Titolo: Nowhere Autore: Ride Produttore: Marc Waterman Etichetta: Ignition Elemento: 

A
riascoltarla oggi, la discografia dei Ride sembra un perfetto modello di parabola discendente, iniziata sull'asse dello shoegaze e incomprensibilmente frantumatasi su blando pop con influenze blues. Non stupisce più di tanto che Andy Bell sia andato a finire negli ultimi Oasis, addirittura come bassista. O forse e più probabilmente, si è reso conto di aver tirato fuori tutto ciò che poteva dal manico della sua sei corde già in gioventù e non potendo chiederle oltre, ha accettato l'invito di Natale.Nowhere è datato ottobre 1990. Esce quindi prima di altri capolavori della scena shoegaze, ma sempre dopo il fulmine dei Jesus & Mary Chain, all'epoca già in crisi artistica. Pur lontani dall'agitazione post-punk dei rissosi fratelli Reid, nonché dal quel gusto new-wave trasudante dai primi episodi della band scozzese, sembrano proprio i Ride i veri seguaci di quella matrice che aveva portato a capolavori Psychocandy e Darklands. Curiosamente, spostando l'ordine dei fattori, il prodotto non cambia: con le quattro lettere della parola Reid se ne può ottenere un'altra, Ride appunto.Lontani dalla new-wave, ma non troppo dal chitarrismo di Robert Smith: "In a Different Place", col suo ritmo ossessivo sembra venir fuori dalla trilogia dark dei Cure. Lo stesso impianto sonoro di "Here & Now" ricorda vari momenti della discografia dei ragazzi immaginari.Ci troviamo di fronte ad uno degli album simbolo di un genere, lo shoegaze, che ha visto tutto sommato pochi protagonisti e ancor meno dischi imprescindibili. Nowhere tuttavia è uno di questi, soprattutto per il suono compatto che accompagna delle armonie talvolta reminescenti degli Smiths, altre il dream pop dei Cocteau Twins. Proprio questi ultimi i Ride sembrano omaggiare quando le melodie di Mark Gardener e le distorsioni della chitarra sfumano via in quel senso etereo tanto caro alla coppia Guthrie-Frazer, maestri di quel sound elegante e se vogliamo esoterico.Proprio come altri capolavori del medesimo stile, il missaggio dell'album è affidato alle cure del giovane Alan Moulder, il cui nome diviene ben presto garanzia di affidabilità dietro al mixer: non si contano più le meraviglie cui ha partecipato anche in veste di produttore. Nel caso di Nowhere, il lavoro di Moulder sembra dettato da una scelta precisa degli stessi Ride. Il disco risulta infatti piuttosto monocorde, come a voler canonizzare una formale acidità pop, del tutto centrata del resto.Ecco allora "Seagull", che nonostante il mieloso timbro vocale di Gardener potrebbe essere descritta come una versione sonica degli Stone Roses. Altro esempio è il singolo "Taste", in cui non è John Squire alla chitarra, né tantomeno Bilinda Butcher a mandare quei riverberi vocali. Il pezzo non potrebbe mai essere escluso da una eventuale raccolta descrittiva ed amarcord dello shoegaze.Una nota poi sulla sezione ritmica, composta da Stephan Queralt al basso e Loz Colbert alla batteria, che risulta potente ed equilibrata, in grado di far tremare anche l'impianto melodico più accattivante, come accade in "Polar Bear":"Why should it feel like a crime?If I want to be with you all the time.Why does it measure in hours?You should make your own time, you're welcome in mine"Il disco, a cui si aggiunge l'EP "Today Forever" nella riedizione in compact disc, è da considerare tra le prime opere fondamentali di un decennio che sarà fortemente influenzato dalle trovate della scena shoegaze. Un vero e proprio classico da riscoprire.Col senno di poi, si potrebbe imputare ai Ride l'incapacità di proseguire su alti livelli, con rimpianto per il potenziale rimasto inespresso o disperso in idee poco brillanti. Ma a voler essere magnanimi, "il coraggio se uno non ce l'ha non se lo può
dare", diceva Don Abbondio.

01. Seagull
02. Kaleidoscope
03. In a Different Place
04. Polar Bear
05. Dreams Burn Down
06. Decay
07. Paralysed
08. Vapour Trail
09. Taste
10. Here and Now
11. Nowhere