Scritto da M.B.
Titolo: Fabulous Muscles Autore: Xiu Xiu Produttore: Cory McCulloch Anno: 2004 Etichetta: 5Rue Christine Elemento:

G
li Xiu Xiu sono sicuramente una delle band più atipiche e difficilmente etichettabili presenti nel panorama musicale odierno. Atipica è innanzitutto la loro musica, caratterizzata da un nichilismo che ammicca alla new wave di stampo Joy Division–kraftwerkiano, da una vena romantica che ricorda certo pop acustico d’autore (Vincent Gallo, ad esempio, col quale sarebbe dovuta nascere una collaborazione artistica poi accantonata per divergenze politiche) e da un'impellenza distruttiva dallo spirito quasi punk. Tre generi già di per se difficilmente accostabili, resi ancora più instabili, dal lirismo asimettrico e tormentato di James Stewart cantante e vero punto di riferimento della band, da una sperimentazione costante e una passione per il rumorismo nell’utilizzo di suoni talvolta deflagranti e metallici, talvolta robotici e quasi da videogame anni '80 e infine da un attitudine e da un uso di archi e fiati degni del jazz più intimista. Come atipiche risultano essere la formazione, che varia quasi senza sosta da disco a disco tra continue defezioni e nuovi arrivi, e la prolificità della band, che nonostante l’abitudine a non fare dischi particolarmente lunghi (nessuno sopra i 60 minuti) in poco più di quattro anni ha già sfornato 5 album più numerosi EP. Tutto ciò per inquadrare in qualche modo un album che non risulterà certo facile da digerire per tutti e che comunque non è certo immune da critiche. Indubbiamente frammentario e derivativo. Ma in questo collage di suoni ed emozioni contrastanti il merito degli Xiu Xiu è di aver trovato uno stile unico e
Fabulous Muscles ne rappresenta al massimo l’essenza. Dall’iniziale “Crank Heart” oscura, ma orecchiabile si evincono subito le principali qualità del songwriting di Stewart. La frase che apre il disco ad esempio è emblematica del suo stile sarcastico e ricco di citazioni e cambi di soggetto:


"Telling your son a joke

He doesn't think is funny:

“We’ll catch him unawares but

What if he doesn't wear underwear.”


Così quella che sembra proseguire con il racconto, sempre molto astratto, di una viscerale storia d’amore viene per un attimo decontestualizzata e in qualche modo alleggerita del suo pathos. Stessa sensazione avvertita nella successiva “I Luv the Valley, Oh!” una sorte di delirio di difficile interpretazione ricco di giochi di parole, frasi franco-anglofone e perché no, qualche urlo quasi emule dei Suicide di Vega. Il disco procede, attraverso episodi più sperimentali e suggestivi, oltre che tremendamente malinconici, come la dolcissima e introspettiva “Little Panda McElroy”;

“Nices Pieces”, segnata da un lento incedere di fiati e la conclusiva “Mike” continuamente graffiata da un elettronica dissonante e asimettrica, entrambe molto probabilmente riferibili al rapporto di Stewart con la famiglia e in particolare il padre; o l’interamente parlata “Support our troops” fortemente critica nei confronti del roulo del soldato e dell’esercito.


Ed altri più orecchiabili e in linea con le due opener track come “Brian the Vampire” con un non troppo velato riferimento a un rapporto omosessuale tra fratelli, “Bunny Gamer” che mette a nudo le insicurezze tipiche di chiunque sia stato respinto o abbandonato in amore, la title track che riprende il gusto puramente cantautoriale e acustico già apprezzato nel precedente lavoro A Promise, o la splendida “Clowne Towne” che forse si colloca sul gradino più alto del podio di queste dieci tracce e che raggiunge il suo vertice lirico con la frase:

-Your true self has become weak and alone and annoying
And a true ridiculous dumb-ass
Clowne towne revealing nothing
Clowne towne a flock of coots
Clowne towne a single beauty
Clowne towne a big dumb kid –
Una ballata per chitarra acustica e violoncello, arricchita da un idilliaca tessitura di elettronica analogica e volutamente retrò e un manto scuro e pesante degno del noise più sfrenato. Ancora una volta i testi sono fortemente personali e critici verso se stessi e verso le varie “Clowne Towne” (le due e di troppo sembrano più che altro un depistaggio ortografico) a cui un po’ tutti a volte sentiamo di appartenere.
Per chiunque apprezzi almeno una delle varie influenze citate in questa recensione, o sia incuriosito dalla particolare vena poetica di quasi tutti i testi dell’album (che solo per sintesi si è riportato in minima parte) o semplicemente voglia farsi un’idea dello strano marasma ideato dagli Xiu Xiu questo è probabilmente l’album perfetto per iniziare. Chi già li conosce credo che farà fatica quanto me a decidere se sia questo o il più recente The Air Force il loro miglior disco. In ogni caso gli Xiu Xiu meritano sicuramente un po’ più di attenzione soprattutto per essere riusciti a mantenere un approccio wave e dark alla loro musica senza limitarsi a clonare l’ondata degli Ottanta, come altri gruppi più conosciuti e affermati, dotati di una personalità indubbiamente minore dell’istrionica e multiforme creatura di James Stewart.
01. Crank Heart
02. I Luv The Valley OH
03. Bunny Game
04. Little Panda McEllroy
05. Support Our Troops (Black Angel OH)
06. Fabolous Muscle (Mama Black Widow)
07. Brian The Vampire
08. Nieces Pieces (Boat Knife Version)
09. Clowne Towne
10. Mike
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