Scritto da D.B.
Titolo: The Dissolve Autore: Boxcutter Anno: 2011 Elemento:

balearic funkstep disco.[/i] Non ci si può immergere due volte nello stesso fiume. Nato musicalmente in confini piuttosto certi, più propriamente dubstep, Boxcutter li ha da subito scavalcati. Seguendo l'offuscamento semantico di un'etichetta messa a posteriori, ha anch'egli proseguito nel suo personale percorso di piccole sperimentazioni nell'ambito più ampio dell'UK hardcore continuum. Ad ogni modo, i cambiamenti non sono mai stati degli sconvolgimenti, fino ad ora. Con The Dissolve, invece, un capovolgimento (a metà, come vedremo). Bassi bpm non troppo aggressivi, qualche eco 8-bit molto alla moda, ma soprattutto il carattere tipico delle produzioni degli anni '90, sexy e giocosamente funk. Un'attitudine mostrata con spavalderia fin dalla prima canzone arrivando addirittura alla strafottenza del basso slappato di "Zabriskie Disco". Purtroppo il suono grossolano dà la sensazione di ascoltare un parvenu della scena, un dilettante allo sbaraglio funk. Ipotesi alimentata, poi, dal fatto che nemmeno Boxcutter sembra molto sicuro della strada intrapresa. L'album è infatti diviso in tre parti tra loro inconciliabili. La dissolvenza di cui l'album si fa titolo in realtà esiste solo nelle quattro canzoni della parte centrale, che vanno da "Cold War" (un pasticcio 8-bit forse ispirato da Ikonika ma decisamente dimenticabile) al suono electro, quasi balearic di "Passerby", "TV Troubles" e la titletrack, piuttosto piacevoli e decisamente interessanti. È qui che si esplica l'estetica che soggiace al titolo dell'album, un rimando all'espediente filmico della dissolvenza: ogni suono persiste nella sua eco e a ogni passaggio si avvicina al silenzio così come l'immagine vira verso il nero. Oltre la soglia di queste sonorità si ritorna alla consistenza, un fade in dopo il fade out. "Moon Pupils" inaugura la terza parte del disco, post dubstep, melodica ma dal sostrato violentemente fisico. "Factory Setting" si abbatte crudele. È questa la parte migliore di The Dissolve, che predilige la concretezza alla sperimentazione e che tira su le sorti del disco nella sua interezza. Il che sottolinea come, a volte, è meglio entrare lentamente nel fiume del cambiamento piuttosto che tuffarvisi a capofitto. 6.5/10 (D.B.)[/spoiler]
balearic funkstep disco. Non ci si può immergere due volte nello stesso fiume. Nato musicalmente in confini piuttosto certi, più propriamente dubstep, Boxcutter li ha da subito scavalcati. Seguendo l'offuscamento semantico di un'etichetta messa a posteriori, ha anch'egli proseguito nel suo personale percorso di piccole sperimentazioni nell'ambito più ampio dell'UK hardcore continuum. Ad ogni modo, i cambiamenti non sono mai stati degli sconvolgimenti, fino ad ora. Con The Dissolve, invece, un capovolgimento (a metà, come vedremo). Bassi bpm non troppo aggressivi, qualche eco 8-bit molto alla moda, ma soprattutto il carattere tipico delle produzioni degli anni '90, sexy e giocosamente funk. Un'attitudine mostrata con spavalderia fin dalla prima canzone arrivando addirittura alla strafottenza del basso slappato di "Zabriskie Disco". Purtroppo il suono grossolano dà la sensazione di ascoltare un parvenu della scena, un dilettante allo sbaraglio funk. Ipotesi alimentata, poi, dal fatto che nemmeno Boxcutter sembra molto sicuro della strada intrapresa. L'album è infatti diviso in tre parti tra loro inconciliabili. La dissolvenza di cui l'album si fa titolo in realtà esiste solo nelle quattro canzoni della parte centrale, che vanno da "Cold War" (un pasticcio 8-bit forse ispirato da Ikonika ma decisamente dimenticabile) al suono electro, quasi balearic di "Passerby", "TV Troubles" e la titletrack, piuttosto piacevoli e decisamente interessanti. È qui che si esplica l'estetica che soggiace al titolo dell'album, un rimando all'espediente filmico della dissolvenza: ogni suono persiste nella sua eco e a ogni passaggio si avvicina al silenzio così come l'immagine vira verso il nero. Oltre la soglia di queste sonorità si ritorna alla consistenza, un fade in dopo il fade out. "Moon Pupils" inaugura la terza parte del disco, post dubstep, melodica ma dal sostrato violentemente fisico. "Factory Setting" si abbatte crudele. È questa la parte migliore di The Dissolve, che predilige la concretezza alla sperimentazione e che tira su le sorti del disco nella sua interezza. Il che sottolinea come, a volte, è meglio entrare lentamente nel fiume del cambiamento piuttosto che tuffarvisi a capofitto.

65/100

Boxcutter

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