
I
quattro anni trascorsi da Ys hanno permesso ai più di annoverare Joanna Newsom fra i giovani talenti che inseguono il genio, lo accarezzano, lo perdono di vista e faticano a riprenderlo. Ys era un traguardo non indifferente per la ragazza californiana. Dal pop articolato del precedente The Milk-Eyed Mender, fattosi notare solo agli assidui esploratori della rete, Joanna era arrivata a partiture complesse e melodie insidiose sulle quali adagiava, con la stessa ingenua delicatezza di una bambina, la voce di un'infanzia che ognuno di noi ha vissuto e non ricorda mai con precisione. Ys aveva smosso le fin troppo calme acque di un cantautorato stagnante e tendenzialmente fine a se stesso, andando a conquistare quasi all'unanimità la critica specializzata, ma aveva anche insinuato il dubbio che Joanna Newsom avesse appena scalato la sua vetta artistica e fosse ormai destinata a scomparire come l'ennesima meteora indipendente.
Have One on Me ribatte alle domande sul futuro di Joanna cancellando ogni questione di incertezza, prendendosi due ore di tempo e tre LP per argomentare la sua risposta. La durata complessiva può sicuramente spaventare l'ascoltatore impreparato, così come l'annuncio di un triplo album aveva turbato anche il fan più affezionato. Tuttavia, l'autrice appare a suo agio e sicura fin dal sensuale ritratto in copertina, una visione barocca che tradisce una cura precisa nella costruzione di un immaginario personale tutto da esplorare.

A differenza di Ys, la musica di Have One on Me è meno pomposa e più diretta in diversi frangenti, senza per questo rinunciare ad arrangiamenti gustosamente ricercati e addirittura più articolati che in precedenza. Composizioni lunghe e dense di narrazione si alternano a canzoni più contenute che completano, e migliorano, gli esperimenti iniziati in The Milk-Eyed Mender, come ad esempio "Occident" o "'81". Sia che li prendiamo separatamente o tutti in una volta sola, i diciotto pezzi finali lasciano la sensazione che il talento di Joanna non venga mai sprecato nell'autocompiacimento, nemmeno per un attimo. La strumentazione rispetto al passato è più varia, e dal punto di vista stilistico Have One on Me è anche più ambizioso di Ys. Abbandonate le orchestrazioni di Van Dyke Parks, di cui è rimasta poca traccia, Joanna, anche in veste di produttrice con l'aiuto al mixing da parte del compagno di etichetta Jim O'Rourke, inserisce accanto alla sua sempre affascinante arpa un ventaglio di sfumature molto ampio, con archi, banjo, fiati e ottoni messi da parte al momento giusto, in modo da lasciare spesso in evidenza l'ottimo lavoro alle percussioni di Neal Morgan che si inseriscono efficacemente sul tappeto sonoro senza oscurare l'attrice principale. Dal folk al bluegrass, dal blues alla classica contemporanea, affrontiamo un viaggio senza soluzione di continuità e con equilibrio mai precario, forte di un'anima pop anche nei momenti in cui il ritornello non è facilmente rintracciabile e che potrebbe accomunare la Newsom a Joni Mitchell o a Tori Amos. Se con la prima il confronto necessita della prova del tempo, con la seconda nemmeno si pone, perché Have One on Me è un risultato che la Amos non ha mai raggiunto, basterebbe la sola "In California" a supporto della nostra tesi.

Joanna esplora il suo passato di musicista e le sue passioni con citazionismo e autoreferenza, chiavi di accesso alla meravigliosa profondità di Have One on Me. Quello che più sorprende è il suo saper incastrare perfettamente ogni tassello, con una sapienza destinata a quei pochi, veri geni, che fanno dell'arte di imparare lo strumento per insegnare. L'avanguardia che Joanna sembrava percorrere alla ricerca di un imprecisato obiettivo è ora, finalmente, più umana, più ingenua e per questo più fascinosa, i suoi compromessi sapranno ammaliare anche i più diffidenti. Singolarmente, ogni momento di Have One on Me è meritevole di un'attenzione che sa rinnovare ad ogni ascolto come fosse fin da ora un classico senza tempo: "Good Intentions Paving Company" ci riporta fra le braccia di Billie Holiday, il suo finale strumentale è un album fotografico in bianco e nero; "Baby Birch" circonda e penetra il cuore come la più dolce delle lacrime, "Autumn" nasce in settembre per oltrepassare i mesi della stagione che dipinge e delle vite che vi fanno parte. A voi quello che rimane.
Dal punto di vista lirico, l'amore è il tema principale di Have One on Me. Non più Alice persa in epiche meraviglie, Joanna torna alla quotidianità e alle emozioni che un solo sentimento è capace di infondere in ognuno di noi. Ha dell'incredibile il suo scansare la banalità nel descrivere l'amore evitando di arrampicarsi su stucchevoli metafore. La poesia non cede di un millimetro di fronte alla potenza della musica, è uno spettacolo di calda intimità che Joanna allestisce per ogni innamorato ed è impossibile estrapolarne i momenti migliori. La voce che pronuncia ogni verso è carica di un pathos tutto particolare, non sappiamo se credere a chi dice che le nuove sfumature nel cantato sono dovute ai noduli alle corde vocali che colpirono Joanna l'anno scorso. Non importa poi molto. Quello che a noi resta è un suono più maturo, che interpreta ogni parola con maggiore espressività pur con quell'impronta originale che fin dagli esordi lo rendeva speciale.
I primi ascolti non bastano per arrivare a tutti gli apici di Have One on Me, per esaurirlo dovremo concederci alla sua magniloquenza. La nuova, coraggiosa impresa di Joanna Newsom spinge il cantautorato verso nuove frontiere che presto o tardi verranno seguite. Raggiungerle è un'altra storia, e per adesso non ci riguarda.

90/100
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