Scritto da D.B.
Titolo: Cepia Autore: Cepia Anno: 2010 Elemento:

melodic IDM. Quanto avremmo voluto, con le dovute differenze, da Oversteps degli Autechre, arriva da Cepia, a chiudere il 2010. Laddove c'era il tentativo un po' goffo di salvare capra e cavoli mantenendo il monocolo intellettuale al suo posto, ovvero mantenendo gli ultimi ritmi pretenziosi, avvicinandoli a melodie però ugualmente pretenziose, qui troviamo la compiutezza di armonie vere, create per il (e con) gusto e battiti che non hanno paura di divenire prevedibili. Il tutto a discapito dell'esoterismo tipico del' intelligent dance music. E chi potrebbe desiderarlo dopo aver sentito prove della caratura di "Ithaca" o di "Untitled III"? A proposito di quest'ultima, le sensazioni scaturite dalla scarsità di fedeltà di alcuni suoni, che ci fa subito pensare ad un suono americano e a strumentazioni antiche o giocattolo (arrivando anche a pochissimi bit) sono assolutamente originali e sono frutto di una produzione totalmente autentica su synth vari, niente campioni. La giocosità un po' ingenua di certe melodie diventa un pregio, se si fa attenzione alla complessità reale ma umile dei suoni del disco, soprattutto per quanto riguarda le ritmiche. In questo contesto una "Year to Year" è più Autechre degli Autechre, straordinariamente, nella sua parte iniziale: quasi aggressiva, fantascientifica, si risolve però in uno scherzo un po' barocco di due motivi che si incrociano senza mai scivolare nella cacofonia. Una bella prova di estro artistico e di gusto il quale, però, trova ancor maggiore espressività nell'ambient di "Public Address", memore dei capolavori del genere di inizio 2000, o della splendida "Cord", scricchiolante come una suite di Basinski ma più umana, più calda, uniche note veramente serie di un album di mezz'ora, vero e proprio petit divertissement intellettuale.


72/100

Cepia
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