Meglio tardi che mai, Julian. In fondo nonostante il gruppo newyorkese si fosse posto momentaneamente all’ombra dei riflettori, i suoi componenti avevano continuato a guardarsi attorno. Ci hanno provato sia Albert Hammond Jr. che Nikolai Fraiture (rispettivamente chitarra e basso) ad intraprendere le loro carriere parallele, il primo con due lavori da solista ed il secondo fondando i Nickel Eye, mentre Fabrizio Moretti si univa ai Little Joy con i risultati più che discreti dello scorso anno. Stessi movimenti anche su altri fronti, Jack White stesso non ha mai smesso di comporre musica, con The Raconteurs e con l’ottimo progetto The Dead Weather, così come Julian Plenti / Paul Banks degli Interpol e la sua recente (e mediocre) prova solista. Eppure, alla faccia del fenomeno passeggero, quei genuini Strokes non sono mai stati veramente dimenticati, basta pensare a tutto l’hype che sta ruotando attorno all’uscita di questo Phrazes For the Young. Infatti è proprio quando incominciano a farsi insistenti le voci di un possibile successore di First Impressions of Earth, che Casablancas rimescola le ultime carte in tavola.
Ogni dubbio o sospetto sul fatto che Phrazes For the Young potesse suonare come una mera copia del vecchio repertorio è stato subito allontanato dal singolo che lo ha preceduto, “11th Dimension”: più che gli Strokes qui sembra di risentire i New Order. Pare sia proprio avvenuto il passaggio dal comune garage rock ad un insolito synth pop orecchiabile, eighties fino al midollo, ma altrettanto accattivante. Il brano si rivela una scelta azzeccata per un singolo fuori dai consueti schemi del trentenne newyorkese e per riaccendere di colpo i riflettori sul suo imminente lavoro. Dobbiamo aspettarci dunque l’ennesimo dischetto electro-pop da classifica? In realtà le scelte di Casablancas non risultano del tutto scontate. Le similitudini con la band di New York ci sono ma tutto sommato non appesantiscono il verdetto, basta ascoltare “Out of the Blue” e “River of Brake Lights” con quel suono, quella chitarra, quei ritornelli altalenanti e quel testi a metà tra il canzonatorio e il drammatico per farci ricordare qualcosa di già sentito, ma la verità è che è davvero un piacere risentirlo. Al contrario “Left & Right in the Dark” prosegue sulla stessa scia del singolo, anch’essa infatti abbandona tutte le vecchie influenze anni’70 per passare direttamente al decennio successivo.
Di fatto Casablancas non avrebbe bisogno di grandi introduzioni come queste per dimostrare il suo carisma, e in Phrazes For the Young sembra darne prova senza neanche ostentarlo. Chiaramente sembra impossibile che dal suo cappello possa tirar fuori addirittura una canzone country, banjo incluso, quando un attimo prima cantava “I know I’m going to hell in a leather jacket”, eppure Julian fa anche questo come se niente fosse in “Ludlow St”. A dire il vero il risultato è abbastanza bizzarro e non molto inquadrabile anche se, forse, l’intento era proprio quello di confondere le idee: “Everything seems to go wrong when I stop drinking”. Il disco poi termina con un’accoppiata finale interessante e al tempo stesso atipica per gli standard di Casablancas, “Glass” e “Tourist”, e quaranta minuti sono praticamente volati, tra ritornelli che si stampano in testa al primo ascolto ed una grande voce sempre in primo piano.
Tirando le somme il lavoro è sicuramente interessante e apprezzabile, senza eccezionali pretese o congetture, ma Julian ci mette comunque del suo riuscendo ad essere brillante in vari momenti, anche nei testi. E per chi sta aspettando gli Strokes ansiosamente al varco (si parla dei primi mesi dell’anno prossimo), questo Phrazes for the Young dovrebbe risultare un regalo particolarmente gradito, se non altro per ingannare l’attesa. In fondo questo ragazzo è stato in grado di segnare gli anni duemila, lasciamogli anche l’onore di chiuderli.
78/100
Julian Casablancas – Official Site