscite targate Warp, si dovrebbe pensare alla filosofia sottesa a ciascuna delle opere pubblicate e degli artisti sbocciati per mezzo della casa di Sheffield. La Warp da questo punto di vista è sinonimo di innovazione, coraggio ma anche intelligenza, un avamposto attivo, critico e autocritico in quanto capace di mutare nel corso degli anni. La Warp è intelligenza.
