Titolo: Fire of Love Autore: The Gun Club Produttori: Chris D., Tito Larriva Anno: 1981 Etichetta: Slash Elemento: 

I
mmaginate un ibrido misterioso. Oscuro. Echi sciamanici che si librano nell’aria.
Il respiro di un’epoca, brillante congiunzione fra passato e futuro. Blues autentico (gli Stones, Robert Johnson) abilmente fuso con stilemi del primo punk, reminescenze tribali africane (ma quale splendida copertina!) e vagiti appartenenti al country tradizionale americano. Reinterpretazione del blues (come faranno qualche anno dopo i Violent Femmes con il folk) in un calderone sonoro originale e personale. Un caleidoscopio di pura energia, mistica e spirituale.
Le liriche sono sincere e stralunate, solitarie confessioni di un’anima tormentata ricolma di fantasmi interiori. In linea con l’intento orfico/orrorifico emergono spesso racconti di cupe leggende popolari del vecchio Sud (i quattro sono originari del Texas).
Immaginate poi danze sfrenate, ritmiche blues accattivanti, velocità punk irresistibile.
Uno stile inimitabile. Il delirio di un rituale voodoo da compiere. Visionarietà e divertimento. Semplicità ed ebbrezza. Un patto con il diavolo. Questo è Fire of Love.
Los Angeles. California. 1981. Esce il disco d’esordio dei Gun Club, dei quali Jeffrey Lee Pierce, chitarra e voce, è il leader indiscusso.
Con “Sex Beat” si entra da subito nel vivo dell’ incendiaria rivoluzione sonora.
Il brano si può considerare un manifesto del Gun Club sound: riff aggressivo, basso scalpitante, ritmica ossessiva, voce suadente e allo stesso tempo trascinante.
2 minuti e 48 secondi di tempesta sonora immediata. Il ritmo entra spontaneamente nelle vene.
“Preaching the Blues”, cover del grande Robert Johnson (sì proprio lui), con il consueto basso incontrollabile e la batteria garage sugli scudi, incolla l’ascoltatore con il suo andamento ipnotico snervante (e qui la chitarra singhiozzante ha il suo grande perché) con Pierce pronto ad esplodere o ad acquietarsi ad ogni istante. Manifesto d’intenti.
Passando per “Promise Me”, splendida “ballata” country – blues (violino in accompagnamento) che mette bene in luce tutta la classe compositiva della band, giungiamo al manifesto del disco, “She’s Like Heroin to Me”, ritornello infuocato luciferino devastante (“She's like heroin to me she cannot miss a vein”) di quelli che rimangono impressi a primo ascolto. Il testo è un capolavoro di schizzofrenia e sentimenti irrisolti (“I cannot get a look at it so, I'm burning them on the deal anyway I see her come down from the top of the stairs”).
La seconda metà del disco non fa che confermare l’eccezionalità della proposta musicale del quartetto, che continua nella sua opera di trasfigurazione della musica tradizionale americana.
Se con “For the Love of Ivy” (brano suonato anche dagli White Stripes in qualche live) ricomincia la danza, ora dai connotati tribali - macabri e con “Ghost on the Highway” vengono rivelati inaspettati risvolti poetici (“come you made yourself a diamond to blind young men's eyes you”), è “Jack on Fire” che con il consueto alternarsi di spasmi blues dal ritmo travolgente, distorsioni, e il ritornello ballabile (che sfrutta anche un coro d’eccezione) a regalare un momento di grande trance musicale.
Da lodare inoltre “Cool Drink of Water”, la composizione più lunga e stralunata del lotto. Squadrata, vigorosa, dall’incedere epilettico con l’interpretazione più delirante e abulica di Pierce, dimostra come la vena psichedelica non sia esclusa del tutto dal bagaglio musicale del gruppo.
Siamo provati ma felici, il patto con il diavolo può dirsi completato.

1. Sex Beat
2. Preaching The Blues
3. Promise Me
4. She’s Like Heroin To Me
5. For The Love Of Ivy
6. Fire Spirit
7. Ghost On The Highway
8. Jack On Fire
9. Black Train
10. Cool Drink Of Water
11. Good By Johnny