Titolo: Lovers Do
Autore: Bruno Pronsato
Anno: 2011
Elemento:
post techno. Sicuramente non il primo, certamente tra i migliori. Se l'idea di post rock teorizzata da Reynolds (ovvero l'utilizzo della strumentazione rock con fini diversi da quella tipici del genere) potesse essere traslata sana e salva in ambito techno, allora potrebbe essere applicata ad un certo modo di fare musica elettronica con strumentazioni varie ed eventuali tipiche della techno, ma con fini assai differenti. Lovers Do, così come Why Can't We Be Like Us, sarebbe la definizione, l'antonomasia. Uno splendido album in cui i due poli diametralmente opposti tipici del genere (progressive - funzionalismo) si annullano. Certo, ci sono momenti di sperimentazione ("Trio-Out") tanto quanto di spiccata efficacia, seppur non fine a se stessa, ("Feel Right") ma il confine non è netto, tanto da essere privo di senso: l'estro, il percorso di ricerca e di cesellatura del suono è sempre accompagnato da ritmi regolari e regolarmente ballabili e che, assieme ad alcuni richiami melodici, risultano riconoscibili, decodificabili da un qualsiasi ascoltatore-tipo come facenti parte della galassia techno, minimale e non ("Wintermusic for Summer"), con qualche intertestualità house, à la Theo Parrish di Parallel Dimensions; d'altra parte sono totalmente assenti quelle dinamiche di catarsi e/o di climax necessarie ad una fruizione spensierata, dedicata alla sola danza o alla celebrazione del sabbath sera. Le tracce sono molto lunghe e le melodie ripetute ma poco memorizzabili, splendide ma defilate, a volte sussurrate, altre scomposte o con qualche stonatura a rendere l'insieme estremamente interessante. La opener "Lovers Don't" racchiude tutto questo. Dodici minuti di melodie anagrammate, tangibili ma non decifrabili all'istante, malinconiche e allo stesso tempo sensuali, ballabili eppure straordinariamente sottili, volatili. Un amante perfetto.
81/100
Bruno su
Myspace
di Denis Bosonetto