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Scritto da D.B.
intimate dub techno. Chi ha già celebrato il funerale della dub techno dovrebbe ricredersi e riconoscere all'etichetta Ecochord la qualità delle sue pubblicazioni, reminiscenti ma lontane dalla classicità Basic Channel e Chain Reactor. Traces è sia questo progredire infinito di vibrazioni basse e intime, movimento continuo, singolo, chiusi gli occhi, sia una pulsazione profonda e tellurica quasi tribale (insisto sulla bruttezza colonialista del termine, ma tant'è). In "Stations", ad esempio, qualche bella citazione dei Bark Psychosis, precede l'introduzione techno minimale di "Motion 3", in un fluire comunque organico, comunque omogeneo, mentre, traccia per traccia, il disco cambia e si differenzia rimanendo lo straordinario oggetto musicale scolpito che è. Maturo, consapevole, consigliato.
77/100
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di Denis Bosonetto 

 
Scritto da Da.B.
technocolours. Il primo full lenght per la risorta R&S Records arriva dalla mente di Lone, recentemente tra i remixer The King of the Limbs dei Radiohead e attivissimo nelle serate dance di mezza Europa. La sua miscela di electro, house e componenti IDM in odore dei Boards of Canada più soleggiati, mostrata nel precedente Echolocations EP e nei primi lavori per la Werk Discs di Actress ("Once in a While", opener del DJ Kicks di Kode 9, su tutte) trova finalmente quella grinta che finora l'inglese sembrava non aver ancora sfoderato: "Crystal Caverns 1991", primo singolo estratto, risulta potente e convince, ma gli highlight del lavoro arrivano dalla collaborazione con Machinedrum ("As We Child", splendida fusione di footwork e detriti electro soul) e Anneka (il pop della conclusiva "Spirals") che impreziosiscono un concept spaziale e fortemente estivo. Menzione particolare per l'artwork, a cura di Konx-om-Pax, coloratissimo e decisamente azzeccato.

79/100
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di Danilo Betti 

 
Scritto da D.B.
EDM. La celebrità che il rumore da ballare ha acquisito in questi anni ha evidentemente segnato chi la storia del suono frammentato - sintetico e non - l'ha scritta. Lo Squarepusher di Ufabulum ingloba quelle stesse scialbe sonorità. La prima parte è tutta dedicata all'intersezione del proprio gusto con la logica del club, del rumore ben digeribile e del basso potente. Il risultato è innocuo ma fortunatamente non caratterizza tutto il disco. Ci sono momenti da soundtrack music, classica e furibonda IDM e alcuni modi di fare ambient che tutto sommato riescono ancora a entusiasmare. Nella sua complessità, il risultato è fin troppo piano, senza asperità, qualità che non eravamo abituati ad associare a Squarepusher.

70/100
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di Denis Bosonetto 

 
Scritto da D.B.
cosmic step. Nel tentativo di affrancarsi dal fardello di somiglianze, Weisemann si fa carico di nuove eredità musicali per il suo progetto Desolate. Già il titolo dell'album, la sua copertina, parlano di uno spazio profondo sepolto dentro chissà cosa. Il richiamo a certo ambient in disuso da parecchi anni è lampante ma tanto ben rastremato a una dimensione microcosmica, come avrebbe fatto Burial nel suo paradigma tra uomo e paesaggio urbano, da essere compiutamente catartico. Qui il paesaggio è grande come il cosmo in espansione e ricorda in molte occasioni l'opera seriosa di Clubroot, del quale condivide alcuni difetti che lo costringono a non essere quel piccolo capolavoro che poteva essere.

zolfo 75/100
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di Denis Bosonetto 

 
Scritto da D.B.
derpstep. Su youtube i video di sport estremi e di videogames hanno ormai decretato l'obsolescenza di punk e metal per quanto riguarda tali ambienti. Difficile non imbattersi in un "drop" dubstep, e la colpa è tutta di Rusko, ancor prima che di Skrillex. Songs è il suo secondo disco solista ed è vergognosamente brutto, nonostante i trascorsi qualitativamente decenti con Caspa. Tra elettronica di largo consumo, quasi-trance, penitenze dub, e tante orribili scomposizioni digitali, non c'è scusante per una "Opium" o una "Skanker". Nessuna buona idea o spunto memorabile, nessun divertimento se non stanco e frusto e quindi irritante, nessun motivo per ascoltare un disco inutile. E brutto.

Scandalo 39/100
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di Denis Bosonetto 

 
Scritto da F.dV.
very IDM. Manca ancora la definizione capace di inchiodare i lavori di Darren Cunningham entro confini conosciuti. Affascina per questo il continuo spaziare del giovanissimo artista inglese fra destrutturazioni in chiave techno e incantevoli disegni elettronici fondati su impressioni ambient. A rendere unica l’opera di Actress è la sbalorditiva varietà delle invenzioni proposte, scelte compositive che avvincono tanto la scrittura delle linee melodiche quanto la sezione ritmica. Quest’ultima, seppur indubbiamente fondata su matrici techno in quattro quarti, segue l’indole magnificamente sfuggente di Actress, in un continuo stravolgimento fatto di controtempi, rimandi ad elementi hip hop e dubstep e incastri di beats tanto ipnotici quanto affascinanti. Al centro, come era stato per Splazsh, rimane la manipolazione e la cura del suono, l’abuso della frequenza elettronica stirata fino al limite fisico concesso, sapientemente combinato all’uso di filtri ed effetti sempre impeccabili e curatissimi. Darren qui usa più cura nel delineare paesaggi più eteri, meno claustrofibici (si legga: da club). Spingendo lo scheletro percussivo delle tracce in secondo piano, Actress prova in diversi episodi di R.I.P a premiare la propria ricerca sonora, esaltando la varietà delle creazioni. R.I.P ribadisce il genio (a questo punto si, la parola va spesa) di Cunningham. All’uditore, anche al più esperto e pretenzioso, non resta che arrendersi a una placida e incondizionata resa.
84/100
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di Ferdinando De Vita

 
Scritto da D.B.
techno idm. Non importa quanta gente ne abbia goduto semplicemente a pelle, la techno minimale tellurica di Van Hoesen è di fatto sperimentale. La collaborazione con un alchimista del suono come Yves De Mey non è altro che un percorso necessario. Permane un ritmo a volte metallico, a volte cardiaco, ma è lo scandire dei passi all'interno delle installazioni sonore fatte di rumor bianco, droni, eco liquide. Manca un nesso, però: se "EP2010-4" potrebbe tranquillamente essere suonata alla partenza per un viaggio elettronico, non ha dialogo con una geometrica "Following the Constant". Insomma, Geotope è una raccolta di sperimentazioni: difficile da seguire e, senza nemmeno l'ausilio di una qualche congruenza, frustrante e stimolante allo stesso tempo.

68/100
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di Denis Bosonetto 

 
Scritto da O.Z.
drone ambient. C'è vita nell'ambient! Lo si capisce ascoltando "Two Lenses" dei Bryter Layter, appartenenti alla schiera dell'etichetta Students of Decay. Un album non solo ricco in superficie d'atmosfera, di elementi che ricordano immersivi soundscape, ma all'interno del quale si nasconde un forte senso della composizione. Qui, infatti, i synth analogici e le sonorità drone non risultano essere utilizzati come patch preconfezionati ma sono elementi magistralmente studiati, ricercati. I toni sinfonici si muovono liberamente, fluttuando e sfociando l'uno all'interno dell'altro, per rendere il lavoro di Joseph Raglani (Kranky) and Mike Pollard, una composizione fortemente solida ed unificata.

76/100
| Soundcloud | Students of Decay | Bookmat |

di Ornella Zita 

 
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