I
l ritorno dei Liars rappresenta un momento significativo secondo diversi punti di vista; le soddisfazioni, gli spunti di interesse legati all’ascolto di Sisterworld sono facili da scoprire, sia attraverso l’ascolto disimpegnato del fruitore medio, sia mediante quello attento dell’addetto ai lavori, o del simil tale.
In attività da quasi dieci anni, con cinque album all’attivo, il trio australo-californiano è ormai da considerare come uno dei principali punti di riferimento per la musica che verrà, l’avanguardia più presente, riconoscibile e godibile della scena rock.
Cosa avranno mai fatto? Perché riconoscergli tutti questi meriti? Ma soprattutto, domanda immediatamente successiva, cosa rende la loro proposta allo stesso tempo così seduttiva e così scomoda? Quale incantesimo c’è alla base della magia del Liars?
I ragazzi hanno alle spalle un cammino ben definito sin dall'inizio. Hanno infatti saputo limare e livellare il proprio enorme talento, attrezzando i propri lavori di diversi ed egualmente affascinanti piani interpretativi. Quale modo migliore per attrarre attenzione ed apprezzamenti. Già con l’esordio, They Threw Us All in a Trench and Stuck a Monument On Top (2001), esprimevano in pieno il loro spiccato talento compositivo, riaccendendo l’attenzione verso il post-punk-garage. Compito per altro non facile, riuscendo allo stesso tempo a risultare freschi, dinamicissimi e scherzosi. Il primo vero capolavoro della loro discografia risale però al 2004. They Were Wrong So We Drowned, figlio anche dell’influenza newyorkese e di Dave Sitek, è un lavoro strepitoso sotto ogni punto di vista, una summa perfetta della loro poetica. Qui si commistionano l’art-post-punk e la destrutturazione melodica unita a quella concettuale. Paroloni per definire il genio (s)regolato dei Liars, fatto di loop elettronici, riff, suoni cacofonici quanto magnetici, acidità melodica e delirio vocale. Una goduria prima impensabile per orecchio e mente.
Tutto si basa sul concetto di destrutturazione, distruzione, detrimento. Una volta dimostrato platealmente di saper scrivere grandi canzoni, i Liars hanno deciso di rovesciare, rinverdire e destabilizzare il loro approccio, scomponendo i pezzi del loro genio compositivo e riassemblando il tutto assecondando esclusivamente il loro lato più folle. L’abc musicale è dato per scontato, lo sfoggio di tecnica e maturità compositiva è bilanciato dallo stream of consciousness artistico utilizzato per definire il tutto risultante. Questo, unito ad una godibilità che si rivela con il tempo, fa di They Were Wrong So We Drowned un vero capolavoro.
Il passo successivo è
Drum’s Not Dead (2006) ineguagliato apice della loro produzione. Immersi nell’avanguardia più libera i Liars definiscono qui un modo leggermente diverso di spaziare fra suoni e scherzi artistici, organizzando un affresco tanto omogeneo quanto alienato, incredibilmente compatto e efficace nella sua struttura scriteriata. Suono ovattato, esondante a tratti, ritmi tribali e frenetici assistiti da brusche frenate e aperture melodiche, uno splendido calderone in cui i tre fondono efficacemente ogni possibile velleità artistica. I Liars si esprimono a questo punto con un linguaggio tutto loro, scrivono un tracciato musicale mai esplorato prima.
Oggi è il turno di Sisterworld. Di quante e quali componenti sia fatta la musica dei Liars lo si capisce solo dopo parecchi ascolti. Con questo non voglio dire che il primo contatto sia insapore o innocuo, ma che per poter giungere al definitivo ascolto esaltato ma cosciente occorre del tempo e uno sforzo particolare. Il territorio marcato dai tre è talmente vasto che ogni loro nuova produzione, così come è successo per il disco omonimo del 2007, riesce a cogliere impreparati.
È per questo che quando, per la prima volta, abbiamo ascoltato “Scissors” abbiamo stentato a credere che l’introduzione fatta da coro a capella e archi seriosi potesse essere opera loro. Fondamentale è quindi ricordarsi sempre di aver a che fare con dei personaggi capaci di muoversi con estrema disinvoltura fra diversissimi generi e sonorità, artisti capaci di fare sempre e comunque quello che gli pare.
Sisterworld è riassumibile nella frase qui sopra; il disco non è altro che l’ennesima riprova dell’approccio libero utilizzato dai Liars, strepitosamente in grado di dare sfoggio di talento in qualsiasi ambito questi decidano di spendersi. I primi tre pezzi lasciano letteralmente a bocca aperta: la struttura istericamente catchy di “Scissors”, l’incedere ipnotico di “No Barries Fun”, il giro di basso e l’arrangiamento dei violini di “Here Comes All the People” sono tutti vertici della loro carriera. Sisterworld si affianca all'album omonimo superandolo per qualità e quantità di idee in esso raccolte. I passaggi più pesanti che ricordano gli esordi scalmanati della band (“The Overachievers”, “Scarecrows on a Killer Slant”) si accompagnano a episodi più freddi e claustrofobici (la magnifica “Proud Evolution” e “Drip”). Quello che colpisce particolarmente è la profondita dei suoni, la produzione, che dai crediti risulta affidata a Tom Biller, ha influenzato la diversa disposizione di suono e la miglior definizione delle sovrapposizioni strumentali.
Capitolo a parte merita l’artwork, come sempre fra i migliori che possa capitare di tenere fra le mani. La deluxe edition presenta una particolare struttura a fisarmonica capace di ricreare l’effetto ottico della foresta/isola su cui i Liars da novembre a questa parte paiono essere naufragati. Anche questa volta, essenziale per godere pienamente del disco è necessario averne l'originale, anche per l’obiettivo fascino che l'oggetto, per la cura con cui è prodotto, emana.
Quanto profondo sarà il segno che il passaggio dei Liars lascerà sulle spalle e nella mente di chi si impegnerà nel loro stesso ampissimo campo è difficile da prevedere. Di certo il primo enorme merito da attribuire ai Nostri è l’aver ripristinato le distanze fra pubblico e auditorio, alzando il livello della produzione racchiudibile nell’enorme calderone dell’indie democraticizzato in ogni direzione, in uscita ed entrata. Questo significa scrivere la storia di un modo di concepire la musica pop. Enormi intrattenitori, maestri folli di scienze da loro scritte e direzionate, i Liars di oggi sono un punto di riferimento essenziale della moderna arte musicale, e quindi: divertitevi, divertiamoci! È la nostra occasione.
80/100
LiarsLiarsLiars