Titolo: Mezzanine Autore: Massive Attack Produttori: Neil Davidge e Massive Attack Anno: 1998 Etichetta: Virgin Elemento: 

B
ristol anni ’90: sinonimo di quello che poi fu chiamato Trip Hop. Spesso ci si limita a parlare solo di tre nomi, in questo campo: Massive Attack, Portishead e Tricky. Il resto, generalmente, lo si considera lo si può considerare derivato o pesantemente influenzato, in modo più o meno originale in base ai casi specifici, in ogni caso meno rilevante rispetto ai maestri. Tra questi, i primi ad esordire furono giusto i Massive Attack, nel 1991, con Blue Lines. Un gruppo in continua trasformazione, il cui nucleo, fino al 1998, era costituito da Robert “3D” Del Naja, Grant “Daddy G” Marshall ed Andrew “Mushroom” Vowles (che poi ha lasciato), supportati da eventuali ospiti. Blue Lines, assieme al successivo Protection, già si distingueva per l’originalità del mix di generi diversi che andava a realizzare. La musica dei Massive Attack è sempre stata questo, un originale miscuglio di influenze differenti, neanche troppo velate: Elettronica e Reggae, Hip Hop e Dub, Wave e Soul. Nonostante gli elementi principali siano rimasti più o meno costanti nel tempo, la loro capacità di inserirli in un percorso evolutivo coerente senza cadere nella trappola del “disco fotocopia”, è notevole.
“You light my ways through the club maze
We would struggle through the dub daze”
Il culmine di questa evoluzione arriva con il loro capolavoro Mezzanine, un disco il cui valore simbolico trascende l’invecchiamento e la loro successiva evoluzione verso 100th Window. In Mezzanine la componente Rock si fa sentire in modo più pesante, mentre l’atmosfera finisce per essere suggestiva come fino a quel momento non era ancora stata. Appena l'anno precedente i connazionali Prodigy erano riusciti a conquistare anche il pubblico rock manipolando la loro technoe i Chemical Brothers facevano altrettanto con la loro dance, coin volgendo anche personaggi in vista come Noel Gallagher. Gruppi concettualmente molto molto differenti, perché i Chemical Brothers rimanevano djs dance e i Prodigy incarnavano l'anima della fascia ribelle e sporca della gioventù da rave, mentre i Massive Attack puntavano su uno stile più meditativo, urbano, notturno, quando paranoico, quando ossessivo, quando sensuale. Grosse differenze sì, però citarli può servire a comprendere meglio il quadro della situazione, senza scendere in particolari o chiamando in causa tipi di elettronica che si mantenevano più distanti dal rock (magari di casa Warp e sorelle).
“A flask I drink of sober tea
While relay cameras monitor me
And the buzz surrounds it does
Buzz surrounds
Buzz surrounds
A flask I drink a sober tea
'Till daylight sends me home
Flickering I roam”
Mezzanine era un incontro tra modi di fare musica, stile e culture diverse. Esattamente come nell’artwork, l’anima bianca e quella nera finiscono per fondersi l’una nell’altra, quando non vengono semplicemente affiancate. Un contrasto, quello tra il bianco e il nero, che durante il disco viene spesso sottolineato ed accentuato soprattutto dalla componente che arriva più diretta all'orecchio dell'ascoltatore: la voce. E non si tratta soltanto di quelle di Del Naja e Daddy G, ci sono anche il falsetto del giamaicano Horace Andy ed il cantato “pallido” ed etereo di Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins, la quale viene sempre inesorabilmente chiamata in causa quando si parla di Mezzanine, forse più chiacchierata per “Teardrop” che per il suo meritevolissimo gruppo. Non stiamo però qui ad entrare nel merito di ogni traccia come spesso si decide di fare, si è già detto su quali sonorità e su quali atmosfere gioca Mezzanine (allo scopo possono essere utili i video di “Risingson”, “Inertia Creeps” ed “Angel”), anche perché non è giusto che la popolarità di alcuni dei suoi brani schiacci inesorabilmente altri non sempre meno riusciti. Lo stile creato dai Massive Attack è di quelli in grado di piacere ad ascoltatori provenienti da radici musicali diverse, nonostante qualche difficoltà iniziale che potrebbe far desistere i più frettolosi. A volumi normali si possono cogliere la musicalità delle melodie e l’ossessività delle parti in rap, alzandoli di un tot invece si può godere del mix di suoni e campioni (alcuni potrebbero essere noti ai più attenti senza necessariamente andare a leggere dal booklet), per far contenti tutti. Apprezzare un disco così è solo segno di apertura mentale (a patto che si sappia andare anche oltre), a dispetto delle categorie e delle etichette fin troppo rigide che all’epoca ancora circolavano, confondendo le idee.
Lo si accennava prima, lo stile dei Massive Attack non era destinato a rimanere immobile. Passano circa 5 anni prima che esca 100th Window, composto da un Del Naja lasciato solo e probabilmente anche per questo colpevolmente sottovalutato da molta critica e da molti ascoltatori che dovrebbero invece riscoprirlo. Si parla di Mezzanine come un album chiave, ma i Massive Attack non sono soltanto quello, tantomeno si esauriscono nel 1998.
(“Why don't you close your eyes and reinvent me?”)
01. Angel
02. Risingson
03. Teardrop
04. Inertia Creeps
05. Exchange
06. Dissolved Girl
07. Man Next Door
08. Black Milk
09. Mezzanine
10. Group Four
11. (Exchange)