Scritto da G.F.

Titolo: The Eternal Autore: Sonic Youth Anno: 2009 Elemento:


I
l mondo della musica è spietato, anche con i migliori, anche con i più amati. Nonostante una carriera di livello spaventosamente alto, – e alcuni dischi assurti di diritto all'Olimpo del rock – anche i Sonic Youth sono riusciti a beccarsi la loro dose di critiche per via degli ultimi lavori. Pulitini, senza reali spigoli, virati verso un pop-rock banalotto e insipido: questo erano i vari Rather Ripped, Sonic Nurse e dintorni. Si aveva l'impressione che, dopo vent'anni a ridefinire i canoni del “rumore melodico” e della sperimentazione indie, Kim Gordon, Thurston Moore e Lee Ranaldo fossero diventati poco più che pensionati di gran classe, di quelli che producono musica per inerzia e per avere una scusa per andare in tour a suonare i classici.

Eppure, l'annuncio della prossima pubblicazione di un nuovo disco si accompagnava a qualche tenue bagliore di speranza. Innanzitutto per via dell'addio alla Geffen records: The Eternal esce infatti per Matador, etichetta indie che ha già ospitato tra le sue fila gente del calibro di Belle & Sebastian, Cat Power, Dead Meadow e Shearwater. In secondo luogo perché il disco era stato descritto come “più ruvido e più rock” – in netto contrasto con l'accogliente dimensione pop nella quale i Sonic Youth si stavano imborghesendo. In terzo e ultimo luogo perché gli ultimi concerti della band in terra italiana avevano dimostrato la voglia di feedback e casino dei tre Sonici – ora cinque, in verità, visto che la line-up comprende anche Mark Ibold al basso e Steve Shelley alla batteria.

 


Due paragrafi di noiosa introduzione solo per far sudare un po' la frase che tutti i fan della band si aspettavano: The Eternal è un bel disco.

Sin dalle prime note del singolo “Sacred Trickster” si capisce che qualcosa è cambiato: una schitarrata dissonante che ricorda i dischi dei primi '90 (o anche i Pixies di Doolittle, se volete), Kim Gordon che urla sgraziata come un tempo... sembra che gli ultimi quindici anni non siano passati.
Il riferimento che continua a saltare alla mente ascoltando The Eternal, infatti, è proprio quel Dirty uscito 17 anni fa e che, escludendo lo stranissimo e sottovalutato Experimental Jet Set, Trash And No Star, rimane l'ultimo grande disco dell'incarnazione più rumoristica della band. Siccome però i ragazzi non sono degli sprovveduti, The Eternal non si limita a ricalcare fedelmente quei canoni, ma suona come dovrebbe suonare un disco dei Sonic Youth nel 2009: le chitarre sono ricche di feedback ma anche grasse e rotonde, la batteria è secca e precisa, il basso di Kim Gordon ricama trame da urlo (“Anti-Orgasm”) risultando sempre in primo piano. L'impressione è di una generalizzata rifinitura dei suoni, che, invece che svilire l'impatto dei brani, li rende più completi e, passateci l'espressione, “li tira fuori” – più di quanto sarebbe successo se i Sonic Youth si fossero limitati a riproporre umori e rumori dei primi anni '90.

Anche la scrittura è matura e interessante: spuntano qua e là momenti di quiete quasi post-rock, come nella già citata “Anti-Orgasm”; gli stacchi acustici della conclusiva “Massage the History” è una novità benvenuta, mentre bentornate sono le armonie di chitarra di Ranaldo e Moore. Molta attenzione è stata rivolta anche alle melodie: pezzi come “Poison Arrow” o “Thunderclap for Bobby Pyn” (quest'ultima potrebbe far scorrere qualche lacrimuccia sulle guance dei nostalgici degli anni '90) sono scritti anche per essere imparati a memoria dopo un paio di ascolti, non solo per stupire con gli effetti speciali.

Intendiamoci: The Eternal è un'opera che suona Sonic Youth al 100%, e per questo non lo si può valutare come un capolavoro o inserirlo nella lista degli irrinunciabili 2009; non aggiunge né toglie nulla alla carriera della band né resterà negli annali del rock. Potrebbe, forse, valere lo stesso discorso che si faceva l'anno scorso per i R.E.M. e il loro Accelerate: più che un disco storico e innovativo, una dimostrazione che la band è ancora viva e vegeta, che la classe è intatta, la voglia di far casino anche e l'ispirazione per scrivere belle canzoni è ancora lì – impossibile negarlo. Ogni tanto c'è anche bisogno di dischi del genere, che non spostano nulla se non gli angoli della bocca dell'ascoltatore. Sì, The Eternal regala più di un sorriso. Non siete contenti?

 

72/100

http://www.sonicyouth.com/

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