Scritto da M.U.

Titolo: The Velvet Underground & Nico Artista: The Velvet Underground & Nico Produttore: Andy Warhol Anno: 1967 Etichetta: Verve Elemento:


F
ondamentale.
E potremmo chiudere qui, andare a prendere il disco e ascoltarlo per l'ennesima volta, consapevoli di avere un pezzo di storia fra le mani.

Ascoltarlo e riflettere attentamente in merito a quello che i Velvet Underground hanno creato. Il rock senza questo disco probabilmente, anzi, sicuramente, non sarebbe lo stesso, nulla togliendo agli altri Grandi che in quel periodo gettavano le basi per la musica che oggi amiamo. Impossibile elencare le band che fra le loro note infilano i Velvet Underground (qualcuno ha detto Sonic Youth?), ed e' incredibile che all'epoca praticamente nessuno si rese conto della grandezza di quest'album oggi osannato come uno dei più importanti di tutti i tempi. Un lavoro d'avanguardia, forse un tantino troppo per quegli anni, e infatti solo con l'avvento degli anni '80 si cominciò a riscoprirlo e a rivalutarne la portata. Nomi illustri come Beatles, Rolling Stones e Doors oscurarono i Velvet Underground, ma la bellezza del loro omonimo debutto era ed è innegabile. Se ne accorsero Joy Division, Cure, Bauhaus, Cabaret Voltaire e i mille altri volti del movimento, per così dire, 'dark' che non esitarono a fare propri gli oscuri e visionari pensieri che emergono nota dopo nota dal lavoro dei Velvet Underground. Loro, come anche tanti altri artisti del decennio successivo, hanno spinto pubblico e critica a domandarsi l'effettivo valore dell'opera in questione, ad analizzarne non solo il contenuto lirico, e a non relegarla esclusivamente nel filone psichedelico in cui nacque.
Uno di quei casi in cui lo stupore inizia fin dalla copertina, e la cui fama arriva anche grazie a quell'artwork ormai divenuto classico. Una provocazione, in pieno stile Warhol.

Il 'disco della banana' è ingannevole e sfuggente. E' meschino e futuristico. E' pop, è rock, è snob ed è qualcosa di più. E' Andy Warhol anche. E' tutto questo e fu il trampolino di lancio per quel mostro sacro che risponde al nome di Lou Reed. Si potrebbe andare avanti cosi' per ore, ben inteso, poiche' le chiavi di lettura che ci offrono i Velvet Underground sono molteplici, e potrebbero volerci altri anni effettivamente per venirne a capo.
Tutta la poesia ivi contenuta non e' la dichiarazione di intenti di una generazione, non e' la ribellione di quegli anni. E' la visione meschina e tossica di un mondo alla deriva. I Doors cominciavano a varcare le porte della percezione, e i Velvet Underground erano gia' dall'altro lato della soglia ad attenderli con le braccia aperte e le pupille dilatate.

Sensuali e al tempo stesso brutali. Colpiscono il distacco e la sensazione di angoscia che fin dalle prime note avvolgono l'ascoltatore, e la semplicità disarmante e apparente con cui vengono intessute le melodie portanti non fanno che accrescere la sensazione di disagio. Disagio che permane, e proprio mentre sta per diventare fastidioso viene smorzato dalla calda e suadente voce di Nico. Ci viene concessa qualche tregua, ma le allucinazioni non si allontanano mai del tutto. Una malattia perpetua sembra affiorare da ogni nota e da ogni parola.
E' difficile chiamare rock questa musica, si teme in qualche modo di limitarla. Troviamo blues, pop, noise, psichedelia e certamente anche rock, ma è come se tutto questo fosse stato affogato nel whisky e poi cosparso di eroina. Come spiegare, altrimenti, l'ipnotica 'Venus In Furs'? In quali condizioni doveva essere la mente dietro a quelle anomalie che rispondono al nome di 'Run Run Run', 'Heroin' e 'The Black Angel's Death'?
Per non parlare delle liriche, uno dei tanti elementi che rendevano (e, per certi versi, rendono tutt'ora) unico questo disco: poesia, decadenza, inferno, paura e paranoia non erano mai stati cosi' affascinanti fino a quel momento. Le strade e il loro degrado, l'opulenza, la bugia nel sogno americano. Troppo impopolari per essere accettati prima ancora di essere compresi.

Sottovalutatissimi all'epoca, dimenticati fin troppo spesso se non quando l'immancabile band del momento li cita fra le sue influenze principali, i Velvet Underground costituiscono senza ombra di dubbio uno di quei gruppi cui si deve l'evoluzione del rock in più di una sua forma, con questo e con il successivo tanto affascinante quanto, se non di più, incompreso capolavoro. Con la loro opera contribuirono pesantemente a rendere ancora più labile il confine tra musica, poesia e pittura, anticipando il futuro con una volata senza pari nella storia della musica rock.


01. Sunday Morning
02. I'm Waiting For The Man
03. Femme Fatale
04. Venus In Furs
05. Run Run Run
06. All Tomorrows Parties
07. Heroin
08. There She Goes Again
09. I'll Be Your Mirror
10. The Black Angel's Death Song
11. European Son

 

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