Titolo: Worlds Apart
Autore: ...And You Will Know Us By The Trail Of Dead
Produttore: Mike McCarthy, And You Will Know Us By The Trail Of Dead
Anno: 2005
Etichetta: Interscope
Elemento:


A
LLEZ … ALL’ATTAQUE!
Dopo aver infuocato il mondo musicale con Source Tags And Codes, a distanza di tre anni, gli And You Will Know Us By The Trail Of Dead - per gli amici Trail Of Dead -, dando alle stampe Worlds Apart, soltanto a giudicare dall’artwork, si dichiararono ufficialmente pronti a combattere una nuova battaglia; una battaglia difficile e delicata, che non poteva essere perduta.
Attesi al varco da molti, questo Worlds Apart rappresentava il loro album della verità.
I fans, esaltati già dai tempi di Madonna (1999), e ancora prima con l'album omonimo (1998), si aspettavano un ritorno in grande stile.
Diciamolo già ora: i Trail Of Dead vinsero, e Worlds Apart provò a distruggere quello che Source Tags And Codes bruciò soltanto.
L’aggressivo Jason Reece, Conrad Keely e Kevin Allen sono i tre leader che si nascondono dietro questo nome misterioso; famosi per le loro esibizioni fisiche - sudore e birra -, la loro irruenza più hardcore si fonde con orecchiabili melodie pop, creando un suono unico e particolare, di cui pochi gruppi della scena possono vantare.
In Worlds Apart, la band concentratasi maggiormente sull'efficacia della melodia, è sempre più in bilico tra l’urgenza punk - ormai quasi sacrificata a semplice elemento di contorno - e il tocco pop, presentissimo nella loro “nuova” musica, tanto che brani in apparenza - ripeto: in apparenza - sempliciotti e vendibili a un uditorio ben più vasto del loro, come il singolo Worlds Apart, Let It Dive o in The Rest Will Follow, non rovinano assolutamente lo spleen dell’album.
Senza infatti dimenticare la carica punk - che si paleserà ai concerti -, il pianoforte, le chitarre acustiche, i violini sono sempre più protagonisti dell’album, come si può sentire in All White o nella delicata Summer Of 91.
Nonostante la differente mentalità, si possono tuttavia trovare punti in comune con il precedente Source Tags And Codes.
Oltre ai divertenti intermezzi sinfonici, l’incipt dell’album segue lo stesso identico schema del predecessore
- Invocation + It Was There That I Saw You- ; l’incipt di Worlds Apart è affidato a una melodia di pianoforte, protagonista nel bel mezzo di una sinfonia orchestrale in crescendo, che funge da antefatto e che ci introdurrà alla prima vera canzone. Una voce di donna - tornerà nel proseguio del cd- scandisce il nome della band, e, presi di spalle, ci pugnalano le prime vere stangate iniziali dell’album. Si decolla.
L’introduzione di Will You Smile Again - uno dei monumenti di Worlds Apart - è una cavalcata punk di circa un minuto, che si placherà per far spazio al verso, e al successivo ritornello, pacato ed estramente melodico; la canzone è un incedere lento, teso, vibrante ma allegro.
Infatti, come una liberazione, sul finale del brano si tornerà a saltare alla grande, quando all’improvviso ricomparirà il riff dell’introduzione. Se avrete voglia, a fine canzone, di ritornare a inizio brano non preoccupatevi; è normale. Però, per favore, ricordatevi che ci sono anche altri brani, come ad esempio la successiva Worlds Apart - vedi artwork - che, dopo un simpatico siparietto, ci parla dello stato di salute dell’America, tra guerre, terrorismo, creteenagers invasati di mtv in adorazione di falsi miti.
Altri brani sopra le righe, che rispecchiano totalmente lo spirito di Worlds Apart, sono Caterwaul e Classic Arts Showcase. La prima è una canzone decisamente rock, dove il contrasto tra energia e melodia è netta; sembra placarsi verso la metà del brano all’arrivo di un pianoforte, ma poi il finale, con le chitarre e la batteria in primo piano, invita anche l’ascoltatore più serio a ballare sulla sedia.
Classic Arts Showcase, aperta da un giro di accordi di chitarra ripetuti poi nel ritornello, è dotata di una melodia nervosa e agitata. Uno dei punti più alti dell’intero album viene toccato proprio in questa canzone, quando il brano, all’improvviso, si ferma e cambia registro: arriva un’ondata in chiave progressiva di violini, pianoforti e cori di contorno; è un crescendo, annunciato da rullate di batteria convulse, che, una volta raggiunto lo zenit, sfocierà nuovamente nel ritornello.
Worlds Apart oltre a rappresentare la piena maturità artistica del gruppo, è la perfetta unione tra il loro lato selvaggio e quello più dolce, la naturale evoluzione di Source Tags And Codes. In meno di quaranticinque minuti i Trail Of Dead mettono a nostra disposizione un continuo ed instancabile susseguirsi di gioiellini pop freschi e divertenti.
Il risultato è infatti un disco colorato, divertente e leggero, ma non per questo adatto ad ascoltatori distratti o troppo inesperti, vista la sua profondità; non è di certo nei primi ascolti che si farà apprezzare a pieno; non si capirà realmente un album come questo nelle prime dieci “sedute”.
Worlds Apart per essere apprezzato completamente merita ripetuti ascolti nonostante l’apparente facilità d’assimilazione. Scavando in profondità ci accorgeremo di avere tra le mani uno dei migliori album degli ultimi anni e il migliore - per adesso - della band texana.
Purtroppo, complici battibecchi con la casa discografica, il seguito di questo album, seppur valido, non è all’altezza dei precedenti. So Divided non rappresenta né un passo avanti né un passo indietro; un disco di transizione forse. Sembra un album fatto di fretta, non del tutto curato, con qualche episodio sottotono.
Soltanto col prossimo album riusciremo a capire quale sarà la strada che vorranno intraprendere questi ragazzi, sperando che il “tracciato della morte” interrotto con Worlds Apart possa proseguire ancora per un po’.

01. Ode to Isis
02. Will You Smile Again?
03. Worlds Apart
04. The Summer of '91
05. The Rest Will Follow
06. Caterwaul
07. A Classic Arts Showcase
08. Let It Dive
09. To Russia My Homeland
10. All White
11. The Best
12. The Lost City of Refuge