Titolo: DJ-Kicks
Autore: Apparat
Anno: 2010
Elemento:

chillbeat. L'appuntamento con il Dj-Kicks sembra essere ormai la consacrazione per un DJ d'aspirazione internazionale e, allo stesso modo, una grande possibilità per esprimere la propria essenza musicale. Sascha Ring, in arte Apparat, non perde dunque l'occasione per mettere in fila più di 20 brani e per distruggerli e ricrearli in una pasta sonora al dente, perfettamente calibrata fra nuovi fenomeni del
dancefloor (Luke Abbot, Joy Orbison..) e vecchie glorie ormai irremovibili (Telefon Tel Aviv, Burial + Four Tet...), anche del circuito più propriamente rock (ecco Thom Yorke). Senza strafare nella direzione di un citazionismo
bpitchiano, il producer tedesco riesce a mescolare, con la perizia che gli è ormai globalmente riconosciuta anche grazie al progetto Moderat, nuove tracce inedite (a proposito, a quando il nuovo lavoro?) con brani che vanno a combinarsi perfettamente con il mood caratteristico di Ring, ovvero un cocktail tra i colori di un Cosmpolitan al tramonto e le punte di un più vivo, ma pur sempre contenuto, Long (& Deep) Island Ice Tea; i
fillers non mancano, ma sono a ghiaccio pieno, non smorzano mai il crescendo emotivo di un ascolto decisamente casalingo, forse a tratti troppo lontano da una mondanità a cui il produttore di casa BPitch dovrebbe aspirare maggiormente in veste solista. Il gusto e il tocco di Apparat non mancano mai di rimarcare uno stile ormai consolidato e sicuro, che in una realtà come il Dj-Kicks a maggior ragione risalta proprio per la sua cornice quasi istituzionale: mentre Kode9 ci aveva regalato una performance muscolare e mentre James Holden ci aveva deliziato con un assaggio del mostro sonoro che riesce a invocare in sede live, Apparat ci culla fin dalla prima nota nel suo timbro berlinese DOC, facendoci toccare con il suono quel panorama elettronico in cui il Panopticon volentieri si riconosce.
75/100
Apparat