G
oat è trenta minuti di follia.
Goat è trenta minuti di tormento.
Goat è trenta minuti di perversione.
Qualche verso sparso preso dai testi di Goat:
If it had a face I won't eat it
And in my kitchen, I found my friend deceased
Body parts all over this town, what are they doing
Hey sometimes we act like animals, like we act sometimes like little girls
She kills all the little babies
Tutto questo racchiuso in un artwork fatto di corpi femminili squartati, con l'occhio spaventosamente puntato sulla ferita.
Si capisce ancora prime di mettere il disco nello stereo che i Jesus Lizard hanno idee malsane in mente e sono pronti a sbattercele in faccia senza timore. Ma una volta premuto il tasto play ci accorgiamo che questo è semplicemente l'inizio, una pura e semplice cornice. La musica di Goat è un'esplosione di chitarra impazzita, linee di basso pulsanti, urla strazianti e trascinanti percussioni. Viene definita post-hardcore, e di questa scena che trova il suo apice agli inizi degli anni Novanta i Jesus Lizard ne sono il lato sregolato e senza pudore.
Analizzando il contenuto lirico di Goat, troviamo schegge di violenza e malattia, un mondo perverso carico di orrore e terrore, descritto nella maniera più diretta e dolorosa possibile, senza metafore a scemarne l'impatto. Impatto che risulta essere ancora piu' devastante perché completamente distorto dalla voce di David Yow, non-cantante per definizione. Il limite tecnico di Yow è oscurato dalla sua incredibile ed animalesca interpretazione, sempre in bilico fra recitazione e grida isteriche spesso indecifrabili. Questi due aspetti di Yow si alternano in ogni pezzo, dando la riuscitissima impressione di essere all'ascolto di uno schizofrenico disperato.
La musica dei Jesus Lizard è l'urgenza del punk e l'imprevedibilità del jazz. Niente è lasciato al caso nelle loro composizioni, un assalto sonoro all'apparenza incontrollato. All'apparenza, appunto, perché la ricerca dietro ad ogni passaggio risulta evidente una volta spostata l'attenzione da quel pazzo inarrestabile di Yow. La chitarra di Duane Denison verrà ricordata come una delle più geniali ed influenti dei '90, tagliente ed al tempo stesso assolutamente elegante, il vero marchio di fabbrica dei Lizard. Denison infatti traccia la linea principale di ogni pezzo, avvolge la voce di Yow con note acute e folli almeno quanto lo è il cantante. La sua abilita' tecnica sta tutta nel suo originale approccio allo strumento, maltrattato di pezzo in pezzo alla ricerca del suono più marcio possibile. Le sue composizioni sono un indefinibile miscela di blues, acid rock, punk, noise ed ancora oggi è difficile trovarne di simili, si allontanavano da qualsiasi suono circolasse allora per raggiungere la loro unicità. Da non sottovalutare nemmeno per un secondo il basso di David Sims, martellante e sempre in evidenza, portatore sano della melodia di ogni canzone, nonché l'elemento che meno degli altri si lascia andare ad improvvise sfuriate. Ultimo ma non meno importante tassello dei Jesus Lizard è Mac McNeilly, la cui batteria dal piglio jazz incisiva e mai in secondo piano è sempre la colonna portante del suono di Goat, accompagnando Denison in ogni sua divagazione e non di rado portandolo ancora piu' lontano.
Il quadro è completo. I quattro musicisti lasciano coagulare i loro studi e le influenze più evidenti del loro suono (Pere Ubu e Black Flag, per citarne un paio) in un impasto sonoro che stride e lacera, senza via di scampo, che fa della sua breve durata la forza d'urto con cui travolge l'ascoltatore, senza lasciargli il tempo di riprendere fiato.
Goat è la vetta più alta toccata dai Jesus Lizard, che rifiniranno le loro capacità nel successivo Liar, più elegante nella struttura ma meno distruttivo nelle scelte compositive. E' un disco simbolo di un'intera scena, capace di riscriverla in soli trenta minuti con una furia ed un'intelligenza che lasceranno il segno negli anni immediatamente successivi.