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l 1991 rappresenta senza dubbio la stagione musicale più prolifica dell'ultimo ventennio: mentre a Seattle con l'uscita di Nevermind dei Nirvana e Ten dei Pearl Jam esplodeva il fenomeno grunge e la massa si cibava di grandi dischi mainstream come
Achtung Baby degli U2, l'omonimo dei Metallica e Out Of Time dei R.e.m., la scena indipendente si mostrava altrettanto feconda, dando alla luce nel giro di pochissimi mesi una serie impressionante di capolavori destinati a influenzare tantissimo il linguaggio musicale delle generazioni future, tra cui non possono non essere citati Yerself Is Steam dei Mercury Rev, Loveless dei My Bloody Valentine e Spiderland degli Slint.
Il 1991, tuttavia, oltre che per questi eventi, merita di essere ricordato anche come l'anno della incredibile resurrezione artistica dei Red Hot Chili Peppers, band punk-funk californiana che pareva irrimediabilmente destinata ad un precoce declino a causa della vita tutta eccessi e sregolatezze dei suoi membri.
Appena tre anni prima, infatti, la storia dei peperoncini, formazione capace nel giro di pochissimo tempo di costruirsi un discreto nome grazie alle incendiarie esibizioni live ed a un paio di video in altissima rotazione su MTV, sembrava tristemente giunta al capolinea: il 25 giugno 1988 il talentuoso chitarrista Hillel Slovak, dotato di uno stile assolutamente unico e personale, membro fondatore della band insieme ai compagni di liceo Anthony Kiedis (voce) e Michael “Flea” Balzary (basso), moriva di overdose.
A seguito di tale drammatico evento, il batterista Jeremy Irons, scioccato dall'accaduto, decideva di ritirarsi dalle scene (salvo tornare sulla sua decisione ed entrare in pianta stabile nei Pearl Jam poco tempo dopo), mentre Kiedis, amico fraterno di Slovak e come lui dedito all'utilizzo delle droghe pesanti, si rifugiava per alcuni mesi in un paesino del Messico al fine di tentare di disintossicarsi e riflettere sul proprio futuro.
Quando il Nostro si ritrovò insieme al fedele Flea desideroso di ricominciare, c'era quindi prima di tutto un gruppo da ricostituire.
Furono così effettuati numerosi provini, al termine dei quali vennero arruolati il potente batterista Chad Smith e, soprattutto, il giovanissimo chitarrista John Frusciante, un fragile diciottenne gran fan di Hillel e capace di riprodurre al meglio l'inconfondibile sound del proprio idolo dichiarato.
Nel giro di pochi mesi fu quindi realizzato il discreto
Mother's Milk, album che segnava il ritorno dei peperoncini sulle scene, lavoro preceduto dall'uscita singolo
"Knock me down", pezzo dedicato proprio al chitarrista prematuramente scomparso.
E' però solamente col successivo
Blood Sugar Sex Magik, primo disco pubblicato sotto l'egida di una major come la Warner, che la band fece il definitivo salto di qualità.
Gran merito di questo è sicuramente ascrivibile al produttore Rick Rubin, il quale riuscì nell'impresa di ripulire e levigare il suono dei Red Hot Chili Peppers perdendo solamente in minima parte quell'aggressività e quella fisicità che fino a quel momento erano stati il tratto distintivo della loro proposta musicale.
Parte della critica di fronte a tale operazione storse in naso, additando il disco in parola come una sorta di gigantesco compromesso tra la musica che il gruppo voleva realmente realizzare e le velleità commerciali della Warner, desiderosa di creare un prodotto facilmente fruibile, in grado di conquistare le masse e lanciare finalmente i RHCP nell'elite dei grandi gruppi rock mondiali.
In realtà non è stata la prima volta, né sarà l'ultima, che il sapiente lavoro di un produttore si dimostra decisivo nell'incanalare al meglio le idee e le energie di un artista, permettendogli di raggiungere quei vertici che da solo non sarebbe mai stato capace di toccare.
L'album dura oltre 70 minuti e contiene brani che traggono ispirazione tanto dal funk più tradizionale e dall'hip-hop, quanto dall'hard rock e dalla musica pop.
Se appare eccessivo sostenere, come alcuni in passato hanno cercato di fare, che questo lavoro abbia contribuito a dar vita ad un nuovo genere musicale, il crossover, tentativo di commistione tra stili e sonorità diversissime tra loro, è altrettanto indubbio che Blood Sugar Sex Magik debba essere considerato uno dei migliori album di sempre all'interno di tale genere di riferimento.
La qualità del materiale registrato nel corso di quelle sessioni si rivelò talmente elevata che anche una ballata incredibile come “Soul to Squeeze”, considerata da più di un fan l'autentico capolavoro della band, fu esclusa dalla tracklist definitiva e relegata al ruolo di b-side, salvo divenire col passare degli anni uno dei brani più acclamati nel corso delle esibizioni dal vivo.
Il successo di Blood Sugar Sex Magik fu assicurato prima di tutto dal trascinante singolo “Give It Away”, adrenalinico funk-rap sorretto da un basso palpitante, e dalla ballata “Under the Bridge”, senza dubbio il brano più popolare all'interno del repertorio del gruppo, pezzo costruito intorno ad una serie di azzeccatissimi riff di Frusciante in cui Kiedis descrive in modo toccante le sue drammatiche esperienze con l'eroina.
In realtà, però, tutte le composizioni presenti sul disco si attestano su livelli vicini all'eccellenza.
Brani come “Suck My Kiss”, “Breaking The Girl”, “The Power Of Equality”, “My Lovely Man” o “Sir Psycho Sexy” possono a tutti gli effetti essere considerati la perfetta sintesi della proposta musicale dei peperoncini: una miscela assolutamente esplosiva tra i testi sfrontati ed il rapcore di Kiedis, l'irresistibile vena funky e la potenza hardcore dell'accoppiata Flea - Chad Smith (a parere di chi scrive una delle migliori sezioni ritmiche di sempre) ed il gusto per la melodia di Frusciante, capace col passare del tempo di affrancarsi totalmente dal fantasma di Hillel e sviluppare uno stile proprio.
Da ricordare come tutte canzoni dell'album siano state dedicate a Mike Watt, bassista e cofondatore dell'influentissimo gruppo hardcore dei Minutemen, modello dischiarato di Flea, nonchè suo amico personale.
Ottenuto finalmente quel successo così a lungo inseguito, la band intraprese un imponente tour mondiale, durante il quale, tuttavia, il giocattolo si ruppe nuovamente, con il giovane Frusciante che, anche a causa del massiccio uso di droghe, perse progressivamente il controllo della propria vita arrivando ad annunciare, durante una tappa in Giappone, il clamoroso ritiro dalle scene.
Seguiranno ulteriori cambi di formazione, inaspettati ritorni e nuove imprevedibili resurrezioni, fino all'apparentemente irreversibile declino finale di una delle band simbolo del rock alternativo americano... Questa, però, è già tutta un'altra storia.