Scritto da S.P.
Titolo: Odd Blood Autore: Yeasayer Anno: 2010 Elemento:

Non ci siamo tirati indietro nel dare un ascolto ad una delle prime anticipazioni di questo 2010, consci del fatto che le temperature da inverno inoltrato di certo non creano l’atmosfera ideale per l’ascolto di un album degli Yeasayer. Ma siamo fiduciosi, d’altro canto il bizzarro gruppo di Brooklyn ci aveva lasciato un buonissimo ricordo con quell’esordio fresco e stuzzicante che era stato All Hour Cymbals, ricco tra le altre cose di alcune magnetiche canzoni come “2080” e “Wait for the Summer”. Così ci apprestiamo all’ascolto di Odd Blood con molti buoni propositi, già in parte preparati anche dal singolo uscito a fine ottobre, “Ambling Alp”, che sembrava preannunciare una seconda versione del primo disco, con quelle stesse sonorità primaverili, infantili e colorate. Tra distorsioni robotiche e clangori ferruginosi “The Children” costituisce sicuramente un’introduzione interessante, sembrando magari il biglietto da visita per l’apertura a nuove sperimentazioni al di fuori degli schemi fin qui adottati dal gruppo americano. Il già noto singolo e la successiva “Madder Red” riescono piacevolmente a catturare l’ascolto tra falsetti, pop fresco e diretto e altre trovate divertenti, ma da qui in poi la miscela esplosiva tra svariati generi non sembra più contenibile; questa volta gli Yeasayer la fanno grossa, più grossa di loro, ed esagerano fuori misura. L’ascolto inizia a perdersi in un pastrocchio di generi, di colori ed effetti speciali; la buona voce di Keating fa sempre il suo dovere, ma non riesce a salvare tutte le tracce successive dal marasma generale, ad eccezione forse di “One”. Proseguendo notiamo che gli Yeasayer riescono ad avvicinarsi allo spettro di Brian Eno, TV on the Radio, MGMT, Animal Collective, amplificano i loro tribalismi, il gospel, il freak e chi più ne ha più ne metta in un pasticcio psichedelico e prolisso – a risultare prolissi in una quarantina di minuti ce ne vuole - ruffiano e talvolta poco elegante (“Mondegreen” su tutte, una traccia in grado di rovinare da sola tutta la seconda metà del lavoro). Alla fine dei conti il disco presenta alti e bassi, niente di veramente catastrofico. Sembra tuttavia che i bizzarri americani abbiano dimostrato un’identità molto più precisa in un ingenuo album d’esordio che non in Odd Blood, dando prova, purtroppo, di aver mancato all’appuntamento che li chiamava per la definitiva consacrazione.

65/100
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