ono contrario a qualsiasi forma comunicativa che sia prevedibile nel divertimento o nell'ovvietà: definisco il mio approccio come
divertimento attraverso il dolore".
Genesis P-Orridge
Provocatori acustici e visivi, artefici di paesaggi immaginari, i Throbbing Gristle hanno creato lavori che vanno contro la natura del tempo, arte e decadenza in melodia.
Immagini pornografiche o campi di concentramento nazisti, sempre ossessionati dalla perversione nel senso più ampio della stessa, sempre pronti a varcare il confine tra il lecito e l'illecito, i TG sono stati spesso additati e censurati. Ma il loro scopo non era quello di shockare o desensibilizzare le masse attraverso la mera trasgressione, al contrario il tutto è finalizzato ad aprire le menti, abbattere le barriere e indurre l'individuo a pensare in maniera differente, sia per quanto riguarda l'attitudine musicale sia per quanto riguarda in generale la propria esistenza.
Così come un soggetto può scegliere di trasformare il proprio corpo in maniera tale da non essere più un uomo e nemmeno una donna, rifiutando di appartenere al genere umano, lo stesso vale anche per la musica: continuando a pensare a nuove possibilità, nuove forme diverse senza dover piacere per forza, l'importante è essere onesti con sè stessi. La stessa onestà che porta i TG a muoversi in territori personali, o di dolore, analizzando materiali che riguardano ossessioni odierne, scavando nelle nostre paure, nei disagi della condizione umana, senza pensare alle possibili ripercussioni.
Per raggiungere il fine, i Throbbing Gristle si servono del suono sopra ogni altra cosa, enfatizzano la dimensione live, come testimoniato dalla gran quantità di pubblicazioni ufficiali e non. Traducono il disagio in rumore.
So why don't you do what I suggest
I persuade you
With words I persuade you20 Jazz Funk Greats continua questa "politica" di pensiero. La sua uscita infatti, se da un lato contribuisce a consacrarli definitivamente grazie alla sua maggior accessibilità, dall'altro ribalta gli stilemi sperimentali lanciati con l'esordio ufficiale e destabilizzante,
The Second Annual Report of Throbbing Gristle.
Dopo la lezione berlinese di casa Eno-Bowie e con uno sguardo sia ai progressi rock (Velvet Underground) sia allo sviluppo della cosmica tedesca, 20 Jazz Funk Greats esplora l'avanguardia rumoristica, industriale ed elettronica. Abbandona solo in parte la furia claustrofobica dei lavori precedenti, ma nel suo essere imprevedibile decompone e rimescola i concetti base della loro sperimentazione, servendosi di più della forma-canzone.
Si apre l'universo Throbbing Gristle con una sequenza seducente in un saliscendi di calde percussioni elettroniche, fiati morenti e parole sottovoce che fanno da contorno a quella che sembra essere a tutti gli effetti la colonna sonora di un cortometraggio dai tratti morbosi.
Beachy Head, titolo che prende il nome dalla scogliera raffigurata in copertina, famoso posto per aspiranti suicidi inglesi, fa respirare l'atmosfera della loro famosa Death Factory. Ed è un'atmosfera di morte, con un sottofondo di gabbiani che volano nell'oscurità del paesaggio accompagnati da una nenia che ben sottintende le atrocità e la disperazione del luogo.
20 Jazz Funk Greats alterna danze robotiche campionate, chitarre distorte, voci snaturate e sovrapposte (
Still Walking,
Convincing People) ad altri episodi da tetro sottofondo di incubi lynchiani (
Tanith,
Exotica). A volte è la voce vellutata di Cosey a completare pezzi da disco elettro-dark come
Hot on the Heels of Love, altre volte è la voce ruvida di Genesis ad accompagnare synth impazziti come in
What a Day!. Infine i Throbbing Gristle rimescolano nuovamente le carte in tavola, fingendo di tradirsi e lasciare ai posteri un pezzo che pare uscire in realtà da un disco dei Kraftwerk, si parla di
Walkabout, e un altro che risente marcatamente del rock a loro contemporaneo, ovviamente servendosi di tutta la distorsione possibile per rendere
Six Six Sixties un brano che senza dubbio appartiene al suono TG.
Il disco si chiude con le due versioni di
Discipline (live da Berlino e da Manchester), perfetto simbolo finale dell'estetica cacofonica del gruppo.
Se avrete la fortuna di imbattervi prima o poi in questo disco guardate bene la copertina, raffigura i nostri sorridenti, in versione molto pop. Impossibile capire di che disco si tratta, la musica al suo interno difficilmente vi trasporterà in questi paesaggi assolati, anche qui i TG vi spingono ad andare oltre, a guardare al di là delle apparenze, abbandonando tutte le vostre barriere mentali.
Oppure, molto più semplicemente, si stanno prendendo gioco di voi ancora una volta.

01. 20 Jazz Funk Greats
02. Beachy Head
03. Still Walking
04. Tanith
05. Convincing People
06. Exotica
07. Hot on the Heels of Love
08. Persuasion
09. Walkabout
10. What a Day!
11. Six Six Sixties