Scritto da D.F.
Titolo: Never Mind the Bollocks Here's the Sex Pistols Autore: The Sex Pistols Produttore: Chris Thomas Anno: 1977 Etichetta: Virgin Elemento:

I
l caro vecchio 1977. L'anno del punk e in particolare dei Sex Pistols. Si fa strada nel mondo giovanile una concezione di musica intesa come ribellione, sputo, bestemmia, il tutto basato su accordi elementari e feroci e su canzoni che puntano più a colpire che ad affascinare, ovvero, la formula vincente delle canzoni-fulmine di un gruppo di ragazzi scalcagnati che suonano sotto il nome di Ramones. è la ricetta secondo la quale John Lydon (meglio conosciuto come Johnny Rotten, voce) Sid Vicious (basso, prima di lui Glen Matlock) Steve Jones (chitarra) e Paul Cook (batteria) cucinano questo "Never Mind The Bollocks", album che è possibile amare oppure odiare ma che va sicuramente annoverato come una delle avventure più estreme e riuscite di tutta la musica rock. Si parlava di musica rozza ed elementare: non potrebbero esserlo di più brutalità come l'apripista "Holydays In The Sun", con il suo ritmo sostenuto, il suo riff ficcante e il ghigno sarcastico di Lydon a sgranare una sconnessa invettiva sociopolitica. Queste sono le coordinate sulle quali si muove l'intero album: introduzioni martellanti ed epiche, riff di una semplicità disarmante suonati con sguaiatezza incredibile, e vocals schifate e sarcastiche che sputano testi al vetriolo su argomenti come depressione, apatia, fascismo e sfruttamento. L'unico membro davvero ignorante a livello musicale è Sid Vicious, il quale, dopo aver cercato di imparare a suonare il basso dal mitico Lemmy dei Motorhead, decise che, in effetti, quattro accordi erano più che sufficienti, ma gli altri tre non cercano certo di confezionare un capolavoro di tecnica. Erano decisamente più interessati alla decrepita e sonnolenta Inghilterra degli anni '70, martoriata dalla crisi economica e morale, patria di migliaia di giovani disillusi e feriti pronti a riconoscersi nelle trame assordanti e furibonde di inni all'apatia come "Bodies" (sull'aborto) "Seventeen" (con quel cantico "I'm a lazy sod" che la dice lunga) e "Pretty Vacant", vero e proprio anthem della condizione giovanile:

"I don't pretend 'cause I don't care
I don't believe illusions too much is real
Stuff your cheap comment cause we know
what we feel, we're so pretty, oh so pretty,
we're vacant
"

Ma la furia distruttrice di questi quattro teppisti viene fuori ancora più evidentemente in autentiche canzoni-insulto: la prima è "Anarchy In The UK", che fa a pezzi con lucida rabbia il conformismo e l'ipocrisia della società britannica:

"I am an antichrist
Don't know what I want
but I know hot to get it
Anarchy in the Uk
it's coming sometime and maybe
I give a wrong time stop traffic line
Your future dream is a shopping scheme
"

La seconda è la "blasfema" "God Save The Queen", dissacrante rilettura dell'inno britannico, dove "she's not a human being" e dove si realizza il celeberrimo e immortale slogan punk "No future", sotto il quale si riuniranno le masse insoddisfatte e depresse dell'Inghilterra perbenista e decadente. è sorprendente come una tradizione così aspramente nichilista e pressochè anti-qualsiasi cosa sia riuscita a sopravvivere così a lungo. Le invettive sprezzanti e schifate di quattro schizzati (guidati da un furbone come Malcom McLaren) hanno rappresentato una sfida chiara e potente all'establishment (sebbene poi i risultati siano stati quelli che sono stati) che ha reagito con l'ostracismo e la censura, le sue armi migliori. Ma che hanno in qualche modo raccolto il dolore di masse giovani soffocate dai virtuosismi stordenti e spesso inutilmente cerebrali di innumerevoli band progressive e psichedeliche, alla ricerca di una musica che raccontasse il loro mondo fatto di squallore, droga e solitudine. Come ho detto prima: non è obbligatorio adorare "Never Mind The Bollocks". Però si deve riconoscere quanta forza propulsiva muova un progetto del genere. Progetto che, forse, al giorno d'oggi si può dire tranquillamente impensabile.
01. Holidays in the Sun
02. Bodies
03. No Feelings
04. Liar
05. God Save the Queen
06. Problems
07. Seventeen
08. Anarchy in the UK
09. Submission
10. Pretty Vacant
11. New York
12. E.M.I.
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