Scritto da M.Bo.
Nella notte della periferia emiliana

In seguito all'uscita di due onestissimi album come There Is Love in You e Swim, la notizia che Bologna si sarebbe apprestata ad ospitare in concerto Kieran Ebden (aka Four Tet) e Daniel Victor Snaith (aka Caribou) ci ha subito fatto un immenso piacere. Tuttavia, le premesse non erano delle migliori. Infatti ci accorgiamo in tempo che l'evento non si sarebbe più svolto al Locomotiv, come previsto, ma che sarebbe stato spostato al Link, che con tutto il rispetto per l'ottimo staff, è un locale sperduto in mezzo ai campi, qualche chilometro fuori dal centro di Bologna. Il disappunto deriva dal fatto che il Locomotiv è una location che ci piace molto, con una buona acustica, non molto grande, ma confortevole. Le nostre preoccupazioni, però, si dimostreranno del tutto infondate visto che anche il Link sarà all'altezza della situazione. L'inizio dello spettacolo è previsto in tarda serata, dopo le 23, così decidiamo di prendercela comoda e arriviamo giusto una mezz'oretta prima. Il pubblico è variegato, perlopiù composto di giovanotti intendi a passare una notte di danza alternativa. Facciamo la conoscenza di due simpaticissime ragazze californiane, studentesse all'università di Firenze e amanti del Bel Paese, che ci faranno compagnia per tutta la serata. Niente male come aperitivo. Ci riusciamo a sistemare in seconda o terza fila, in posizione centrale e con un'ottima visuale. Gli spettatori cominciano a diventare via via sempre più numerosi, tanto che alla fine, voltandoci indietro, il Link sembrerà pieno. Il cambio di location si dimostra quindi azzeccato, visto che il Locomotiv non sarebbe mai stato in grado di accogliere così tanta gente.
Finalmente arriva il momento di Caribou, accompagnato come suo solito da una band di supporto. Dopo un avvio un po' stentato, condizionato da volumi regolati male, la situazione migliora e tutti i problemi tecnici vengono sistemati. La band mette in mostra un suono potente, grazie al lavoro del percussionista a cui spesso si aggiunge lo stesso Snaith suonando pure lui la batteria in molti pezzi. Ottimo anche il bassista che è anche seconda voce, che contribuisce a rendere compatto il suono. A completare il tutto c'è un chitarrista, il quale coadiuva Snaith nell'utilizzo dei synth in molte canzoni. Si vede che i quattro sono molto affiatati e si divertono. Le linee vocali sognanti, la precisione della sezione ritmica e le interessanti proiezioni che si susseguono alle spalle della band fanno si che lo show offerto da Caribou sia davvero godibile. Sicuramente, ci fa vedere sotto un'altra luce ed apprezzare ancora di più le ottime canzoni di Swim. La chiusura dell'esibizione è epica con una bellissima "Odessa" (accolta con un boato e accompagnata con grande entusiasmo da un pubblico troppo statico fino a quel momento) e con un'ancora più bella "Sun", allungata di diversi minuti con una coda elettronica che ci fa scatenare nel ballo. Termina così il concerto di Caribou che possiamo definire riuscito e coinvolgente.
Ora, però, sta per arrivare il momento che tutti attendono, l'esibizione di Four Tet. Abbiamo aspettative molto alte e per goderci meglio lo spettacolo ci riusciamo a spostare in primissima fila. I tecnici sono velocissimi a preparare il palco e in pochi minuti tutto è pronto. Arriva Hebden e iniziano a sentirsi le prime grida e gli applausi. Dopo un paio di minuti passati a testare i synth e i computer per assicurarsi che tutto sia in ordine, il live ha inizio. La partenza è lenta e il pubblico quasi in silenzio osserva l'abile musicista che si destreggia tra tutti i suoi gingilli elettronici. Poi, tutto d'un tratto il ritmo cambia, si fa più veloce e partono le prime note di "Sing", completamente stravolta ed estesa di qualche minuto. L'entusiasmo è già alle stelle tra le prime file e sono pochi quelli che non ballano come ossessi. Altri episodi assolutamente degni di nota e che vedono gli spettatori veramente coinvolti sono "Angel Echoes", "Plastic People" e una grandissima "Love Cry". Il tutto, però, ci lascia un po' insoddisfatti; sono diversi, infatti, i momenti in cui Four Tet propone musica un po' ripetitiva e quasi pedante, che non annoierebbe giusto un fanatico della techno del Cocoricò. Insomma, accade ciò che non ti aspetti da un compositore di classe come lui, autore di un capolavoro come Rounds. Certo non mancano i momenti esaltanti, ma la sensazione è che il buon Hebden si stia quasi risparmiando. Anche la durata dello show ci delude: un'oretta scarsa, davvero troppo poco, data la non certo esigua discografia e la vasta quantità di ottimi pezzi che potrebbero essere proposti. L'impressione è quella di un artista un po' svogliato che si limita a fare il compitino sul palco, senza concedere nulla di più. Uno show non per questo debole, ma che ci lascia con un certo amaro in bocca per ciò che poteva essere e non è stato. Quando Four Tet conclude il suo spettacolo passano pochi minuti e non c'è spazio per rifiatare perchè torna sul palco Caribou per un dj set. Il locale si svuota un po' e c'è spazio per muoversi liberamente e ballare. La musica proposta è buona e riesce nell'intento di intrattenere i presenti che hanno ancora voglia di divertirsi. Terminato il dj set decidiamo che è ora di dirigerci verso casa, e verso la cassa. Prima di uscire, infatti, passiamo per l'immancabile banchetto delle t-shirt e dei cd e compriamo l'ultima fatica di Caribou assieme alla quale ci viene regalato un remix delle canzoni del medesimo disco. Adesso è davvero ora di tornare, così ci incamminiamo nella nebbia bolognese ripensando allo show a cui abbiamo appena assistito. Sicuramente è stato coinvolgente ed è valso il prezzo del biglietto. Ci spiace un po' per l'esibizione non impeccabile di Four Tet ma alla fine dei conti non possiamo lamentarci dopo oltre tre ore di buona musica. Non la serata memorabile che ci aspettavamo, ma comunque un concerto che meritava di essere visto.

live report di Manuel Boninsegna

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