
“S
o many feelings pent up in here
Left all alone, I'm with the one I most fear
I, I can’t escape myself”I
Sound di
Adrian Borland rientrano tra i gruppi che possono vantare un buon numero di fan ma che non hanno mai fatto il vero e proprio botto. Spesso dimenticati quando si parla di
Dark Wave e
Post Punk, al massimo relegati in un angolo, citati quasi come fosse necessario solo per dovere di cronaca e niente di più. Qualche malalingua potrebbe persino dire, senza rispetto alcuno per la vita umana, che Borland si sia immolato troppo tardi (1999) per regalare alla propria band fama planetaria. Noi prendiamo le distanze da chi si appiglia a bassezze del genere per giustificare il successo dei vari Joy Division, Nirvana, Nick Drake e di altri mostri sacri del rock, gente il cui valore artistico e la cui importanza nella storia del rock tutto sono ormai attestati. Qui però stiamo parlando dei Sound: esordivano sul palcoscenico inglese degli anni 80,
“poco vistosi” in una scena in cui l’immagine era importantissima per avere successo su ampia scala, sposavano la novità Dark Wave con il caro vecchio Rock’N’Roll, condendo il tutto con dosi di tastiere e synth. Coinvolgenti e trascinanti, orecchiabili ma mai scontati, questi sono i termini adatti per descrivere
Jeopardy (1980) e
From the Lion’s Mouth (1981), due album che ogni appassionato di Dark Wave e Post Punk non dovrebbe lasciarsi sfuggire. Si parla di grandi pezzi per come sono stati capaci di incarnare così bene le caratteristiche della scena (“I Can’t Escape Myself”, “Missiles”, “Night Versus Day”, “Fatal Flaw”, “Skeletons”, “New Dark Age”) contaminandole prepotentemente con l’energia vitale del rock (“Heartland”, “Heyday”, “Resistance”, ”The Fire”), e a tratti sono riusciti persino ad anticipare l’eleganza dei Cure di qualche anno dopo (“Silent Air”). L’atmosfera di molti brani si direbbe tipica di quegli anni, tuttavia le fiammate rock sembrano sottolineare una certa voglia di resistere e non abbandonarsi ad un destino senza vie d’uscita:
“Caught in the comfort of my trap
Where it's easier to die than to fight back.
Half-dead, but I hope it's not too late
To take some action and change my fate.
Hold on, hold out
Resistance.
Lost in the white-out, I'm under the snow;
The more I struggle, the further down I go
Down I go.
Half-dead, but I hope it's not too late
To take some action and change my fate.”Riascoltando “Resistance” alla luce della definitiva scelta di Borland di lasciarsi andare, ci si potrebbe chiedere quanto il tono del pezzo in questione potesse essere sincero, ingenuo o momentaneamente ottimista, o se invece si trattava di ironia, considerando anche che nella successiva “Unwritten Law” le riflessioni erano un po’ differenti:
“We could go anywhere
It would still be the same.
A change of climate, a change of air
All the pressure would remain”Non è comunque nostra intenzione, in questa sede, scendere nei particolari di ogni singola traccia, non sarebbe utile.
I Sound non furono famosissimi, non furono sulla bocca di tutti e tantomeno lo sono oggi, ma contribuirono a quella spinta propulsiva che ci fu tra ’79 e ’81, iniziale e fondamentale per costruire una solida base a ciò che stava avendo libero sfogo e si sarebbe esaurito nel giro di pochi anni. Se però spesso anche i critici più noti si dimenticano della loro esistenza viene il sospetto che, forse, la musica di oggi sarebbe stata la stessa anche senza di loro. I semi erano stati piantati, il movimento Dark Wave sarebbe nato comunque a prescindere dalla loro presenza (furono più famosi forse nell’Europa centrale che a casa loro) e si sarebbe in ogni caso sviluppato. Eppure è importante sottolineare come non contino soltanto ed esclusivamente gli inventori, i grandi pionieri che influenzeranno miriadi di gruppi nel tempo, ma anche quelli che possono rientrare di diritto tra i migliori esponenti, capaci di portare al pubblico un’ottima proposta e farsi apprezzare sfruttando la propria personalità, definendo quei caratteri distintivi che comunque li identificheranno rispetto a chi si sarebbe limitato semplicemente a ricalcare i movimenti dei maestri. La band di Borland ha dimostrato di avere personalità da vendere, anche senza ricorrere al trucco o ad acconciature e capi d'abbigliamento vistosi. Cravatta e camicia erano sufficienti, forse purtroppo non per tutto il pubblico di quel tempo.
“You got to believe”
01. I Can't Escape Myself
02. Heartland
03. Hour of Need
04. Words Fail Me
05. Missiles
06. Heyday
07. Jeopardy
08. Night Versus Day
09. Resistance
10. Unwritten Law
11. Desire