i è già detto altre volte, su queste pagine, dell'ingordigia creativa di Stephen O'Malley. Difficile anche individuare un progetto predominante nell'opera di un artista che ha esplorato minimalismo e rumore in tutte le loro accezioni possibili. I Sunn O))) sono comunque il primo progetto a cui si pensa quando viene nominato il musicista di Seattle. Nati come cover band degli Earth, hanno lentamente e inesorabilmente limato e approfondito il proprio suono, arrivando a toccare addirittura lidi black metal con gli ultimi due lavori importanti - Black One e Oracle. Ora, dopo dissonanze e biennali varie, i Sunn tornano con Monoliths & Dimensions, che ambisce a diventare il loro disco definitivo. Quattro lunghe tracce, come da tradizione divise tra drone apocalittici e arrangiamenti etno/tribal/ipnotici. Come contorno, l'ormai classica litania di Attila Csihar, musicista ungherese, passato da blackmetallaro, storiacce brutte di droga e spaccio, ambizioni da cantore dell'Apocalisse. Monoliths & Dimensions, da un certo punto di vista, non è nulla di sorprendente, soprattutto conoscendo i lavori di O'Malley a nome Aethenor, Lotus Eaters e Pentemple.
Abbiamo aspettato così tanto, dunque, "solo" per avere un altro disco dei Sunn O)))? La risposta, per fortuna, è negativa. Perché è vero che in Monoliths & Dimensions ci sono tutti gli ingredienti che ci si aspetterebbe da SOMA, ma è anche vero che, questa volta, sono scelti con classe immensa e amalgamati nel flusso di rumore come forse mai prima d'ora. L'opener "Agartha" illude, in questo senso; gli interi minuti di drone classicissimo che introducono il pezzo, infatti, non possono far prevedere quello che arriverà dopo: uno splendido gioco di dinamiche sul quale la voce di Attila si appoggia per raccontare le sue storie - spaventose e inquietanti come da copione, ma interessanti e (azzardiamo) cinematografiche. In fondo, la forza di Monoliths & Dimensions è soprattutto questa: è un disco pieno e denso, ma anche spazioso e aperto come un'epica antica. Lo dimostrano le onnipresenti orchestrazioni, che percorrono tutto il disco come una spina dorsale e gli donano - guarda un po' - una nuova dimensione.
Non basta dire "drone con l'orchestra" per definire Monoliths & Dimensions, comunque: c'è anche l'ambient, qualche tocco compositivo da colonna sonora di film dell'orrore, addirittura del jazz nella conclusiva, splendida "Alice". Il tutto senza perdere mai l'unità di fondo, fatto che rende questo disco forse il più fruibile e ascoltabile di tutta la discografia dei Sunn O))). A impreziosire ulteriormente l'amalgama ci sono le ospitate illustri: i "soliti" Oren Ambarchi e Dylan Carlson, ma anche il jazzista Eyvind Kang, già con Secret Chiefs 3, Laura Veirs, John Zorn e Beck. Perché allora non stiamo gridando al capolavoro, giubilanti come solo i veri fan di O'Malley sanno essere? Perché a Monoliths & Dimensions manca qualcosa. E questo qualcosa è l'anima rock. Grimmrobe Demos, Flight Of The Behemoth, 00 Void... erano tutti dischi imperfetti, casinari, anche sconclusionati, ma erano istintivi, urgenti, ti saltavano alla gola e non ti mollavano più. Monoliths & Dimensions, invece, ci regala una band più matura e intelligente, ma forse un po' troppo addomesticata. Intendiamoci, non c'è nulla di male in questo: semplicemente, O'Malley ha finalmente rivelato appieno i suoi intenti artistici, la sua velleità di essere considerato un compositore e un intellettuale più che un rocker sporco e sudato. I Sunn O))) hanno ultimato la metamorfosi e sono diventati, senza ombra di dubbio, un gruppo intelligente. Il che va benissimo, visto e considerato che alla prova dei fatti le ambizioni corrispondono a una qualità invidiabile. Una piccola parte di noi, però, rimpiange i tempi in cui SOMA era zozzo e ignorante e ci faceva una paura fottuta.