Scritto da D.S.

Titolo: Doolittle Autore: Pixies Produttore: Gil Norton Anno: 1989 Etichetta: 4AD Elemento:


D
omanda: "Quale band ha maggiormente rappresentato il rock alternativo americano negli anni Ottanta?"

Le risposte possibili sono: il noise rock di Sonic Youth e Fugazi forse, oppure il proto-grunge sabbathiano dei primi Melvins, o ancora l'art-rock dei Jane's Addiction e perché no anche l'industrial gotico degli Swans. Tutti gruppi che si sono guadagnati un posto nella storia, lasciando ai posteri un'eredità a volte non solo ingrombrante, ma del tutto insuperabile.


Alla lista manca tuttavia un nome, ed esce nel 1986 sulla ruota di Boston, nel Massachusetts. Sono i Pixies di Charles Thompson, meglio conosciuto come Black Francis, autori di due dei maggiori episodi dell'indie rock degli Ottanta: Surfer Rosa e Doolittle.

Se il primo full-lenght raccoglie legittimamente grandi elogi da parte della critica per dei brani power-pop freschi e aggressivi, è con il successivo Doolittle che i Pixies perfezionano il loro stile. La forma-canzone viene nobilitata con degli arrangiamenti sempre funzionali alle melodie, spesso accattivanti quando non irresistibili. A riascoltarli oggi, questi quattordici brani sembrano essere invecchiati come meglio non potevano, probabilmente anche meglio di ciò che avrebbero poi sfornato arcinote band a loro ispiratesi.

Doolittle è fondamentalmente un album che infila una dietro l'altra solo canzoni di ottima fattura, scavalcando il pur originale Surfer Rosa.

Si parte con "Debaser", un pezzo di una forza tale da rappresentare da solo il punto più alto raggiunto dal rock di quegli anni. Il basso di Kim Deal prepara l'ingresso alle due chitarre, prima che la batteria imbastica il tempo su cui la voce hardcore di Francis urla i propri racconti non-sense. Uno stile, dei contenuti che faranno furore anche quando ad intepretarli sarà Kurt Cobain. Già, i Nirvana, forse sono loro i maggiori debitori della lezione dei Pixies. Certo la band di Boston propone un rock più scanzonato e sarcastico, ma le influenze in termini di strumentazione e arrangiamenti, nonché come si diceva di linguaggio, sono spesso clamorose. Manca quel peso esistenzialista incombente sull'alfiere del grunge, ma se ci si riflette bene, a loro modo anche i Pixies rappresentano i sentimenti disincantati di una generazione.

Forse il vertice dell'intera discografia dei Pixies è tuttavia la deviata "Tame", due minuti di malatissimo post punk, che si risolvono del disumano amplesso del più pericoloso dei serial killer in circolazione. Bestiale capolavoro. Altro che "domato".

Quello che piace dei Pixies è che non rinunciano mai alla melodia, a costo di sembrare näif o kitch. E in fondo così sono: si ascoltino "La La Love You" o "I Bleed", in cui viene fuori il chitarrismo di Fugazi e Sonic Youth in un contesto non lontano da una storia di tarantiniana visione. E' puro pulp il loro stile.

E allora ecco Francis mascherarsi da Lou Reed per raccontarci della scimmietta che va in paradiso. Quei violini tradiscono ambizioni pop forse ereditate dai Velvet Underground, e se l'uomo è cinque e il diavolo è sei, allora Dio è sette, Dio è sette, Dio è sette. No, decisamente, in italiano non rende. Questa scimmia va in paradiso ad ogni modo.

L'informale e rumoristica "Dead" sembra la versione dei Pixies dell'emergente fenomeno industrial rock, in cui la voce metallica pare imitare quella dello speaker di una fabbrica.

L'album scorre via liscio come l'olio, merito anche della durata dei brani, ma soprattutto di melodie divertenti a cui è difficile resistere. Si pensi a "Wave of Mutilation", in cui il protagonista finge un suicidio guidando la sua macchina fino a dentro il mare, per poi continuare fantasticamente verso il largo. Appena un minuto e cinquanta secondi anche per "There Goes My Gun", un western post-moderno in salsa pulp.

I Pixies hanno forgiato un nuovo linguaggio, tanto seminale per miriadi di band garage rock - e grunge - quanto ancora oggi freschissimo e probabilmente insuperato. Non c'è niente da fare, il posto nella storia se lo sono assicurati anche loro.

 

 

01. Debaser
02. Tame
03. Wave of Mutilation
04. I Bleed
05. Here Comes Your Man
06. Dead
07. Monkey Gone to Heaven
08. Mr. Grieves
09. Crackity Jones
10. La La Love You
11. No. 13 Baby
12. There Goes My Gun
13. Hey
14. Silver
15. Gouge Away

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