Scritto da D.B.
Titolo: A Little More Than Everything Autore: Arthur Oskan Anno: 2011 Elemento: alt
alttechno. In occasione di questo esordio su grande formato, Arthur Oskan si fa (ri)scoprire. Da Toronto, già negli anni '90 ha stuzzicato i palati fini di grandi dj e producer da tutto il mondo grazie a un gusto raffinato per l'equilibrio e per la melodia, oltre che a una solida e vasta cultura musicale i cui punti focali (tutt'altro che esclusivi) sono la musica techno americana e le varie declinazioni industrial. A Little More Than Everything è un po' il distillato di questa cultura, la prova provata. Panorami ambient malinconici e piccole stanze chiuse gradualmente, purosangue da dancefloor, è vero, ma anche qualche prova d'intimità sonora, descrizioni minuziose e minimalità dal cazzotto facile. Ciò che stupisce maggiormente, tuttavia, è il bilanciamento perfetto del disco. Per Gombrich l'arte ha come caratteristica trasversale di esse come dovrebbe essere. Nulla è fuori posto, il dettaglio insignificante o invisibile allo sguardo distratto è perfettamente contemplato dall'artista come parte essenziale di un equilibrio instabile. Equilibrio che, attenzione, non ha come corrispettivo diretto la simmetria. Il disco è un entusiasmante viaggio non sempre confortevole (molti sono i momenti di oscurità totale e un po' inquietante) in cui le canzoni subiscono delle mutazioni che sembrano prodigi, tipicamente da bassi minacciosi ad aperture melodiche e da qui a una sintesi dei due: "Morning Calling", l'inizialmente cattivissima "Tracksuit", la splendida "Fat Mobile". È quest'ultima ad essere l'esempio più riuscito di quest'estetica della liberazione dal male, dell'esorcismo: l'attacco ha una carica potentissima e un'energia potenziale devastante, ma proprio quando si percepisce che sulla cima del climax ci sarà ad aspettarci un panorama di picchi aguzzi e battiti senza freni, arriva una melodia che è davvero un balsamo e il senso è davvero quello dell'uscita da una conca arida, da un sentiero pericoloso. Un'esplosione positiva, quindi, che trasforma tutto. Anche il finale rispecchia questo coefficiente angolare positivo: la techno rimane forte come sostegno ad un suono di sintetizzatori quasi trance, ma più semplicemente ambient. "Moodswing", ultima prima del silenzio, è malinconica e bellissima, forse la prova migliore di quanto gusto abbia Arthur Oskan. Da ballare soli o, fermi, per farsi travolgere.


80/100

Arthur Oskan

di Denis Bosonetto 

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