Scritto da Gi.C.
Titolo: Street Halo EP Autore: Burial Anno: 2011 Elemento: alt
altburial. Burial torna con un EP, in una sorta di trittico baconiano che rilancia il producer inglese dentro gli anni '10. Le tre tracce dell'EP riescono nella difficile impresa di ri-suonare attuali e di dare un posto di rilievo nel panorama elettronico proprio a colui che, come nessun altro negli ultimi anni, era riuscito a plasmarlo con la propria anima. Ritorni d'anima, dunque, in un gioco della composizione che per Bevan non deve essere stato facile, in un mondo che l'aspettava per ciò che era e che al contempo non poteva più accettare ciò che l'aveva già reso grande. Perché le panoramiche cambiano, i suoni si sformano con l'ascolto, e un pittore deve sapere in che anno vive, e in quale parte del mondo, e se la parte è il mondo, allora è difficile sentirsi a casa, persi nella grandezza dell'aspettativa. Eppure "Street Halo" ha tutta la bellezza di un esordio, fresco e vivace,  tanto quanto "NYC" è una ritrovata maturità e "Stolen Dog" una sorta di punto fermo  in dialogo con il passato. Insomma, la classe a volte sopperisce alle difficoltà del sistema. Qui i suoni sono quasi gli stessi, i ritmi pure, le strutture anche, poco è cambiato dal Burial di Untrue, ma nel frattempo siamo cambiati noi: come due persone su due scale mobili diverse si colgono nel reciproco movimento, così noi e la musica di Bevan scorriamo in due direzioni diverse, affermando ruoli diversi!, ma alla stessa velocità costante, una velocità che permette un incontro, ma dentro, proprio mentre lui, allontanandosi da noi, scopre se stesso e noi, allontanandoci da lui, non ci accorgiamo del trucco dell'artista, non vediamo che le tracce sono della stessa pasta d'anima dei LP precedenti ma su piani emotivo-temporali alternativi. Gli artisti che hanno capito che la possibilità di ricomposizione della distanza  fra suono e spirito non è nella musica, ma nel rapporto fra se stessi e gli ascoltatori sono quelli che parlano il linguaggio che si ripete sempre. Quella di Burial è una musica fatta di formule, di mantra eterni da recitare con il corpo, senza distanze, attraverso un'interiorizzazione assoluta del beat: Burial ci ha sciolto dentro un mondo, quello del dubstep, e l'ha fatto suonando sempre la stessa canzone, senza spazi fra l'una e l'altra, senza evoluzione, senza Storia. La differenza fra un genio e un truffatore è la mancanza di differenza.

85/100

Burial 
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