Scritto da A.D.
Titolo: Black Sabbath Autore: Black Sabbath Produttore: Rodger Bain Anno: 1970 Etichetta: Warner Elemento:

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olte volte il termine “seminale” viene utilizzato a sproposito dalla critica musicale più colta, la quale in più di una occasione, forse per un eccesso di snobismo, ha mostrato la tendenza ad attribuire a band e dischi pressoché sconosciuti un’importanza storica assolutamente eccessiva rispetto al loro reale valore artistico ed all’influenza effettivamente avuta sulle generazioni a venire. Non è però questo sicuramente il caso di questo celeberrimo album, giustamente considerato da chiunque abbia un minimo di background musicale il punto di partenza dal quale ha avuto origine e si è sviluppata la musica “heavy” tutta. Siamo nel 1970, quattro musicisti cresciuti nei sobborghi di Birmingham, John "Ozzy" Osbourne (voce e armonica), Anthony "Tony" Iommi (chitarra), Terry Butler (basso) e Bill Ward (batteria), abbastanza noti tra i giovani della città grazie al riuscitissimo mix di blues bianco e psichedelia che proponevano, si vedono offrire un contratto dalla Warner ed hanno così la possibilità di incidere il loro primo disco. Un nuovo fondamentale capitolo della Storia della Musica Rock inizia così, in un modo forse un po’ banale. Ma che “Black Sabbath” non è un album come tanti lo si può facilmente intuire anche solo osservando la copertina: una chiesa in mezzo alla campagna, il sole al tramonto a disegnare inquietanti giochi di luci ed ombre, e lì in mezzo Lei: una misteriosa donna, totalmente vestita di nero e con il capo coperto da uno scialle, che sembra sia lì ad aspettarti. Non si sa chi sia e cosa voglia, ma un'aurea di negatività pare circondarla ed il suo aspetto è decisamente poco rassicurante. Bisogna avere davvero tanto coraggio e un po’ di sana incoscienza per decidere di seguirla. Chi troverà la forza per mettere il cd del lettore e premere il tasto play avrà però la possibilità di vivere un’esperienza assolutamente straordinaria: come un novello Dante, verrà traghettato all’Inferno e potrà farsi una bella gita guidata in mezzo alle anime dannate per l’eternità. Non è un caso che questo disco si apra con un brano intitolato proprio “Black Sabbath”: tanto per mettere subito le cose in chiaro, Ozzy e soci decidono di iniziare con quello che a tutti gli effetti può essere considerato il loro manifesto programmatico. Basta così lasciar passare pochi secondi per capire che ci stiamo muovendo all’interno di territori assolutamente nuovi, che nessun altro prima aveva osato percorrere. Pioggia scrosciante, tuoni, i rintocchi di una campana in lontananza… Benvenuti all’interno di un incubo, il loro incubo. Poi, come se tutto questo non fosse sufficiente, ecco che parte la musica. Un riff di chitarra lento, pesante, inesorabile. Altre band dell’epoca suonavano duro, i Deep Purple e i Led Zeppelin in quegli anni godevano già di una certa notorietà, ma nessuno prima aveva avuto il coraggio di proporre un sound così oscuro ed opprimente. Il blues dei Cream appare totalmente stravolto. Quando al suono distorto della chitarra di Iommi ed alle ritmiche scandite dall’accoppiata Butler / Ward si aggiunge la voce sgraziata e da “vampiro” di Ozzy, frontman perverso e sfrontato, il quadretto demoniaco appare finalmente completo. Ed è capolavoro. Il viaggio ha avuto inizio, i cancelli dell'Inferno si sono ormai spalancati e l’ascoltatore si trova a vagare tutto solo in mezzo alle tenebre. Proseguendo nel cammino, capita così di imbattersi in un Mago (“The Wizard”) e addirittura di vivere una storia d’amore con Lucifero in persona, come avviene in “N.I.B.”, uno dei brani più belli e controversi dei Sabbath, interamente costruito su un solido riff di Iommi, che nell’occasione si esibisce anche in un riuscitissimo assolo finale. La cadenzata “Evil Woman” (che si tratti della donna raffigurata sulla copertina?), cover degli americani Cow, rappresenta sicuramente un'altra parentesi assolutamente degna di nota, così come l’intermezzo strumentale di “Sleeping Village”, uno dei pezzi in cui il debito della band verso la musica di Cream e Led Zeppelin appare più evidente. Chiude l’album “The Warning”, brano costruito intorno ad un azzeccato giro di basso di Butler, prima che Iommi prenda in mano la situazione e si esibisca in una allucinata divagazione sul tema.
01. Black Sabbath
02. The Wizard
03. Behind the Wall of Sleep
04. N.I.B.
05. Evil Woman
06. Sleeping Village
07. The Warning
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