ortarsi venticinque anni di carriera sul groppone e sentirli alla maniera di J Mascis dovrebbe essere il sogno di ognuno di noi. Pensateci: l'underground americano è stato sdoganato dalla rivoluzione di internet, il grunge ridimensionato col senno di poi, i nomi di alcuni giganti degli eighties ritornano per temporanee reunion, brevi tour o ristampe o anche solo alla luce delle infinite proposte revival. Tuttavia, sono a ben vedere pochi gli illustri personaggi di quell'epoca così lontana a poter essere considerati artisticamente in vita ai giorni nostri. Si contano sulle dita di una mano, probabilmente. I primi due nomi che vengono in mente sono R.E.M. e Sonic Youth, tornati entrambi recentemente più in forma che mai. Il nuovo Farm dei Dinosaur Jr., primo loro disco ad uscire per la Jagjaguwar, permette di aggiungere al conteggio di cui sopra anche la band di Amherst, Massachusetts.
La formula di Mascis e compagni non subisce troppe variazioni ormai dallo scorso decennio, eppure, allo stesso modo di
The Eternal dei Sonic Youth e riallacciandosi in questo senso alla loro ultima uscita di due anni fa Beyond, sono le canzoni più che le innovazioni a fare la vera differenza. La scrittura dei pezzi, ad opera di Mascis salvo un paio di occasioni per Barlow, è infatti impeccabile sotto ogni punto di vista: se la forma non lascia spazio a nessuna immaginazione, la sostanza convince e accontenta sia il fan più intransigente che l'ascoltatore di passaggio. Con Beyond i Dinosaur Jr. avevano dimostrato una sacrosanta voglia di suonare alla loro maniera dopo un lungo periodo sabbatico, e una buona dose di talento compositivo per non sembrare così fuori dal tempo come altri loro contemporanei. Farm riparte senza indugi esattamente dallo stesso punto, e dopo qualche ascolto convince anche più della prova precedente.
Mantenendosi compatto da cima a fondo, Farm dimostra energia all'interno di una sapiente ricerca melodica, per certi versi riconducibile ai migliori
Afghan Whigs da un lato, e dall'altro ad alcune linee dei Sebadoh. L'inconfondibile voce di Mascis si fa a tratti più calda che in passato, non si trascina col quel fare scazzato ormai famoso e questo non le impedisce di ergersi sopra la corposa

strumentazione. La produzione azzeccata, sempre a cura di Mascis, non ne privilegia esclusivamente la presenza. Di ascolto in ascolto Farm ci fa notare lo spessore della sezione ritmica, e se ad un primo momento saremo coinvolti dai trascinanti passaggi vocali, a lungo andare potremo scoprire la bellezza, semplice o meno che sia, di altri elementi: ad esempio la batteria sobria nell'opener "Pieces", che coinvolge e dona solida base alla due chitarre, o la seconda chitarra in "Said the People". Liricamente Mascis non delude: lo ritroviamo giustamente meno sfaticato dei tempi che furono, ma riesce a coinvolgerci quasi come una volta con i suoi racconti per una generazione illusa. Farm può inoltre vantare alcune delle più belle soluzioni chitarristiche di Mascis, per le quali così tanti guitar hero darebbero via i loro monotoni assoli. Un esempio su tutti? "I Don't Wanna Go There", con quei quattro minuti nei quali Mascis fa gridare la sua sei corde come non faceva dai tempi di You're Living All Over Me. Stesso discorso per "I Want To Know": Mascis in forma strabiliante. Sembra quasi di rivivere alcune intuizioni dimenticate negli anni '80 in questi nuovi Dino. Meno d'assalto di Beyond, tuttavia, Farm trova anche nei suoi respiri più calmi qualcosa da non dimenticare, e soprattutto in "Plans" si ha la certezza che in questi suoni non esistono molti validi sostituti.
Gli elementi ci sono tutti. Se già Beyond era un ritorno degno di nota, nonostante alcune critiche posteriori di Barlow, con Farm siamo su un gradino di qualità più alto. Un album ascoltabile senza cedimenti di sorta, diretto sì ma senza per forza costretto a rincorrere compromessi banali, preciso nelle sue imprecisioni come ci ha sempre insegnato Mascis. Rinascono, quindi, i Dinosaur Jr., e con gli screzi da parte si dimostrano assolutamente vivi e in grado di inserirsi con onore in un 2009 carico di concorrenza. Certo e' pur vero che i Dinosaur Jr. alla storia avevano gia' consegnato il loro capolavoro, ed e' altrettanto indiscutibile la poca rilevanza che hanno oggi quegli stessi suoni. Preso atto di questo, a Farm non possiamo comunque togliere il merito di saper centrare esattamente il bersaglio che mirava. Promuoviamo allora il ritorno dei Dinosaur Jr., e lo raccomandiamo a chiunque cerchi ancora una particolare poetica irrecuperabile dagli artisti di oggi.