Nel Record Store
Luoghi futuri e luoghi comuni
Stava scartabellando i dischi come al solito, fischiettava le note di una canzone che non conosceva mentre il negoziante cercava di proporgli qualche novità che lui non voleva proprio ascoltare. Se ne fotteva proprio di quei dischi che vedeva recensiti entusiasticamente ovunque ma che secondo lui poco c’entravano con il termine rock. I due non erano amici ma nemmeno sconosciuti, in fin dei conti era entrato in quel negozio più di trent’anni fa per iniziarsi al culto del rock e quel negozio gli aveva aperto nuovi mondi e insperate gioie. Ci era affezionato avendo comprato lì l'ormai distrutta copia di The Dark Side of the Moon, avendo scoperto tra quelle quattro mura i Blue Oyster Cult e avendo scambiato opinioni sui suoi Jethro Tull. Era il suo rifugio. Poi le cose cambiarono, il mondo, la politica, il rock, il negozio e quell’idillio a poco a poco svanì. Rimasero lui, quel negoziante e una musica che ormai non seguiva più volentieri.
Anch'io ci provavo in tutti i modi a risvegliarlo dalla sua catalessi, ma con i medesimi scarsi risultati. Quando alla fine riuscii a capire che il problema era il non avere la giusta chiave per entrare nel suo mondo, probabilmente sembravamo due persone che parlavano due lingue diverse. Di ristampe di Dylan ce n'erano sempre più, e lui era quasi tentato di comprarle, ma teneva qualcosa dentro di sé che lo frenava, come se le sue prime stampe si sarebbero offese ad essere accostate alle riedizioni; “quella è roba per principianti”, una volta aveva sentenziato superbamente. Tra una ricerca nelle offerte e qualche mugugno tra sé e sé, il pomeriggio stava scorrendo come al solito, finché un manipolo di ragazzotti né sui 20 né sui 30, che da qualche tempo frequentava il suo piccolo mondo, decise di entrare per dare un'occhiata in giro. L’entusiasmo di quei giovani gli ricordava quasi il suo, con la differenza che ai suoi occhi avevano gusti di merda. Li sentiva parlare di promesse future, di gruppi convincenti e addirittura di personalità, ma non riusciva proprio a capire che cosa avessero di personale gruppi nati da meno di dieci anni che facevano musica trita e ritrita vendendo mp3 su iTunes anziché vinili da mettere sull'altare personale. Li ascoltava mentre ridevano e commentavano con il negoziante, chiedendo conferme di quanto avevano letto, notizie sui concerti e prossime uscite. Inseguivano la musica fatta dai loro coetanei ma si perdevano i mostri sacri, divoravano rock ma l’ascoltavano con l’iPod. Ai suoi occhi erano un controsenso vivente. Li osservava, ma proprio non riusciva a concepirli.
Era da un po’ che voleva scambiarci quattro chiacchiere, così prese tolleranza e pazienza e provò a intromettersi nei loro discorsi:
“ma sti qua che nominate che roba fanno?”, chiese.
“beh, le influenze sono diverse a dire il vero, risentono degli anni '90 ma in parte recuperano la psichedelia dei '70” disse sorridente uno dei giovani
“ma quindi fanno rock psichedelico?”, incalzò
Cercando di spiegare questo gruppo con poco più di 10 anni di storia alle spalle e intavolando un dialogo fin da subito un po’ difficile, caddero nel più classico dei temi, chi copia, chi si ispira… e chi riesce a rilanciare.
“scusa ma, se non sono i Jefferson che psichedelia è? Quella dei Jefferson è la psichedelia”
“beh certo, ma non ci sono solo loro”
“ah beh, per carità, ma da loro tutti copiano, non sarà mica un caso”, puntualizzò
“copiano mi sembra un po’ eccessivo… fare proprio uno stile e rielaborarlo non può essere definito copiare”
“guarda, ti faccio un esempio, a me il nostro Marco ha provato a vendere gli Horrors, praticamente dei Simple Minds che suonano nel 2011, non vi dico che risata che mi sono fatto! Ragazzi, cercate di ascoltare musica buona, musica sana! Non fatevi fregare da tutti questi nomi che girano di questi tempi”
“io non ce li ho sentiti mica i Simple Minds…”, ribatté serio il ragazzo
La sua faccia assunse un'espressione sarcastica che non si dovrebbe mai tenere e si permise un’uscita un po’ altezzosa.
“mi sa che l’iPod vi camuffa i suoni…”
“veramente l’ho acquistato in vinile anche per lo stupendo artwork, poi sì, l’ho ascoltato un po’ in mp3 ma per capire se effettivamente mi piacesse o meno, però lo stereo a casa ce l’ho, non uso solo l’iPod”, rispose prontamente il ragazzotto
“e che stereo hai? Non mi dire che hai quei compattoni che vendono nei centri commerciali…”
“girando un po’ per la rete e dando un’occhiata anche all’usato, sono riuscito ad assemblare un buon impianto senza spendere cifre esorbitanti, l’hi-fi è evoluto parecchio fortunatamente ed è diventato accessibile anche a chi non ha una fortuna da spenderci su”
”mi sa che in giro ci sono parecchi ciarlatani, state attenti alla rete che di cazzate ne girano! Ogni tanto, confrontatevi con qualche rivista di settore che è meglio. Marco, diglielo anche tu che per l’impianto buono non si può non spendere”
Mi tirò in ballo, convinto che il nostro essere coetanei avrebbe dato man forte alla sua linea di pensiero...
“ma veramente non è proprio così. Secondo te qua la musica si sente bene?”
“sì, ma hai ottime sorgenti, buone casse d’annata ed un amplificatore che è una garanzia”
“guarda che l’ampli è uno dei primi T-amp! L’ho sostituito tre anni fa e non te ne sei mai accorto! Suona anche meglio di quello vecchio che ora ho messo a casa, dal momento che ci sto poco”
Rimase molto perplesso, ma al tempo stesso anche stupito.
“quella scatoletta da 25 euro? Qua dentro?”
“e considera che le cose sono molto evolute, il T-amp è un po’ superato, non ti offendere Marco, per quello che deve fare qua va benissimo, però magari per un ascolto casalingo si potrebbero scegliere cose un po’ più nuove ed evolute” aggiunse il ragazzo sicuro di sè
“sentite, voi mi state dicendo che un’accoppiata pre e ampli suona peggio di quelle scatoline lì… ma vi siete bevuti il cervello!?”
“nessuno ha detto questo però, facendo due conti e considerando quante opportunità si possono sfruttare al giorno d’oggi, non è obbligatorio avere l’impianto da migliaia di euro per godersi un po’ di musica come si deve, anche perché i soldi risparmiati possono essere investiti in viaggi, libri, enogastronomia, insomma in attività che sono tutto meno che di secondo piano. Senza contare quanta musica in più è possibile acquistare”, insistette il ragazzo
“ma quante cose volete fare? Ma fatene una come si deve! Quanta musica conoscete? Ma perché non vi interessate al vero rock, alla vera maniera di fare rock?”
“perché la musica evolve, per fortuna, e ognuno ha qualcosa da dire e da dare proponendo il proprio punto di vista senza per forza dover copiare o riproporre in maniera sterile”
“chissà quante porcherie vi ascolterete e quante perle vi lascerete alle spalle…”
“ma chi l’ha detto che non conosco i classici? E chi li vuol mettere in discussione? La questione è che non posso essere legato ad un’epoca che apprezzo ma che non mi appartiene e che aveva un modo di proporre musica e di usufruirne molto diversi da quelli attuali. A me sembra che questo discorso antichi vs. moderni sia un po’ triste… una volta il jogging non era tanto diffuso, ora si e lo si può fare ascoltando un po’ di musica. È un delitto?”
Il discorso del ragazzo non faceva una piega, purtroppo però non entrava in quella testa legata indissolubilmente a dinosauri del rock che oramai proseguivano per inerzia.
“ma lascialo stare, io ci provo a proporgli qualcosa di nuovo ma lui rifiuta proprio. Pat Metheny sì, Sun Ra no. Cosa gli vuoi fare? Piuttosto, quei due album di Coltrane che mi avevi ordinato sono arrivati, quando vuoi li prendi!”
“ah grazie! Li aspettavo!
"vogliamo mettere Metheny con quel Sun Ra? Dopo lo stereo da 30 euro anche questa...”
“nessuno sta dicendo tutto ciò…”
“vabè ragazzi, io vi saluto e vi lascio alle vostre cose. Marco, questa settimana non prendo niente, ci vediamo la prossima!”
“arrivederci”
“ciao Paolo, ci vediamo la settimana prossima”
L’atmosfera era più calma e tranquilla da quel momento. I ragazzi continuavano nella loro scoperta di un mondo nuovo sempre pronti a sorprenderli in cui i “meno male Internet” e “meno male le offerte” si susseguivano uno dietro l’altro. Era diventato un mestiere duro avere un negozio di dischi, ma giovanotti come questi davano qualche speranza in più di poter resistere e di poter rappresentare un punto di incontro, e non soltanto un luogo dove vendere pezzi di plastica.
“ah, non preoccupatevi di Paolo, è una brava persona, magari un po’ snob e all’antica, ma è animato da passione vera. Lui era come voi, curioso, aperto, poi è arrivato il punk e, anziché cercare di capirne il perché, si è opposto. Si è perso per strada ma aveva iniziato bene. Non chiudetevi alle novità anche quando le capirete poco, prendetevi tempo, rimanete curiosi… e non diventate come lui, va bene?”
di
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.