Titolo: To Lose My Life... Autore: White Lies Anno: 2009 Elemento: 
Ripartendo dal 2004, la Fiction ha saputo mettere sotto contratto artisti del calibro di Yeah Yeah Yeahs, l'ex Stone Roses Ian Brown, gli Snow Patrol e ora, grazie al nuovo manager/talent scout Jim Chancellor - fratello di quel Justin Chancellor dei Tool - ecco i giovani White Lies, caso discografico dell'anno per la stampa inglese, sempre attenta e disperata nella ricerca della next big thing, nonché disco in cima alle classifiche del Regno Unito proprio in questa settimana. Per concludere la rassegna dei trofei, i White Lies sono stati nominati come migliore nuova band ai prossimi New Musical Express Awards, assieme a Vampire Weekends, Late of the Pier e MGMT.
La musica del trio londinese si schiera chiaramente sul versante del revival new-wave che dagli Interpol in poi ha presenziato ogni annata dei Duemila, portando tuttavia in dote un'innocente freschezza che rende il pathos forzato degli ultimi Editors un male da cui si può evidentemente scampare. I singoli "Death", "To Lose My Life" e il prossimo in uscita "Farewell to the Fairground" (che includerà come flipside una cover di "Love Lockdown" di Kanye West registrata per la BBC e un remix dei M83) tradiscono le solite coordinate di riferimento di tutto questo filone di band, vale a dire Joy Division, Fall, primissimi Cure e tutta quella roba lì che conoscete meglio di me. C'è però la sensazione di trovarsi di fronte ad una formazione giovane e con uno stile ancora in fieri seppur già ben rifinito nei contorni dalla saggia produzione di Ed Buller (Suede e Pulp) e dal missaggio del geniale Alan Moulder, che non ha più bisogno di presentazioni. Mancano la nevrotica disperazione di Ian Curtis e lo smarrimento di Robert Smith, siamo d'accordo, ma non è con i giganti di un quarto di secolo fa che dobbiamo confrontare la musica dei White Lies: concorderete che sarebbe ingiusto. Ecco dunque che un pezzo come "E.S.T." può tranquillamente considerarsi come uno dei vertici di quest'ondata di band revivaliste capeggiate dai newyorkesi Interpol. Sono poi i testi - ingenui e allo stesso tempo ricchi nel vocabolario - a stupire, smarcandoli da un iniziale impatto che per parte del pubblico potrà facilmente risultare simile ai primi riscontri ottenuti da altri fenomeni del garage-wave di questi anni come Strokes, Franz Ferdinand o appunto Interpol, che lentamente si sono guadagnati una credibilità sempre maggiore anche presso chi inizialmente li aveva mal digeriti.
Per quanto si muovano nel buio, i White Lies sembrano essere illuminati da una luce giovane e carica di energia creativa che probabilmente li porterà ben oltre la mera riproduzione di un'atmosfera già abbondantemente popolata. Dare credito a To Lose My Life... significa riconoscere nei White Lies uno dei possibili protagonisti del prossimo lustro, a prescindere dal fatto che non ci troviamo di fronte ad un capolavoro né tantomeno ad un album particolarmente originale. Se ci si accontenta di buone canzoni new-wave tuttavia, questo esordio avrà di che sfamarvi per un po'. E se permettete, non è mai cosa di poco conto.
76/100
