Scritto da D.S.

Il colpo di grazia di un ex idolo ai suoi fan


C
hris Cornell contro Lily Allen, chi l'avrebbe mai detto? Eppure è proprio così, i nuovi album dei due competono nello stesso campo di battaglia, quello della dance-pop da classifica e possibilmente da club. In questa sede non occorre tanto riportare un profilo dei protagonisti in parola, quanto chiarire sin dal principio che non c'è nulla di male nel provare nuove strade, anche totalmente divergenti da quanto proposto in precedenza, finché è l'Arte - quella con la A maiuscola - a guidare l'istinto e l'ingegno di un musicista, compositore, interprete. Quindi il 3/10 a Scream di Chris Cornell che avete già scorso in fondo all'articolo non deriva da una chiusura assoluta nei confronti della musica proposta, né dalla sottile accusa di sell out spesso mossa da utopisti che non si rendono conto che pressoché tutti - per muoversi nel mondo discografico, così come nel quotidiano - dobbiamo arrangiarci ad accettare compromessi. Tutt'altro: la presenza di Lily Allen fra queste righe è proprio intesa a rappresentare un esempio di buona musica mainstream ballabile che va da tempo per la maggiore nei disco-club europei, qualcosa che al confronto dell'ennesimo pastrocchio di Cornell è da considerarsi oro dei Re. Ma questo non è un articolo su Lily Allen, quindi non c'è motivo di parlare della discussa maschera che si è creata, né di dilungarsi più di tanto nel raccontare un album ben interpretato, che merita le alte vendite finora raggiunte nel Regno Unito. Quel che trapela da un lavoro del genere - che sia tutto farina del suo sacco o meno - è una sincerità sfacciata che forse ritroviamo solo in Kanye West o altri rapper con manie di protagonismo che imperversano sul mercato americano. It's Not Me, It's You è un disco in cui la Allen riesce a rendere leggeri anche gli spettri del passato, presentandosi come l'unica possibile erede di Kylie Minogue. C'è chi sostiene che sia comunque meno clamoroso di Alright, ma It's Not Me, It's You è qualcosa di diverso e probabilmente più maturo, inevitabilmente. Raggiunge i suoi obiettivi con suoni al passo coi tempi, versi sempre crudi e cori molto musicali. Frutto della produzione professionalissima d'accordo, ma anche di uno stile ormai costruito da ed intorno al personaggio Lily Allen. E' un album onesto e vero, l'esatto contrario di quello di Cornell.
E' davvero necessario analizzare nel dettaglio un disco come quello dell'ex voce di Soundgarden e Audioslave? Chi si vuole tanto male da arrivare fino in fondo, solo perché fanatico del personaggio in questione, ormai giunto al terzo disco solista? Non c'è da prendersela con Timbaland (per i profani, il guru dietro alle produzioni di Justin Timberlake e Nelly Furtado, fra gli altri) che invece fa il suo lavoro, e mette letteralmente in piedi l'intero album ad un Cornell che gracchia dalla prima all'ultima canzone con il candore di un novizio, quasi fosse al primo volo solista dopo un'esperienza coi Backstreet Boys e non nei Soundgarden. Le trovate pacchiane si sprecano, la mancanza di armonie vocali piacevoli è palese, frutto soprattutto dell'ostinazione di Cornell di tenere ancora un registro di tonalità troppo, troppo alto per le sue malandate corde vocali. Non c'è una canzone degna di essere ascoltata una seconda volta per intero, e se preso per quello che è - un disco che vorrebbe farsi notare nei dancefloor dei club più cool - finisce per risultare un fiasco ancor più evidente, perché perde il confronto con qualsiasi concorrente nel suo campo: "The Fear" e "Not Fair", per dirne due, dal disco di Lily Allen bastano e avanzano per tutto l'album di Cornell. Un ex artista che da solo ha messo al mondo solo musica mediocre, c'è da chiarirlo agli ancora affezionati dell'era grunge che lo seguono con cieca fiducia, scena di cui invero Chris è stato uno dei protagonisti assoluti, sebbene i Soundgarden non possano certo essere ricordati come fenomeni socio-musicali come invece meritano Nirvana e Smashing Pumpkins. Sugli Audioslave è bene stendere un definitivo velo pietoso, nonostante un primo album tutto sommato ancora commestibile, perché il resto proprio non si può digerire. I tre album solisti sono invece figli della sua bramosia di successo col proprio nome e look, e meritano degli apoftegma tanto superficiali quanto la musica che contengono. Euphoria Morning è un disco tutto sommato modesto e pieno di suoni ridicoli in cui Cornell gioca a fare il Jeff Buckley della situazione (così come John Frusciante prova a fare il figlioccio di Syd Barrett...), che può piacere giusto se si ha un'infarinatura marginalissima di cantautorato pop, rock, folk. Come dimenticare le orrende basi di "Mission", "Flutter Girl" o "Preaching The End of the World" d'altronde, o il blues accademico e falso di "When I'm Down", per non parlare della banalità del singolo "Can't Change Me"? Poi sì, c'è anche qualche episodio da salvare, ma quanto conta nel giudizio complessivo di un album? La migliore performance solista di Chris Cornell rimane quella "Seasons" che sì sa tanto di Led Zeppelin, ma che pure è la cosa più sincera e non compromessa che ha prodotto. Insomma, se Euphoria Morning è una collezione di pezzi per chi si accontenta di poco e poco conosce in tema, il successivo Carry On riesce a fare ancora peggio, arrivando direttamente a quel che prima di Scream pensavamo fosse il fondo del barile (invece no!!!). Cornell nel video di "Arms Around Your Love" sembra cercare di rievocare l'atmosfera di Singles, pessimo film di Cameron Crowe ambientato a Seattle e neanche tanto implicitamente dedicato alla scena rock di quella città. Ma si salva poco e niente, e stavolta più o meno tutti se ne accorgono, anche a fronte della terribile colonna sonora del nuovo 007. Eppure grazie ad un tour in cui il nostro ripesca furbescamente anche il materiale dei Soundgarden, riesce a tenere in vita gli ultimi accaniti fan, almeno fino a Scream, il colpo di grazia. A questo punto, è davvero il caso di raccontare canzone per canzone questo nuovo ed ennesimo sgorbio? Chris Cornell? No grazie.

 

 

 

 

 

 

 

 

Chris Cornell - Scream 3/10

Lily Allen - It's Not Me, It's You 7/10

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