Scritto da M.U.
Titolo: 69 Love Songs Autore: Magnetic Fields Produttore: Stephin Merritt Anno: 1999 Etichetta: Merge Elemento:

S
enza addentrarci per l'ennesima volta nel solito discorso sul peer-to-peer come strumento culturale, resta comunque difficile non notare il seguito che i Magnetic Fields si sono guadagnati online. Un culto del tutto simile a quello nato attorno ai Neutral Milk Hotel, paragone non azzardato se pensiamo che gli album manifesto di entrambe le band hanno in comune oltre alla notorietà raggiunta in tempi recenti anche il periodo di uscita. Parliamo del decennio scorso, periodo che per lungo tempo ha visto oscurato da ben altri nomi un certo tipo di musica.
E' proprio sul finire degli anni '90 che i Magnetic Fields danno alle stampe la loro opera omnia, riassumendo in un sol colpo sia ogni tassello di una carriera iniziata in sordina nel 1991, sia cinquant'anni di musica rock.
Figura centrale nei Magnetic Fields è Stephin Merritt, talentuoso polistrumentista troppo spesso ignorato anche quando, col senno di poi, si è rivelato precursore di tanta musica in voga oggi con lavori come Holiday e Get Lost, magari non eccelsi dal punto di vista della qualità finale, eppure in netto anticipo sui tempi nel loro proporre quella che viene ormai definita toytronica.
Anacronistico nella sua testardaggine, Merritt ha guardato nascere e morire il grunge, ha visto il brit-pop nelle sue sfumature e rivoluzioni, sempre limitandosi al ruolo di osservatore distaccato. Una posizione di costante ricerca, di esplorazione e contemporaneamente di confusione. Non mancano gli spunti interessanti e riusciti, ma si tratta di episodi isolati in una discografia che per un lungo tratto è meno interessante di quanto ci vogliano far credere i più agguerriti sostenitori. Si tengano tuttavia presenti il valido The Charm of the Highway Strip, da cui riparte e conclude 69 Love Songs, e l'uscita 2008 Distortion, apprezzabile tentativo di rimettersi ancora una volta in gioco.

Circolano varie voci intorno a 69 Love Songs, in particolare in merito alla sua genesi in un gay bar dell'East Village di New York. Si narra che il progetto originale di Merritt fosse di 100 canzoni, e che alla base di tutto c'era un musical lasciato poi in cantiere. E' l'erotico 69 ad essere quindi scelto come numero finale, più agevole e sensato, sfoggiato nero su bianco in copertina. Ma è bene chiarire fin da subito, con le parole dello stesso Merritt, la principale chiave di lettura:

69 Love Songs is not remotely an album about love. It's an album about love songs, which are very far away from anything to do with love.

Da qui è necessario partire per venire a capo di un album meno ostico di quello che l'incredibile durata lascia pensare, meno complesso nei contenuti di quanto eccessi di interpretazione facciano intendere. Anzi, è nella semplicità della popular music, passione per ammissione stessa di Merritt più grande anche dell'amore, che andiamo a cercare i valori dell'opera.
Partendo dai Beach Boys e dai Beatles, i Magnetic Fields ridisegnano il pop a proprio piacimento in un gioco enciclopedico di riferimenti. E' più facile infatti inquadrare 69 Love Songs come un libro-contenitore, le cui pagine sono storia della musica filtrata attraverso l'esperienza di Merritt. Volendo partecipare al gioco, si può notare l'apertura della prima pagina sulla lettera "A" ("Absolutely Cuckoo") e la chiusura sulla "Z" ("Zebra"), ma cerchiamo di non farci distrarre dai dettagli di contorno per adesso.
Per realizzare un opus magnum che abbracci tutta la storia del pop non basta essere padroni dei propri strumenti, cosa che i Magnetic Fields sono in ogni caso. Occorre la misurata sensibilità per ripercorrere una strada intrapresa avanti e indietro dai maestri e dagli allievi poi diventati maestri senza calpestare le loro preziose orme, affiancandole invece e facendosi guidare. E' così che Merritt con la sua greve voce ci porta come turisti lungo quel sentiero: vedremo scorrere le tracce di Brian Wilson e di Leonard Cohen, si mescoleranno quelle di Bob Dylan a quelle di Scott Walker.
E' ingeneroso, tuttavia, descrivere un lavoro ricco come 69 Love Songs affidandosi esclusivamente ai grandi nomi che balzano all'orecchio di pezzo in pezzo. Rock, blues, folk, jazz, cabaret, synth-pop, la presenza costante e papabile del sound di Phil Spector: nei primi ascolti è facile perdere l'attenzione nella decodifica. Merritt, e i musicisti di cui si circonda, riescono a immedesimarsi in ognuno dei generi che toccano, senza per questo rilegare le proprie interpretazioni ad esercizi di stile o meri accompagnamenti. Se è vero che tutta la fase di scrittura e composizione è compito di Merritt, è pur altrettanto vero che senza l'apporto alla voce e al pianoforte di Claudia Gonson, senza il banjo, il mandolino e la chitarra di John Woo, 69 Love Songs non avrebbe mai visto luce. Indimenticabile l'apporto al flauto e al cello di Sam Davol, qui finalmente al suo meglio, e una doverosa citazione la merita lo scrittore e designer LD Beghtol, che oltre a prestare la voce in diversi momenti si occuperà della stesura di un libro complementare al disco, ricco di spunti di approfondimento e indispensabile per tentare di cogliere tutti gli aspetti della poetica di Merritt.
Nell'analisi del rock fatta dai Magnetic Fields vengono trattate molteplici tematiche, portate in superficie da metafore animalesche e geografiche sempre peculiari e affascinanti. Aneddoti, vita quotidiana, incontri, delusioni, sguardi, balli: tutto il melenso spettro di possibilità presente in ogni canzone d'amore che si rispetti è qui ripreso con ironia, dolcezza e leggerezza, ma non solo. Decenni di cultura pop, di letteratura contemporanea e arte visiva, di televisione e folklore, vengono riproposti in una sorta di manifesto ideologico. Un'indagine, quella di Merritt, che non può e non deve essere liquidata come mero omaggio ai classici. Merritt è a tutti gli effetti, se non altro qui, uno dei più grandi autori delle generazioni più recenti, fresco nei cambi di umore, elegante quando la situazione lo richiede, onesto nelle dichiarazioni, enigmatico nelle tautologie. Gli efficaci arrangiamenti nascondono l'ardua impresa di una scrittura distinta e moderna, che guardando per forza di cose al passato si ritaglia uno spazio molto ingombrante nel pop.
Imperfetto nella sua lussuria, 69 Love Songs non è esente da difetti. Le tre ore di durata non lo rendono facilmente fruibile, così come la consistente alchimia di stili. Lungi dall'essere un concept, nonostante sia ben chiaro l'argomento trattato, la sfida che pone all'ascoltatore lo vedrà spesso vincitore. Eppure 69 Love Songs non è altro che una raccolta di tre albi, tranquillamente consultabili separatamente, destinata a racchiudere quelle emozioni che nella vita tutti finiamo per provare almeno una volta, e nella quale non mancheremo di trovare i capitoli più adatti a noi.

Suddivise in parti uguali in tre volumi, le love songs dei Magnetic Fields sono state poi ristampate in un unico box molto curato che ne facilita la reperibilità. 69 Love Songs non rappresenta solo il picco artistico di Stephin Merrit. Tutte le energie che in parte andavano sprecate dai Magnetic Fields nei primi lavori, si consolidano e consumano qui. Ne rimarrà infatti poca traccia negli episodi successivi, che pur facendosi aspettare per anni, non sapranno ripetere la magia. Un album che a tutti gli effetti è una porta chiusa sui '90, con cui affacciarsi sul 2000 e dalla quale entreranno diverse realtà più recenti. Un colosso che è termine di confronto e fonte di ispirazione, ambizioso eppure compiuto ed irripetibile.

Volume 1

01. Absolutely Cuckoo
02. I Don't Believe in the Sun
03. All My Little Words
04. A Chicken with Its Head Cut Off
05. Reno Dakota
06. I Don't Want to Get Over You
07. Come Back from San Francisco
08. The Luckiest Guy on the Lower East Side
09. Let's Pretend Wère Bunny Rabbits
10. The Cactus Where Your Heart Should Be
11. I Think I Need a New Heart
12. The Book of Love
13. Fido, Your Leash is Too Long
14. How Fucking Romantic
15. The One You Really Love
16. Punk Love
17. Parades Go By
18. Boa Constrictor
19. A Pretty Girl is Like...
20. My Sentimental Melody
21. Nothing Matters When Wère Dancing
22. Sweet-Lovin' Man
23. The Things We Did and Didn't Do


Volume 2

01. Roses
02. Love is Like Jazz
03. When My Boy Walks Down the Street
04. Time Enough for Rocking When Wère Old
05. Very Funny
06. Grand Canyon
07. No One Will Ever Love You
08. If You Don't Cry
09. You're My Only Home
10. (Crazy for You But) Not That Crazy
11. My Only Friend
12. Promises of Eternity
13. World Love
14. Washington, D.C.
15. Long-Forgotten Fairytale
16. Kiss Me Like You Mean It
17. Papa Was a Rodeo
18. Epitaph for My Heart
19. Asleep and Dreaming
20. The Sun Goes Down and the World Goes Dancing
21. The Way You Say Good-Night
22. Abigail, Belle of Kilronan
23. I Shatter


Volume 3

01. Underwear
02. It's a Crime
03. Busby Berkeley Dreams
04. I'm Sorry I Love You
05. Acoustic Guitar
06. The Death of Ferdinand de Saussure
07. Love in the Shadows
08. Bitter Tears
09. Wì Nae Wee Bairn Yèll Me Beget
10. Yeah. Oh, Yeah
11. Experimental Music Love
12. Meaningless
13. Love is Like a Bottle of Gin
14. Queen of the Savages
15. Blue You
16. I Can't Touch You Anymore
17. Two Kinds of People
18. How to Say Goodbye
19. The Night You Can't Remember
20. For We Are the King of the Boudoir
21. Strange Eyes
22. Xylophone Track
23. Zebra
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