Titolo: King For A Day, Fool For A Lifetime
Autore: Faith No More
Produttore: Andy Wallace e Faith No More
Anno: 1995
Etichetta: Slash Records
Elemento:


C’
era una volta un mondo in cui la parola crossover era etimologicamente coerente. Un mondo in cui potevi chiamarti Dirty Rotten Imbecils, pubblicare un disco a nome (guarda un po’) ‘Crossover’ e suonare una devastante miscela di punk e metal senza che nessuno si sognasse di urlare allo scandalo. In cui potevi mischiare hardcore, funky e rap senza essere tacciato di ignominia. In cui il nome Morgoth non richiamava per forza alla mente dei tedeschi birraioli fissati con Tolkien. Un mondo in cui il Colore era Vivo, e questo non faceva incazzare i metallari.
Un mondo lontano da quello odierno, dove il rap e il metal e il punk e il funky e il soul e la world music convivevano pacificamente, senza disagggio gggiovanile, senza le grida dei defender offesi, dove a farla da padrone era la voglia di rompere i confini.
Un mondo che ci ha regalato tanto.
Un mondo dal quale non poteva che nascere una delle più grandi e influenti realtà musicali degli ultimi trent’anni. Nascere da una band che aveva già presentato se stessa al pubblico, dimostrando che a loro interessava molto creare musica fuori dagli schemi. Una band che riuscì a scovare uno dei pochi, veri artisti a tutto tondo della scena musicale odierna, quel Mike Patton oggi coinvolto in un numero assurdo di progetti; talmente tanti da poter spiazzare, ma che se visti come filiazione più o meno diretta del suo primo gruppo acquistano un senso e una profondità difficilmente rintracciabili nell’attuale scena rock.
Si diceva “artista” e si diceva “influenza”. Le parole chiave quando si parla di Faith No More. Che già con il debutto ‘The Real Thing’ avevano mostrato come si potessero fondere melodie da urlo, rabbia punk, una certa qual cura nei dettagli e uno sguardo sempre appassionato agli anni ’70 – ascoltare la cover di ‘War Pigs’ per credere, e non crediate sia un caso se da lì in avanti tutti i gruppi più o meno “crossover” non possono fare a meno di citare i Black Sabbath come influenza principale. Che con il secondo vagito avevano fuso in modo magistrale malinconia, violenza e una certa dose di ironia. E che con ‘King For A Day, Fool For A Lifetime’ tracciano il solco definitivo tra loro e “gli altri”, dove “gli altri” sta a significare “chiunque altro provi a suonare musica contaminata”.
In questo senso, non deve illudere l’apertura con ‘Get Out’: poco più di due minuti sorretti soprattutto dalla batteria di Mike Bordin e dal basso di Billy Gould per un pezzo tirato, punk nell’attitudine e nello sviluppo. Mike Patton è sempre meno cantante e sempre più strumento aggiunto, ma non basta questo a determinare la vera svolta. E forse non bastano neanche le atmosfere di ‘Ricochet’ a convincerci che siamo di fronte a qualcosa di grosso. Per arrivare alla “musica totale” bisogna aspettare la letale doppietta ‘Evidence’/’The Gentle Art Of Making Enemies’. Ovvero come passare da un pezzo soul magistralmente recitato (che altro termine usare?) alla prima, vera, inquietante avvisaglia di delirio vocale. Non basta il gioco delle influenze per tracciare chiaramente i confini di questa creatura. Perché la creatura è davvero qualcosa di nuovo, qualcosa di originale, come raramente si sente nel mondo del rock. L’impatto che un pezzo come ‘Ugly In The Morning’ avrà su tutto un certo tipo di musica pesante a venire è difficilmente quantificabile, come non è neanche da mettere in discussione che senza ‘Digging The Grave’ molta gente che oggi vende vagonate di dischi sarebbe probabilmente ancora a cercare di dare quell’ultimo esame all’università. Eppure, in fondo, di cosa stiamo parlando? Di riff punk (’Digging The Grave’, appunto), di giri di basso quasi funky (‘What A Day’), di Hammond anni ’70 (‘Star A.D.’?), di strutture rock. Di inserti di fiati. Di melodie ficcanti (‘Take This Bottle’). Tutte cose che chi è cresciuto con il rock di fine anni ’90 darà probabilmente per scontate. Il che fa riflettere: dove saremmo oggi senza i Faith No More?
Shit lives forever, ragazzi miei. Ci sono dischi brutti, dischi belli e dischi con la scintilla. Se guardate a quest'ultima categoria, i Faith No More ne hanno pubblicati almeno quattro, prendendo per mano il rock e portandolo un gradino più in alto. Facendolo esplodere da dentro. Ci hanno regalato una rivoluzione e ci hanno regalato un artista. Non li ringrazieremo mai abbastanza.
01. Get Out

02. Ricochet
03. Evidence
04. The Gentle Art of Making Enemies
05. Star A.D.
06. Cuckoo For Caca
07. Caralho Voador
08. Ugly in the Morning
09. Digging the Grave
10. Take This Bottle
11. King For a Day
12. What a Day
13. The Last to Know
14. Just a Man