Titolo: Welcome to Sky ValleyAutore: Kyuss Produttore: Kyuss, Chris Gross Anno: 1994 Etichetta: Elektra Elemento: 
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on paghi di aver rivoluzionato il concetto stesso di musica pesante con Blues for the Red Sun solo due anni prima, i Kyuss decidono di dargli un seguito ancora più infarcito di droghe, senza per fortuna rinunciare al marchio rock che aveva reso unico il precedente capolavoro. A differenza, infatti, dei cloni che inevitabilmente arrivano negli anni a seguire, a differenza anche di quelle band metal che fanno proprio l'approccio dei Kyuss, la band californiana non abbandona mai quelle che sono le sue origini, ed è questo spirito sincero che non tutti sanno riconoscere in loro.
Welcome to Sky Valley porta i Kyuss verso un punto di non ritorno. Di nuovo, come era giàaccaduto con Blues for the Red Sun, vengono ridefiniti i canoni di una musica che in quegli anni era appalto di pochi in cui però l'ispirazione latitava.
Tutto questo, indubbiamente, col senno di poi. Il potenziale creativo dei Kyuss non fu chiaro nell'immediato e solo dopo qualche anno l'effettivo valore della loro opera comincia a farsi sentire. Se è il metal a raccogliere i primi frutti, è anche vero che il rock piu' standard ci metterà del tempo ad inglobare queste sonorità: il revival anni '70 degli ultimi anni né è dimostrazione lampante, il cosiddetto "stoner" si fa strada con un pizzico di ritardo. Inevitabile, da un lato per non scadere nella mera copia, e dall'altro perché le coordinate dei Kyuss non sono così facilmente replicabili con sufficiente personalità.
La Valle del Cielo si apre senza tergiversare, investendo l'ascoltatore e tutto quello che lo circonda. Homme e Bjork confezionano riff e ritmiche indimenticabili, baciati da una vena compositiva unica per tutta la durata del disco, che risulterà irripetibile ai Kyuss stessi nel successivo ed ultimo episodio della loro carriera ... And The Circus Leaves Town. Garcia, dal canto suo, regala un'interpretazione che non ha mai visto così tanti acidi prima d'ora e Reeder, elemento spesso sottovalutato, ancora le melodie con giri di basso pulsanti. Difficile chiedere di meglio ai quattro, pur tenendo presente che il contributo maggiore al momento della stesura dell'album è da riconoscere a Homme e Bjork.
La struttura dei pezzi è la classica forma canzone, ma lentamente e prima che sia possibile rendersene conto il treno deraglia, rallenta e poi accelera di colpo, arrivando a destinazione non per la via più lineare ma con una serie di deviazioni del tutto imprevedibili. Se i ritornelli trascinano e si stampano in testa, quando la musica rallenta non si sa precisamente cosa aspettarsi: prima un abbassamento dei volumi, poi una subitanea esplosione.
La fusione di psichedelia e hard rock raggiunge vette di classe assoluta: "Gardenia" rallenta improvvisamente e diventa un macigno, "Whitewater" si chiude come un allucinogeno trip dove lasceremo parte della nostra sanità mentale e "Demon Cleaner" racchiude la dichiarazione di intenti della band: l'omaggio più sentito e sincero ad un rock che nessuno suonava da lustri.
Syd Barrett che improvvisamente riarrangia Master Of Reality, i Melvins spruzzati di LSD: a voi altre stupefacenti metafore. Il suono di Welcome to Sky Valley (qui al mixing troviamo un certo Joe Barresi, che non ha bisogno di presentazioni), e più in generale dei Kyuss, è un marchio di fabbrica distintivo, affascinante nel suo valicare confini e diventare luogo d'incontro per contenuti stilistici che solo fino a qualche anno prima sembravano parte ormai della storia della musica.
Non è un reato considerare i Kyuss il più seminale gruppo hard/heavy degli anni '90. Consapevoli di aver detto tutto, i Kyuss ci lasceranno dopo solo un altro lavoro. Ognuno di loro, ad oggi, ha preso strade diverse, che spesso fanno rimpiangere il glorioso passato.
Si è perso il conto, poi, degli artisti che senza troppa vergogna si rifanno a questi suoni. Fra questi, alcuni hanno giustamente esplorato nuovi orizzonti, nello stesso modo con cui i Kyuss all'epoca seppero portare i Black Sabbath nei più lontani e lisergici deserti per non tornare piu' indietro.
DISCLAIMER
Nonostante i continui riferimenti all'interno della recensione, l'autore si dissocia dall'uso di droghe e non si ritiene in alcun modo responsabile per gli eventuali effetti collaterali provocati dalle sue parole e dall'ascolto del disco.
01. Gardenia
02. Asteroid
03. Supa Scoopa and Mighty Scoop
04. 100°
05. Space Cadet
06. Demon Cleaner
07. Odyssey
08. Conan Troutman
09. N.O.
10. Whitewater
11. Lick Doo