Titolo: Suede
Autore: Suede
Produttore: Ed Bullier
Anno: 1993
Etichetta: Nude
Elemento: 

O
h, if you were the one, would I even notice?Suede è il nome del gruppo che ha dato nuova vita al rock in Inghilterra (e dunque in Europa), in tempi in cui il monopolio delle band americane si era fatto culturalmente intimidatorio oltre che assordante. Suede è anche il nome dell'unica formazione in grado di svegliare e dirottare l'attenzione dei media britannici verso una potenziale nuova scena a cui ascrivere nuovi giovani complessi, nati o quantomeno lanciati in orbita dal successo dell'omonimo album della band londinese.La stucchevole caccia alla cosiddetta "next big thing", ancora in voga oggi, nasce proprio dal caso Suede, famosi già prima di aver dato alle stampe il disco d'esordio. Galeotto, è proprio il caso di dirlo, è il singolo "The Drowners", un brano dai contenuti sensualmente ambigui abile a risvegliare il gioco glamour del rock di Ziggy Stardust, morto sul palco quasi venti anni prima.I Suede non avranno mai successo negli Stati Uniti: non è tempo per band a basso contenuto di testosterone. In compenso alzano alta la bandiera di un'intera nazione che finalmente ha in mano un nome per contrastare almeno in casa propria lo strapotere del grunge e del metal americano.Quel singolo coinvolge chi ormai ha compreso che lo shoegaze ha imboccato un vicolo cieco, chi non crede più nel ritorno degli Stone Roses e sente pesante come un macigno il vuoto lasciato dagli Smiths.Proprio questi ultimi sono la maggiore passione di Bernard Butler, chitarrista, pianista e compositore di tutta la musica registrata in questa raccolta di undici canzoni. Non troviamo in Johnny Marr la fascinazione per la psichedelia, per i suoni taglienti e i riff affilatissimi, o la voglia di sovraincidere tracce per creare qualcosa di mai udito prima in terra britannica: è il brit pop, un nuovo genere con capitale Londra, e lo fonda Bernard Butler con la sua chitarra, a ventidue anni. Gli altri vengono dopo. Quelli che c'erano prima si adegueranno di conseguenza invece. Il fuoriclasse autentico gioca con i Suede.Ma oltre ad una sezione ritmica pulsante e saggiamente a disposizione di Butler, cui spesso lascia tutto lo spazio per esprimere in pieno il proprio estro, i Suede hanno in squadra Brett Anderson, un cantante e paroliere in grado di fungere da ideale figlio putativo dei vari giganti del pop inglese: Ferry, Sylvian, Bowie, Mercury... Anderson è in grado di avvolgersi intorno alle note di Butler con un'eleganza non inferiore a quella dei suoi maestri. Da essi eredita le doti migliori, aggiungendo un'ingenuità sincera, giovane (come dal titolo di una delle loro canzoni-manifesto, "So Young") che rende Suede [1993] un disco irripetibile, anche dagli stessi Suede.Si tratta di un album pesante nel suo essere decadente e deviato, tanto da far male coi suoi racconti moralmente scorretti o comunque lontani dalla retta via: droga, suicidio, prostituzione, travagli sentimentali provenienti da una vita se non vissuta, immaginata e descritta con una verosimiglianza straordinaria. E' il caso di "She's Not Dead", in cui Anderson è in grado di toccare note troppo sensibili per non renderti partecipe di qualcosa che forse neanche lui ha visto coi propri occhi. Il pezzo si regge nell'intreccio di quattro chitarre (ovviamente tutte di Butler) modulate nei volumi in modo da non saturarsi l'una con l'altra. La scena sembra evocare l'immagine di un incidente stradale in cui perde la vita una ragazza che tradiva l'amore del protagonista, in realtà autore dell'omicidio della stessa senza poi riuscire a capacitarsene. Poesia decadente pura, in note.La condizione di due tossicodipendenti innamorati è immortalata nella sognante "Sleeping Pills", in cui, come in tutti gli altri brani, è sempre il ricamare di Butler la ragione da dove muove l'interpretazione melodica di Anderson."Angel, don't take those sleeping pills, you don't need themThough it's just time they kill"Il rock i cui suoni verranno abbondantemente ripresi dai primi Radiohead rialza il volume degli amplificatori nel singolo "Metal Mickey", in cui Anderson perde la testa per una giovane prostituta, metaforicamente nei panni di una macellaia nel video della canzone."She sells heart, she sells meat,Oh dad she's driving mad, come and see"L'apice del melodramma ha forse luogo in "Pantomime Horse", in cui l'interpretazione baritonale di Brett Anderson va oltre il descrivibile, lontanissimo, in territori dove nessuno da troppo tempo osa addentrarsi."Beh hai mai, hai mai fatto un giro nella pazzia?Hai mai, hai mai provato quella via?"Il sesso, vissuto in modo degenerato e morboso, è in fondo sempre protagonista nelle canzoni dei primi Suede, in particolare nei singoli "Animal Nitrate" e "The Drowners", b side comprese. Proprio una b side, magari "My Insatiable One" o la post-trasognata "To the Birds", avrebbe potuto proficuamente sostituire il clichè glam-rock di "Moving", il pezzo più movimentato e forse con le scelte sonore meno felici, in un disco altrimenti fatto di sole gemme.Il momento più alto del disco arriva tuttavia nel brano più triste e realista, lontano dalla decadenza e invece dentro al proprio dramma. Il ritmo di "Breakdown" è quello di un'elegante ballata, blanda e priva di sussulti, giocata soltanto sulla desolazione del protagonista. Ci pensa ancora Butler però a dare la scossa ergendo un muro di chitarre a cui si accoda il basso oscillante di Osman. Altissimo si alza il pianto di Anderson:"Does your love only come, does your love only come,does he only come in a Volvo?"Poi solo chitarre sovraincise, in un finale cosmico che va lontano, oltre il dramma, forse oltre la psichedelia.Il saluto a tutti gli attori delle canzoni viene dato con il brano conclusivo: "The Next Life", solo Anderson e Butler al piano, anticipa nuovamente i Radiohead, stavolta non tanto nei suoni ma nella poetica. Ciò che rappresentano letteralmente le parole, ovvero un arrivederci alla prossima vita, sembra in realtà, dal tono e da quanto accaduto fino a questo momento durante le canzoni del disco, il triste addio di un suicida.Stella rara nel panorama di un rock ancora da sdoganare fuori dai confini britannici, Suede [1993] è uno degli album più importanti degli anni Novanta e rappresenta la forma più riuscita di un intero stile attorno ad esso divenuto popolare. Non basterà il successo a tenere uniti i talenti, e quando altri erediteranno le loro intuizioni, loro saranno già altrove, incompresi perché fuori dalla moda che avevano inaugurato.Se erano loro, noi ce ne siamo accorti.
See you in your next life.

01. So Young
02. Animal Nitrate
03. She's Not Dead
04. Moving
05. Pantomime Horse
06. The Drowners
07. Sleeping Pills
08. Breakdown
09. Metal Mickey
10. Animal Lover
11. The Next Life