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eriodicamente ogni adolescente finisce per avere tra le mani questo disco, e regolarmente si possono verificare due delle seguenti possibilita':
1) l'adolescente in questione impazzisce per Nevermind. Diventa istantaneamente il suo disco preferito, conosce i testi a memoria senza capirne la poetica, e non va oltre nella discografia dei Nirvana. Kurt Cobain diventa il suo pastore, il/la giovane in questione si veste grunge nonostante sia fuori moda da anni. Dopo qualche tempo, troveremo l'adolescente alle prese con l'ultima alternative band lanciata da MTV.
Nirvana? Fenomeno di costume, fissazione del momento che prima o poi capita a chiunque.
2) Nevermind è l'inizio di una reazione a catena. All'adolescente le opere dei Nirvana aprono occhi e orecchie. Ma Cobain non era uno sfigato incapace di vivere che non sapeva nemmeno suonare bene la chitarra? No, il/la giovane se ne rende conto, e la Musica è pronta per essere scoperta. C'è qualcosa di più di uno sfigato in quelle parole.
Nirvana? Gruppo fondamentale e passaggio obbligatorio per qualunque appassionato di sette note che si rispetti.
Un po' di fantasia e di esagerazione nella rappresentazione di un episodio che oggi ormai avviene sempre più di rado. Eppure, negli anni '90, e non solo nella prima metà, non si contano le persone che hanno avuto il primo assaggio di vero rock con i Nirvana. Band seminali stavano rivoluzionando il concetto stesso di musica rock, ed e' impossibile ricordarle tutte in questa sede: Sonic Youth, Pixies, Melvins, Fugazi e ce ne sarebbero tante, tante altre. Nomi non a caso, tuttavia, perché è proprio principalmente grazie a questi che a Seattle iniziava a muoversi qualcosa e...
Ma siamo sicuri che valga la pena soffermarsi per l'ennesima volta sul fenomeno grunge? Se ci sono artisti che non hanno assolutamente bisogno di presentazioni riteniamo siano proprio questi, fin troppo blasonati anche oggi che Internet ha reso di dominio comune le opere di chi in quegli anni passava in secondo piano a causa di coloro che, con la parola "grunge", saturavano ogni possibile media in circolazione. Così come il confronto diretto fra i Nirvana e gli altri maggiori esponenti della scena: trito, ci siamo già passati e quello che ne rimane è lì davanti a noi. Sappiamo anche che Nevermind portò tutto quanto in classifica, e sappiamo benissimo che cosa portò il suo successo a Cobain e compagni.
Col senno di poi, Nevermind non regge il confronto qualitativo con In Utero, opera di luce propria, sporca e malata come lo era il Cobain dietro al dolce viso dai biondi capelli e dagli azzurri occhi. E nemmeno denota l'urgenza e la potenza di Bleach, fulminante esordio che pochissimi artisti potranno mai vantare, grezzo finché si vuole ma lampante dimostrazione di talento. Difficile per i discografici di allora non notare l'enorme potenziale dei Nirvana, e Bleach nel suo piccolo rappresenta il primo passo della rivoluzione. Insieme ai Mudhoney e ai Melvins, anzi, può essere a ragione considerato come il vero e proprio inizio di tutto.
Che cosa, allora, rende Nevermind speciale, importante, in una parola: essenziale? Risposta quanto mai semplice: le canzoni.
Pochi dischi possono dichiararsi capaci di infiammare tutti quei giovani animi che della vita non capivano più che farsene. Quel disagio comune e latente di una generazione vittima di sé stessa, quel malessere quotidiano di difficile spiegazione che silenzioso aspettava di essere risvegliato.
Nevermind mise d'accordo tutti, pubblico (tanto, tanto pubblico) e critica. Una vera e propria esplosione nelle classifiche di tutto il mondo come non succedeva da anni. Inni immortali dall'inesauribile fascino in grado di segnare un'epoca. Una voce, quella di Kurt, che è il grido disperato di una ribellione fin troppo a lungo rimandata, le cui parole sono quanto di più vicino un animo introverso e sensibile potesse cercare come fedele compagno.
Tutti, prima o poi, ci siamo sentiti vicini a versi come questi:
He's the one who likes all the pretty songs
and he likes to sing alone
and he likes to shoot his gun
but he knows not what it means
Ma le canzoni, si diceva. Che altro andrebbe aggiunto ad una "Smells Like Teen Spirit", indubbiamente il pezzo più rappresentativo degli anni '90? Si viene immediatamente catturati, quella chitarra si stampa in testa e mai se ne andrà dopo il primo ascolto. Eppure, lo stesso discorso può essere tranquillamente fatto per una qualsiasi delle seguenti. Il rock, o punk-rock come amava definirlo Cobain quando i giornalisti gli parlavano di grunge, sembra rinascere direttamente nelle note di "Come As You Are" e "Lithium". Da quanti anni non si sentiva una Canzone come "In Bloom"? Il divario fra l'underground e il mainstream viene colmato da quel memorabile effetto easy-listening così difficile da far capire oggi a chi i Nirvana li snobba per la presunta scarsezza tecnica. Ma se comporre senza passare per il conservatorio vuol dire arrivare a "Polly", ben vengano gli incompetenti. Anche il punk trova i suoi spazi, e non poteva certo mancare: "Breed" e "Stay Away" lo rinnovano quel genere ormai morto, nuova linfa destinata ad essere mutuata deprecabilmente da altri.
La produzione ripulita in fase di mixing, duramente criticata da Cobain successivamente, fu invece la chiave del successo. Tutto suona perfettamente, quasi disarmante nella sua semplicità. La struttura dei pezzi è piuttosto classica, non mancano le parti acustiche, non mancano i riff memorabili. Non manca niente. Smussare gli spigoli noise fu la mossa necessaria per raggiungere ascoltatori generalmente abituati a tutt'altro. Ed è proprio senza quell'aspetto rumoristico tanto caro ai Nirvana che Nevermind s'impose nelle top ten planetarie, con tutti i pregi e i difetti che questo poteva comportare.
Se è vero, infatti, che grazie a Nevermind si ebbe l'effettivo sdoganamento dell'underground americano, è anche vero che non tardarono ad arrivare dischi osannati per il puro piacere di vendere: grunge, grunge e ancora grunge, cloni, derivazioni, ripescaggi, riscoperte, greatest hits, demo, e chissà che altro. Più della metà di questa ondata commerciale col tempo è stata soggetta a rivalutazione: non tutto è durato, quello che sembrava enorme ora ha sempre meno visibilità. Si iniziò a parlare di moda, e la scena ormai era pronta, come ogni scena che si rispetti, ad abbandonare gli aspetti prettamente musicali per insinuarsi in quelli sociali e mondani. Nevermind portò i Nirvana al confronto diretto con la stampa di tutto il mondo, contrariamente a quella che era la filosofia di vita di Kurt, e questo di riflesso condizionò abbigliamento e atteggiamento, fino all'esistenza stessa dei fan che i Nirvana guadagnavano ogni volta che un singolo riportava l'attenzione su di loro.
Ma questo non è che il contorno, passeggero come un poeta mediocre. Nevermind è, al contrario, opera di poesia sublime nei contenuti e negli intenti, forte di una giovinezza e di una passione che non trova facilmente simili. Uno dei punti più alti di un'intera scena, questo è indubbio, ma anche, se non soprattutto, il disco di riferimento per comprendere un intero decennio di musica rock. E' anche il genere di album che di rado appare nella storia della musica, portatore di cambiamenti radicali e irreversibili. Gli stessi cambiamenti di cui si sente la mancanza adesso, del resto.
Well, whatever, nevermind...
01. Smells Like Teen Spirit
02. In Bloom
03. Come as You Are
04. Breed
05. Lithium
06. Polly
07. Territorial Pissings
08. Drain You
09. Lounge Act
10. Stay Away
11. On a Plain
12. Something in the Way