Titolo: Mix-Up
Autore: Cabaret Voltaire
Anno: 1979
Etichetta: Rough Trade
Elemento:


F
reud aveva per lo più già distrutto la fiducia che il genere umano intero riponeva nella propria anima, nel proprio agire e nella propria coscienza quando, dallo sgretolamento della certezza più intima del conoscersi, dall'autopsìa del subconscio, unitamente alla volontà di porre fine alla follia della guerra che scoppiava in quegli anni, nel 1916 nasce il movimento Dadaista, un avanguardia impegnata politicamente, disgustata dagli orrori del conflitto bellico e risoluta nel trovarne una soluzione, tutt'altro che utopistica. Da un locale di Zurigo, lontano dalle esplosioni dei fucili, nasce il desiderio di eliminare tutto ciò che intrisecamente porta con se morte e distruzione, qualsiasi cosa, dalla scienza alla logica al linguaggio. Tutto. Un ritorno ai primordi, alla confortevole sterilità di un'umanità folle che si esprime nel nome che esprime i significati plurimi del non-sense. Quel locale di Zurigo diventa la culla di una delle più grandi avanguardie del secolo, impegnata in qualsiasi arte, dal teatro alla pittura, dalla poesia alla danza, inventando nuove forme come il collage, il fotomontaggio e il ready-made, facendo di tutto per soddisfare il loro bisogno iconoclasta di rompere la società in mille pezzi con la loro diversità, il loro apparente non-sense, la loro anarchia pacifista. Il nome di quel locale era Cabaret Voltaire.
E' proprio ripercorrendo le orme di questi ribelli del pensiero che i tre ragazzi dei Cabaret Voltaire, nel 1978, dopo un infanzia vissuta nella Sheffield del dopoguerra, ridotta a brandelli dalle bombe,si lanciano (in uno slow-motion distorto, è chiaro) contro la follia logorante della noia e del pallore della vita, riproponendoci, in versione masticata e digerita, il nostro stesso mondo, folle e senza senso. Gli strumenti della loro rivoluzione sono comparabili a quelli di sessant'anni prima: dove prima c'era il ready-made ora troviamo la campionatura di una qualche rappresentazione mediatica già avvenuta nello spazio e nel tempo, dove prima c'erano danze ora ci sono ritmi dilatati e psichedelici, al posto di poesie mozze e apparentemente illogiche ci sono discorsi tronchi e apparentemente inconcludenti. Questo è Mix-up. E' psichedelia e rumorismo, è industrial messo alla frusta da ritmi orientali affascinanti e ipnotici. L'ossessione della traccia d'apertura "kirlian Photograph" è ormai nella storia della musica e introduce senza troppi preamboli il disagio presente nell'album, amministrato da melodie morbose influenzate da Neu! e Kraftwerk ("eyeless sight"), da una shockante elettronica industriale, sorella minore delle malattie mentali di Throbbing Gristle, Clock DVA e 23 Skidoo ("photophobia") e da ritmi funk che accostano il tribale all'urbano (nell'industriale semianalogico di "on every other street" o nella burtoniana "expect nothing"), tutto contornato da chitarre orrendamente distorte che accompagnano lamenti che diventeranno espressione tipica di certo gothic rock e di certa new wave (basti pensare alla più "normale" "Fourth Shot"). Il risultato è estremamente complesso, nel suo minimalismo, capace di infiltrarsi, con la commistione di danze eccentriche e funk industriale, in opere d'arte molto posteriori, come Downward Spiral (che succederebbe se "Closer" fosse distorta allo spasimo e ebbramente rallentata?) o The Fragile (rallentiamo le strofe di "Please", senza curarci del ritornello), di Trent Reznor, ma anche come influenze ad altri capolavori dell'ambient più nero e sporco.
La Trance indotta dalle danze catatoniche dei Cabaret Voltaire, è quella necessaria a farci capire che il vero non-sense non è nella loro musica ma in ciò di cui essa è composta: pezzi campionati di noi stessi.

01. Kirlian Photograph
02. No Escape
03. Fourth Shot
04. Heaven and Hell
05. Eyeless Sight
06. Photophobia
07. On Every Other Street
08. Expect Nothing
09. Capsules