Titolo: Ovations
Autore: Piano Magic
Anno: 2009
Elemento:

O
vations è il decimo album dei Piano Magic e rappresenta un ritorno alla massima forma per Glen Johnson, il titolare del combo londinese, che a scanso di equivoci non è l'omonimo difensore del Liverpool e della nazionale inglese. Si tratta di un lavoro più ambizioso di quel che appare a primo ascolto, in cui a farla da padrone sono soprattutto le atmosfere concettualmente dark, date da un uso programmatico dei sintetizzatori e da un impianto vocale sempre suggestivo, come in "The Blue Hour", che riesce a resuscitare lo spirito degli
Slowdive, mentre altrove elementi di world music suonano comunque algidi nel contesto mistico e introspettivo di un album che non a caso si avvale della collaborazione di Brendan Perry e Peter Ulrich dei
Dead Can Dance. Il primo presta la voce che riconoscerete in "The Nightmare Goes on" e "You Never Loved This City", il secondo si è impegnato ad aggiungere qualche dettaglio (percussioni, fiati, dulcimer) a canzoni che abbisognavano solo di piccoli abbellimenti per accrescere la loro già innata eleganza. Proprio la ricerca di nuove soluzioni percussive (in realtà soprattutto sintetiche) risulta la carta vincente di canzoni che altrimenti, vuoi per il cantato di Johnson - ormai consolidato, affascinante, ma mai disposto a sussulti di tonalità - vuoi per l'atmosfera trasognata e profondamente dark di cui sono intrise, non potrebbero essere definite come un progresso rispetto a quanto di buono i Piano Magic hanno già proposto in passato. A pensar male, il passaggio quasi a vuoto di Part Monster e i tutto sommato trascurabili EP di appendice, comunque dignitosi, sembravano segnare il ridimensionamento del progetto Piano Magic che con Disaffected aveva pescato il jolly e dunque il compimento di un percorso lungo quasi un decennio.
Ma Jerome Tcherneyan, Franck Alba, Alasdair Steer ormai rappresentano molto più che una compagnia di gregari intenti a sviluppare le peculiarità del suono della band, mentre la produzione del fido Gareth Parton è riuscita nel far coesistere gli elementi tradizionali con le nuove idee, che oltre a puntare alto sulla world music come si diceva, intendono ripescare stilemi synth-pop e wave e metterli al servizio di un concetto musicale piuttosto chiaro e definito. In questo senso, la doppietta "Recovery Position" / "La Cobardía De Los Toreros" riesce addirittura a ricordare i Cure di The Head on the Door, mentre echi di
Cocteau Twins e ovviamente Dead Can Dance affiorano qua e là, soprattutto nella prima metà dell'opera.

E' un disco davvero compatto questo Ovations, che magari manca dei diversi colori garantiti dalla interpretazioni vocali di Disaffected, ma che riesce a convincere pur privo di pezzi di chiaro impatto melodico, a parte forse "The Faint Horizon", capace di unire il tipico gusto dei Piano Magic ad una ritmica marcatamente smithisiana, che però arriva tardi, quasi in chiusura di un percorso che ormai ha visto i più aver già stabilito il verdetto. Conclude il salmo erotico di "Exit", nella cui essenza
sintetica si nascondono tuttavia le ombre di Gira e Jarboe. Finito di girare, la sensazione che rimane è quella di aver appena fatto ritorno da un viaggio denso di avvenimenti ma ancora irrisolto, condito di miraggi orientali ("March of the Atheists"), tribalismi industriali ("On Edge") e nuvole scure che raramente lasciano filtrare la luce del sole. Intendiamoci, niente a che vedere con ricostruzioni patetiche di quel che fu, né di una resa posticcia della poetica wave, né tantomeno dell'esposizione forzata di tali sentimenti in musica, come spesso accade in formazioni di altri contesti (Anathema, Opeth, Porcupine Tree... parliamo di voi). E probabilmente non si tratta neanche di un capolavoro. Ma con altrettanta certezza si può ritenere Ovations un album totalmente riuscito e quindi di passaggio obbligato per chi, nel 2009, ha ancora a cuore le sorti della musica dark-wave.
Resta da spiegare il titolo. L'ovazione arriva alla fine di uno spettacolo, quando il pubblico si alza in piedi per ringraziare dell'esperienza vissuta. Ovations è inteso come l'ultimo album dei Piano Magic, quello che conclude un percorso lungo e ricco di piccole ma non minori soddisfazioni. Avete capito bene, questo nella mente e nelle dichiarazioni di Glen Johnson è l'ultimo disco a nome Piano Magic, è la fine del progetto. Magari qualche sospetto poteva esservi balenato in testa prestando attenzione ai versi di queste canzoni, ed in particolare a quella "Exit" che tradisce così tanto la volontà di un addio. Sarebbe un peccato, perché questi Piano Magic riescono ancora ad ammaliare, con una profondità che mai prima erano riusciti a toccare.
Non possiamo far altro che attendere notizie anche dal nuovo progetto che Johnson, coadiuvato da David Sheppard e dal danese Martin Holm, pare porterà avanti con l'etichetta Second Language. La novità consisterà nel fatto che le pubblicazioni di questa label saranno assolutamente limitate al numero di prenotazioni e proposte in confezioni realizzate hand-made, tutte diverse tra loro. Inoltre, le uscite non arriveranno nei negozi, ma saranno acquistabili soltanto via Internet e previa sottoscrizione annuale, comprendente cinque pubblicazioni all'anno. Tra gli artisti che hanno già dato la loro disponibilità a far parte del progetto della Second Language, possono segnalarsi Vashti Bunyan, Hauschka, Danny Norbury, Darren Hayman, Library Tapes, Klima, Ant, The Declining Winter, Richard Skelton e The Caretaker. Per info e sottoscrizioni:
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76/100