Titolo: Deceit Artista: This Heat Produttore: This Heat, David Cunningham Anno: 1981 Etichetta: Rough Trade Elemento:
I
l Regno Unito è stato fucina e banco di prova sul finire degli anni '70 di una ben nota rivoluzione musicale, la cui natura ed evoluzione abbiamo già approfondito in altra sede. Una rivoluzione, tuttavia, che muove i primi passi da un recente passato fatto di realtà più o meno note, riscoperte e rivalutate in tempi recenti come è ormai consuetudine.
Fra queste è bene tener presente la seminale opera dei Throbbing Gristle, in tutte le sue sfumature. Contemporanei e sicuramente più noti dei This Heat, i Throbbing Gristle condividono con questi oltre alla madrepatria anche gli intenti, seppure con approcci differenti. Controcultura per eccellenza, Genesis P-Orridge e compagni esaltano un'arte cruda, violenta e provocatoria, un attacco cerebrale ai danni dell'ascoltare volto a scatenare una reazione intellettuale. Una poetica omnicomprensiva che con occhio vigile ispeziona una realtà vivisezionata da cui l'artista non si chiama assolutamente fuori, vi partecipa anzi attivamente usando le più variegate forme di espressione. A fronte dell'essenza della comunicazione nella sperimentazione audiovisiva emerge la figura dell'artista incarnata dai Throbbing Gristle, modello culturale di riferimento per comprendere l'immaginario di Charles Bullen, Charles Hayward e Gareth Williams che sul finire del 1975 iniziano la loro tanto breve quanto fulminante carriera. Due le persone che consentiranno ai tre di mettere in atto le proprie risorse: John Peel, che nel 1977 colpito da un loro demo li invita alla BBC, e David Cunningham, che rende disponibile il Cold Storage, cella frigorifera in disuso, per le prove in studio.
Bullen, Hayward e Williams sono polistrumentisti, verrebbe da dire non musicisti per definizione ascoltando il parto delle loro menti, eppure c'è più esperienza nel loro delirio che nella consuetudine di altri. Il parallelo con gli adepti della COUM Transmissions non vuole essere fuorviante. L'industrial primordiale trova pochi spazi nei This Heat e le similitudini vanno ricercate nell'ideale artistico. Certo non mancano i punti di contatto fra l'opera dei Throbbing Gristle e l'omonimo debutto nel 1979 del trio di Brixton, in cantiere da due anni abbondanti. Quest'ultimo, tuttavia, risulta più mirato ad una colta ricerca del suono che allo stupro psicologico. Sul piano puramente stilistico, la qualità delle registrazioni racchiuse in questo album non ha nulla da invidiare alle migliori prove dei campioni dell'industrial. Loop di nastri, sovraincisioni, distorsioni, improvvisazione, tagli, percussioni tribali. Elementi molteplici si accavallano, si lacerano a vicenda senza soluzione di continuità, rotolando su se stessi al buio. Kraut, jazz, drone, elettronica: una sintesi ossessiva, la genesi di un maniaco sonico.
Silenzio stampa e di pubblico.
I This Heat non raccolgono i meritati consensi, e ci vorrà circa un ventennio perché la critica si accorga del prezioso contenuto del loro esordio. L'EP Health & Efficiency, che anticipa i Killing Joke, passa praticamente inosservato. Un vero peccato, infatti è proprio dal suono di questo che la band riparte per forgiare quello che diventerà uno dei tesori nascosti della wave inglese.
Ritrovare la forma canzone: sembra essere questa la chiave di lettura di Deceit. Anello di congiunzione tra il krautrock tedesco e il post-punk di quegli anni, Deceit è il punto di arrivo di artisti sempre più consapevoli dei propri mezzi. Consci di non poter replicare l'avanguardia del full length precedente senza compromettersi inseguendo scelte divenute tutt'altro che innovative, i This Heat rielaborano alcune delle loro intuizioni per ampliare il ridotto bacino di appassionati sostenitori. Le stranianti incursioni nel free jazz e nell'elettronica dapprima loro marchio di fabbrica lasciano spazio ad una rabbia palpabile e senza fine, deducibile dal collage di immagini che forma lo sfigurato volto in copertina e decostruita attraverso un travolgente mix di sferzate strumentali e vocali.
La voce di Hayward, infatti, assume un ruolo decisivo in Deceit, narrandoci con urla isteriche, sussurri e gorgheggi una deriva di follia latitante e mai appagata, onnipotenza mediatica contro la quale risvegliarsi ('Sleep'), una condanna ('S.P.Q.R.'), un'illusione smascherata ('A New Kind Of Water').
i don't know either, what is the answer?
we were told to expect more
and now that we've got more
we want more, we want more
Ritorna l'improvvisazione a presa diretta in 'Paper Hats' e 'Radio Prague', si alternano e si ripetono a velocità alternata sessioni di batteria per tutto il disco. E' difficile seguire le evoluzioni di ogni pezzo ad un primo ascolto. Secondo i This Heat stessi, è tutto parte di un sogno che inizia dopo l'apertura e si conclude appena prima della traccia conclusiva. Si ha più volte la sensazione di un flusso musicale di coscienza in perenne contraddizione, una concatenazione di pensieri rubati alla realtà e tradotti in immagini pulsanti, orrende. Quando la chitarra fa capolino lo fa con intenti noise, e certa gioventù sonica sicuramente le deve qualcosa.
a nation gets the clouds it deserves
Punk nel senso più puro del termine, l'album contrariamente al dark che sta per scoppiare è forse più oscuro in quanto più vivido, maggiormente sottile e con un impatto meno devastante sull'ascoltatore di un Second Annual Report, ma con abbastanza forza interiore da smuovere il pensiero degli orecchi più attenti.
La Rough Trade dopo la pubblicazione tenta di organizzare un tour con gli U2 che però non si concretizza.
Il mancato successo di Deceit porta allo scioglimento dei This Heat e i tre membri proseguiranno per strade indipendenti: Bullen nel progetto Lifestones, Hayward con Camberwell Now e Williams a nome Mind The Gap. Non sono mancate alcune ristampe delle loro opere, ma dei This Heat sembrano ormai rimanere sempre meno tracce. Il modo migliore anche se poco economico per avvicinarsi al lavoro seminale dei This Heat rimane Out Of Cold Storage, box che racchiude in un sol colpo tutta la produzione di una band rimasta da troppo tempo nell'ombra.
01. Sleep
02. Paper Hats
03. Triumph
04. S.P.Q.R.
05. Cenotaph
06. Shrinkwrap
07. Radio Prague
08. Makeshift Swahili
09. Independence
10. A New Kind of Water
11. Hi Baku Sho (Suffer Bomb Disease)