Scritto da D.F.
Titolo: Highway 61 Revisited Autore: Bob Dylan Produttore: Bob Johnston Anno: 1965 Etichetta: Columbia Elemento:

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ecensire un album di Bob Dylan, o anche instaurare una discussione sulla sua vita e le sue opere, può rivelarsi problematico. Per il semplice motivo che non parliamo di un autore qualsiasi di canzoni più o meno riuscite, ma di una figura che è entrata a far parte del panorama iconografico del '900, al fianco di altri personaggi come Papa Giovanni Paolo II, Maradona o Nelson Mandela. Egli è il folk singer per eccellenza, il "portavoce di una generazione" (ruolo che egli ha sempre disprezzato) colui che ha l'elevato l'invettiva e la polemica ad arte, coinvolgendo nel frattempo milioni di fan pronti a decifrare i suoi allucinati deliri lirici e a seguire, ora con rabbia, ora con ammirazione, i suoi continui cambiamenti stilistici. Dylan, da par suo, non si è mai piegato alle regole di nessuno: al Newport Folk Festival del 1965 si presenta sul palco con una vera e propria band rock e martella i presenti con un sound dalla durezza senza precedenti nel suo stesso catalogo. La reazione fu spaventosa: fischi e urla dal pubblico, composto da fanatici che vedevano nella chitarra elettrica il simbolo del commercialismo più barbaro, e che consideravano ormai Dylan come colui che disprezzava i potenti e la Bomba, quello pungente e moralizzante di "Masters Of War", il paladino del folk impegnato. Durante la lavorazione di "Another Side Of Bob Dylan", nel 1964, dichiara: "Ora c'è un mucchio di gente che fa canzoni di accusa. Capisci, accusando tutte le cose sbagliate. Io non voglio più scrivere per la gente. Capisci, essere un portavoce.... d'ora in poi voglio scrivere dall'interno". E in quella direzione si muove anche "Highway 61 Revisited". è uno degli album più apprezzati dalla stesso Dylan: "Non mi verrà mai un altro album come quello. è pieno di roba che io ascolterei". Non a caso.

"Highway 61 Revisited" rappresenta una svolta nella carriera di Bob Dylan, e l'iniziale "Like A Rolling Stones" ci tiene a dirlo ben chiaro: dopo un secco colpo di rullante una chitarra rigorosamente elettrica accompagna il tempo incalzante dettato dai tambourine, e il folk acustico degli anni precedenti si trasforma in una miscela acida e urbana, perfetta accompagnatrice del pungente ritratto dipinto da Dylan, quello di una ragazza che ha perso tutto ed è costretta ad adattarsi alle durezze di ogni giorno:

"Once upon a time you dressed so fine
You threw the bums a dime in your prime, didn't you?
People'd call, say, "Beware doll, you're bound to fall"
You thought they were all kiddin' you
You used to laugh about
Everybody that was hangin' out
Now you don't talk so loud
Now you don't seem so proud
About having to be scrounging for your next meal.

How does it feel
How does it feel
To be without a home
Like a complete unknown
Like a rolling stone?
"

Coverizzata da Rolling Stones (d'obbligo, si direbbe) e Jimi Hendrix, ci si chiede se questa aspra ballata rock non sia rivolta da Dylan a Dylan stesso, quello che ha abbandonato la strada vecchia per quella nuova. Resterà un enigma. La ruvidezza del sound si trasferisce anche alla seguente "Tombstone Blues", un country rock a tutta velocità che mette in mostra il pallino di Dylan per il surrealismo e quel ritornello enigmatico che sembra riprendere per un attimo le sue tematiche "politiche":

"Mama's in the fact'ry
She ain't got no shoes
Daddy's in the alley
He's lookin' for the fuse
I'm in the streets
With the tombstone blues
"

La struttura riprende quella della canzone precedente: la musica fa da sottofondo al delirio torrenziale di Dylan, le parti strumentali sono limitate. Il blues malinconico di "It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry" riprende una classica immagine della "musica del diavolo" ed è appena più contenuta del solito, l'armonica graffiante di Dylan fa il resto: una perla minore incastonata in un album di diamanti. Ma un altro dei brani storici di Dylan è "Ballad Of A Thin Man", un pianoforte cupo e misterioso introduce il tremolo della chitarra e i sibili sinistri delle tastiere, con la batteria sciatta e strascicata e sostenere i versi sarcastici di Dylan:

"You walk into the room
With your pencil in your hand
You see somebody naked
And you say, "Who is that man?"
You try so hard
But you don't understand
Just what you'll say
When you get home

Because something is happening here
But you don't know what it is
Do you, Mister Jones?
"

Il testo non da alcun indizio per identificare il Signor Jones vituperato da Dylan nel testo, più probabile che egli ce l'avesse con la classe giornalistica in generale, con la quale il non proprio accomodante Robert Zimmerman aveva avuto qualche problema. Un'altra delle classiche litanie di Dylan, la musica va più o meno per conto suo in un delirio free form di tremolo e tastiere che ha il compito di sceneggiare sonoramente il racconto del cantante. Di tutt'altra fattura il rock dolce e ritmato di "Queen Jane Approximately", la quale potrebbe essere una canzone d'amore, di gelosia, rimpianto o addirittura di tutt'e e tre le cose:

"When your mother sends back all your invitations
And your father to your sister he explains
That you're tired of yourself and all of your creations
Won't you come see me, Queen Jane?
Won't you come see me, Queen Jane?

Now when all of the flower ladies want back what they have lent you
And the smell of their roses does not remain
And all of your children start to resent you
Won't you come see me, Queen Jane?
Won't you come see me, Queen Jane?
"

Ancora una volta, la Regina Jane è un personaggio che solo Dylan potrebbe identificare con certezza. Ma dietro all'enigmaticità delle parole colpisce il dolce rimpianto delle chitarre, il pianoforte al tempo stesso gioioso e malinconico, la dizione nostalgica e appassionata di Dylan e il suo scatenato assolo all'armonica posto in chiusura. Seguendo la prassi dei cambiamenti più o meno bruschi ma ben concatenati che regola quest'album, tutt'altro che disposto a ripiegare su questa o quelle sonorità soltanto, la title-track è una versione amfetaminica e demente di "Tombstone Blues", il ritmo trascinante fa da sfondo ai suoni scoppiettanti e assurdi delle chitarre e al fluire spigliato delle note del pianoforte, mentre il testo è un altro dei pastiche surreal-drogati di Dylan:

"Well Mack the Finger said to Louie the King
I got forty red white and blue shoe strings
And a thousand telephones that don't ring
Do you know where I can get rid of these things
And Louie the King said let me think for a minute son
And he said yes I think it can be easily done
Just take everything down to Highway 61.
"

Dylan decide, dopo questa straniante fetta di rock'n' roll, di proseguire con un brano ancora diverso: "Just Like Tom Thumb's Blues" è un altro rock contemplativo e soffice come "Queen Jane", in cui Dylan dimostra che, nonostante la sua immagine hipster e il suo sarcasmo surreale da drogato ad oltranza, egli è interessato anche alla parte meno dolce dell'amore, allo smarrimento della solitudine:

"When you're lost in the rain in Juarez
And it's Eastertime too
And your gravity fails
And negativity don't pull you through
Don't put on any airs
When you're down on Rue Morgue Avenue
They got some hungry women there
And they really make a mess outa you
"

Sembra quasi di sentire il Jim Morrison di "Strange Days" in questi versi sconsolati, quelli dell'uomo che trova consolazione solo nel sesso. è una canzone commovente chiusa ancora una volta da un assolo di armonica cortesia dello stesso Dylan, perfetta introduzione all'ultimo, fluviale brano dell'album: "Desolation Row". è inutile citare brandelli di testo, riportare le bizzarre citazioni di Dylan (tra le quali si contano Einstein, T.S. Eliot ed Ezra Pound, Ofelia e il Titanic) per descrivere quella che è, sostanzialmente, una visione apolittica ed altrettanto impenetrabile rispetto alle altre creazioni che compogono "Highway 61". Il vero colpo sono le sonorità che egli impiega per sceneggiare il suo discorso: non più i suoni grezzi della chitarra elettrica, ma quelli caldi e al tempo stesso mesti della chitarra acustica, nello stile del Dylan pre-Newport Festival, per confezionare il suo personalissimo "bestiario" della razza umana: scienzati, poeti e figure bibliche si trovano tutte nello stesso Vicolo della Desolazione, dove Dylan riduce tutti allo status di figure vuote e insignificanti, come a voler ridurre al nulla il loro valore: non più un'invettiva, dunque, ma una sorta di anti-manifesto dell'umanità, umiliata nei suoi miti e dipinta come un truce ammasso di mostruosità alla ricerca di un senso. Resta uno dei brani più difficili e visionari della musica tutta.

Dylan percorrerà ancora una lunga strana dopo quest'album (le atmosfere impalpabili e metafisiche di "Blonde On Blonde", il fascino delle allusioni bibliche e della scarna semplicità di "John Wesley Harding", i deliri-prediche di stampo grettamente religioso dei suoi "album della conversione", come "Saved" e "Slow Train Coming", o l'incomprensibile e sconnesso ammasso di stranezze che è "Self Portrait" fino al più recente e vendutissimo "Modern Times") ed egli ne combinerà un po' di tutte i colori: un libro ("Tarantula") qualche film da attore in cui egli è stato giudicato più che altro come "dilettantesco" e "ridicolo" (il suo "Renaldo And Clara") e le sue più recenti collaborazioni con personaggi come Slash ("Under The Red Sky") e Daniel Lanois ("Oh Mercy"). In questo colorito panorama "Highway 61 Revisited" sopravvive non solo come la geniale reinvenzione personale di un artista mai pronto a soddisfare le aspettative altrui, sempre alla ricerca di una personalissima voce, ma anche come quello che ha reso la figura del cantautore popolare quanto i gruppi pop come Beatles e Beach Boys. Egli ne ha avuto per tutti: lo slang stradaiolo dei giovani, le aspre invettive politiche che il "Movement" degli anni '60 voleva far proprie, i criptici ma affettuosi ritratti d'amore del folk tradizionale, la malinconia agonizzante del blues, il moralismo rigido e talvolta un po' bigotto del country. Ma in nessun caso egli ha copiato questi generi. Bob Dylan piegava anche loro alla sua sensibilità. Finchè ogni album non era, inequivocabilmente, un'altra pagina della sua storia e anche della nostra, come appassionati ascoltatori di musica.
01. Like a Rolling Stone
02. Tombstone Blues
03. It Takes a Lot to Laugh, It Takes a Train to Cry
04. From a Buick 6
05. Ballad of a Thin Man
06. Queen Jane Approximately
07. Highway 61 Revisited
08. Just Like Tom Thumb's Blues
09. Desolation Row
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