Titolo: The Stone Roses
Autore: The Stone Roses
Produttore: John Leckie
Etichetta: Silvertone
Anno: 1989
Elemento:

O
sservandolo oggi, il passaggio degli Stone Roses sulla scena rock britannica sembra quello di una chimera. Oppure potremmo scrivere che il loro avvento è equivalso a quello di un influente profeta, visto che negli anni successivi all'uscita dei primi singoli ed in particolare dell'omonimo album d'esordio, molti giovani inglesi hanno messo in piedi una band fantasticando di diventare i nuovi Stone Roses.Eppure loro il successo non se lo sono neanche tanto goduto: tenendo fede all'epiteto Madchester affibbiato alla cornice rock della loro città, Ian Brown e compagni hanno dovuto osservare impotenti il germogliare e l'esplodere di nuovi gruppi e gruppetti mentre se la vedevano in tribunale per una incresciosa faccenda che non ci si può esimere dal riportare quando si raccontano storie di brit-pop come questa.Conseguentemente al successo riscosso dall'uscita del loro primo album, la prima casa discografica del gruppo - che aveva pubblicato alcuni singoli antecedenti - mandò alle stampe all'insaputa degli autori una riedizione del brano "Sally Cinnamon", con tanto di videoclip della canzone. Questa mossa, con particolare riferimento al video che venne ritenuto di scarsa qualità, fece infuriare i componenti del gruppo che si recarono negli uffici della vecchia etichetta per discuterne con il direttore, tale Paul Birch. La discussione degenerò in lite furibonda e gli Stone Roses imbrattarono con delle bombolette spray le pareti dell'ufficio, due automobili parcheggiate fuori dalla sede, e lo stesso Birch e la sua ragazza. Furono arrestati e processati tutti, e ovviamente condannati colpevoli. Era il 30 gennaio del 1990. Era solo l'inizio di un calvario che coinvolse anche la allora attuale casa discografica, l'indipendente Silvertone, da cui riuscirono a svincolarsi solo 4 anni più tardi, quando i fratelli minori degli Stone Roses avevano ormai conquistato media e pubblico. Il magazine musicale Select scrisse nel 1994, in riferimento alla qualità dell'album "Definitely Maybe" degli Oasis: "Qualunque cosa stiano facendo gli Stone Roses, ormai non importa più a nessuno". Ed era vero. Quando ad oltre cinque anni di distanza uscì il secondo album, icasticamente chiamato "Second Coming", il quartetto di Manchester era ormai irrimediabilmente fuori dai giochi. Il disco poi non era neanche paragonabile a quell'esordio fulminante che invece all'epoca aveva fatto asciugare le lacrime per lo scioglimento degli Smiths. Non mancarono neanche le lotte intestine alla band, e fu l'inevitabile scioglimento e l'inizio di altalenanti progetti solisti.Resta però un album e una manciata di grandi singoli (perché il brit pop è anche e soprattutto una faccenda di singoli) da tramandare ai posteri e - particolarmente in Italia - da sdoganare presso il pubblico rock che per troppi anni ne ha ignorato l'esistenza, quando in terra britannica le loro canzoni fanno ormai parte della coscienza popolare.The Stone Roses si rivela ben presto una macchina da singoli, non c'è pezzo nell'album, anche fra quelli non usciti separatamente, che non abbia un potenziale radiofonico elevato. Sfilano così, l'una dopo l'altra, pezzi come "I Wanna Be Adored", "She Bangs the Drums", "Waterfall" e altri ancora: acquistare una raccolta degli Stone Roses, significa avere almeno metà del loro disco di debutto. Proprio perché fondamentalmente raccolta di 45 giri, non è facile trovare l'edizione giusta, che equivale a quella con più canzoni possibile. Si rischia di perdere per strada pezzi come "Elephant Stone", edita giusto pochi mesi prima e poi inserita solo in particolari tirature dell'album, che presenta la band come vera erede della lezione di Johnny Marr e soci, con in più il forsennato drumming del batterista Alan Wren detto Reni, proprio lui, quello col cappellino, quello che imbastiva entro il canonico 4/4 dei ritmi con accenti jazz e funk. Sicuramente uno dei punti di forza del gruppo, e ancora oggi da considerare come miglior batterista di tutta la scena inglese dell'epoca, anni Novanta inclusi.Criminoso sarebbe anche lasciarsi sfuggire "Fool's Gold", brano appena successivo all'uscita del disco e inizialmente concepito come b-side, poi divenuto il brano più famoso (e se vogliamo atipico) della band, anche grazie al successivo ripescaggio da parte del regista Guy Ritchie che ne fa il brano portante della colonna sonora del suo "Lock & Stock". E' un pezzo infarcito di funk all'inverosimile, con la chitarra di John Squire a giocare in equilibrismo con il wah-wah sopra ad un ritmo rock ma quasi ballabile. Forse solo "Soon" dei My Bloody Valentine riuscirà due anni dopo ad eguagliarla."Made of Stone" è un altro dei brani pubblicati anche su 45 giri e propone una melodia degna del miglior Morrissey in cui gioca un ruolo fondamentale, così come in buona parte dell'album, il lavoro di Squire che alterna chitarre elettriche ad arpeggi in acustico.L'andatura e la melodia innodica di "Waterfall", il frammento folk di "Elizabeth My Dear", il rock uptempo ma con ancora il sapore degli anni '80 di "She Bangs the Drums", o ancora la melodia sussurrata poi urlata ai quattro venti di "This Is the One" fanno di questo disco omonimo degli Stone Roses ben più che una pietra miliare del rock britannico, ma un disco fatto di sole canzoni immortali da adorare, perché in fondo è questo che necessitano. Appunto... Possibile che Ian Brown abbia venduto l'anima al diavolo per riuscire a scrivere simili canzoni, diavolo che poi gli avrebbe portato via tutto il successo e fatto conoscere solo delusioni in campo musicale? Dal testo di "I Wanna Be Adored" parrebbe di sì: "I don't have to sell my soul, he's already in me".
Possibile che il miglior album di rock inglese degli anni Novanta non sia in realtà uscito negli anni Novanta? Possibile.
01 I Wanna Be Adored 
02 She Bangs the Drums
03 Elephant Stone
04 Waterfall
05 Don't Stop
06 Bye Bye Bad Man
07 Elizabeth My Dear
08 (Song for My) Sugar Spun Sister
09 Made of Stone
10 Shoot You Down
11 This Is the One
12 I Am the Resurrection
13 Fools Gold